MONDIALI SUDAFRICA 2010/ Il flop Spagna e la ribalta delle nazionali multietiniche…aspettando Super Mario

- Sandro Bocchio

Si è chiusa con la sorpresa Svizzera, piena di giocatori dalle più diverse origni etnche, il primo torno dei Mondiali

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Il primo turno del Mondiale si chiude con la partita più attesa e con il botto più inatteso. Si schianta contro la muraglia svizzera la grandeur spagnola: indicata da più parti come la candidata naturale al titolo, la squadra di Vicente Del Bosque s’arrotola in un calcio fatto di bellezza ma non di concretezza, colpita e affondata dalla rete di Gelson Fernandes. Storia tutta particolare, quella dell’esterno rossocrociato, figlio di una coppia di Capo Verde, arcipelago di fronte alle coste del Senegal, e simbolo dell’integrazione razziale e della multietnicità che il Vecchio Continente sa ancora coltivare. Anzi, proprio due nazioni di lingua tedesca sono quelle che maggiormente hanno dato spazio a giocatori provenienti al di fuori dei confini nazionali.

Prendete la Svizzera, divenuta già campione del mondo Under 18 con una squadra di non-svizzeri: ieri è partita con titolari Senderos (Spagna), Inler (Turchia), Nkufo (Congo), Dierdiyok (radici curde) e il già citato Fernandes. La Germania, che ha invece strapazzato l’Australia all’esordio, aveva i polacchi Podolski e Klose, il turco Ozil, il tunisino Khedira. E se andate a vedere i 23 convocati di entrambe le squadre avrete gente originaria di Albania, Serbia, Ghana e via discorrendo. E’un patrimonio che soprattutto l’Europa sta riscoprendo, che va al di là della semplice naturalizzazione di comodo cui si dedicano soprattutto le sudamericane (guardate gli argentini Barrios, Santana e Ortigoza, che qui vestono la maglia del Paraguay) o il Giappone (al Mondiale sudafricano è la volta di Marcos Tullio Tanaka, nato in Brasile).

E’ una questione di cultura, perché il Vecchio Continente ha sempre saputo ospitare l’”altro”, valorizzandolo nelle sue capacità. E il calcio è una di queste capacità del Terzo Millennio, con generazioni di ragazzi che nascono da famiglie emigrate, integrate e che finiscono per rivelarsi un importante patrimonio, a cominciare dai vivai. Un passo cui sarà attesa a breve anche l’Italia perché, in tempi recenti, abbiamo preferito battere la strada sudamericana, con il passaporto concesso al campione del mondo Camoranesi e all’azzurro clamorosamente mancato Amauri. A breve perché ad agosto comincerà il ciclo di Cesare Prandelli e dopo le mancate convocazioni di Marcello Lippi, sarà finalmente la volta di Mario Balotelli.

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