MONDIALI 2010/ Uruguay Olanda, sfida tra emigranti del pallone

- Sandro Bocchio

I sudamericani affrontano gli orange ammazza Brasile, due nazionali rese grandi dai calciatori che rinforzano le big europee

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Wesley Sneijder

Due semifinali, due storie simili e opposte. Uruguay contro Olanda e Germania contro Spagna ad assomigliarsi a coppie. Prendete la partita di questa sera, che mette di fronte due realtà simili per dimensioni geografiche e, soprattutto, per storie calcistiche. Sono Paesi costituiti da emigranti del pallone, che sanno rendere grande la propria Nazionale andando a farsi in giro per il mondo quell’esperienza negata a casa loro da campionati oggi di seconda fila. Dei 23 dell’Uruguay soltanto due calciatori giocano in patria e, di questi, l’unico titolare è Arevalo del Penarol.

Tra i 23 dell’Olanda si sale a nove giocatori militanti nell’Eredivisie, ma soltanto quattro di questi sono tra i titolari prescelti da Van Marwijk: Stekelenburg, Van der Wiel, Van Bronckhorst e l’ultimo aggiunto Ooijer, con il terzino dell’Ajax già pronto a salutare l’Olanda, viste la giovane età e la considerevole bravura. Detto questo, i pronostici danno per logici favoriti gli oranje: messe sul piatto le singole squadre, non si può neanche paragonare il loro tasso tecnico rispetto alle qualità dei sudamericani, che fanno della determinazione e dell’applicazione le qualità su cui puntare. Olanda che comunque non si fida del ruolo che le hanno ritagliato addosso, anche in presenza di pesanti squalifiche come quelle di Suarez e Fucile e dei problemi fisici che mettono fuori causa Lugano e Lodeiro. Perché è un ruolo scomodo, dove devi essere tu a dimostrare qualcosa in più della controparte, anche se mancano elementi preziosi come Van der Wiel e, soprattutto, De Jong, entrambi squalificati. Gli uomini di Van Marwijk non dovrebbero avere problemi a evidenziarlo, come hanno fatto finora con un calcio estremamente pratico, impreziosito dalla qualità del quartetto che si muove in attacco.

E se Olanda e Uruguay si affidano ai loro emigranti di ritorno, ben diversa è la storia di Germania e Spagna: l’unico titolare a giocare fuori dai patrii confini è Fernando Torres, cui si aggiungono Fabregas e Reina, per il resto tutta gente che non si è mossa di casa. D’altra parte il valore di Bundesliga e Liga è assoluto, tale da permettere a Loew e a Del Bosque di puntare sulla logica del blocco da trasportare in Nazionale, come l’Italia ai tempi belli della Juventus. Germania contro Spagna, Bayern contro Barcellona, con sostanzioso inserimento di Real Madrid. Parliamo di tre grandi d’Europa, era logico – a posteriori – immaginare una semifinale simile. La preferenza per l’oggi può andare alla Spagna, che sembra avere un tasso tecnico maggiore. Ma il futuro sarà tedesco, per l’età media bassa del proprio gruppo e perché gran parte delle Furie Rosse sta per affacciarsi alla soglia dei trent’anni. E’ però ancora presto per parlarne.

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