Superstizione minaccia biodiversità: è l’eptacaidecafobia a portar male/ Animali a rischio per false credenze

- Silvana Palazzo

Perché è la superstizione a portar male e non il venerdì 17 maggio: come l'eptacaidecafobia e le false credenze rappresentano una seria minaccia per la biodiversità

gatto nero pixabay 2020 640x300 Gatto nero (Pixabay)

Si chiama “eptacaidecafobia” la paura legata al numero 17, soprattutto quando è abbinato al venerdì: oggi, dunque, per chi è legato alla superstizione si tratta di un giorno particolarmente sfortunato. Ma la superstizione ha un legame molto stretto col pregiudizio in un’unione che può creare seri problemi anche all’ambiente e al mondo animale, rappresentando una minaccia per la biodiversità. Per questo oggi si celebra la Giornata Anti-Superstizione, voluta dal Cicap fondato da Piero Angela e organizzata in collaborazione col Wwf.

Il programma prevede diversi eventi nella giornata odierna in tutta Italia, tra cui un convegno a Roma per entrare nel merito dei rischi che spingono il numero uno del Cicap, Sergio Della Sala, a paragonare la superstizione “quasi a un’arma di distruzione di massa“. La superstizione è, comunque, un fenomeno antico che coinvolge da secoli gatti neri, alcuni uccelli (tanto da essere definiti del “malaugurio”) come gufi e civette, il cui canto ad esempio era considerato un annuncio di morte in famiglia. Non sempre bastava toccare ferro o compiere altri gesti per cavarsela, si poteva arrivare alla crocifissione della civetta, come viene raccontato ad esempio sulle colonne di Query, rivista ufficiale del Cicap.

DALLA SUPERSTIZIONE ALTRI RISCHI PER LE SPECIE ANIMALI

Sul banco degli “imputati” c’è pure l’aye-aye, un piccolo animaletto notturno che ha il dito medio più lungo degli altri per riuscire a nutrirsi di larve e insetti, ma in Madagascar ci sono zone in cui quel dito viene considerato addirittura un’arma con cui sarebbe capace di uccidere semplicemente puntandolo contro. Purtroppo, anche in questi casi la “soluzione” è ucciderlo. Ma esperti come la biologa Mariana Catapani sono giunti alla conclusione con i loro studi che dietro la superstizione c’è una conoscenza insufficiente della vita degli animali, che però per il fatto di essere ritenuti “iettatori” rischiano di essere ammazzati.

La lista degli animali a rischio per i pregiudizi è davvero molto lunga, da qui l’idea di lanciare una giornata contro la superstizione, antitesi della scienza e pericolosa per la biodiversità. Non mancano poi casi di animali che non sono ritenuti iettatori, ma anche portatori di sostanze benefiche per la salute o che possono essere usati per riti, con l’unico risultato reale di introdurre specie aliene che mettono a rischio gli ecosistemi. Basti pensare alle chiocciole giganti, lumaconi per la cui eradicazione, mai riuscita, sono stati spesi 23 milioni di dollari negli Usa in dieci anni. Più in generale, si legge su Query, la superstizione alimenta mercati illegali, danneggia gli ecosistemi e avvicina alcune specie animali all’estinzione.





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