SVOLTA IN LIBIA?/ “Incontro libero dei parlamenti di Tripoli e Tobruk, una vera svolta è possibile”

- int. Mauro Indelicato

I due parlamenti di Tripolitania e Cirenaica si sono incontrati spontaneamente a Tunisi per formare un governo unitario

libia 1 ansa1280 640x300 A Tripoli, in Piazza dei Martiri, il 17 febbraio 2015, quarto anniversario della caduta di Gheddafi (Ansa)

Siamo solo al primo passo, ma significativo, tanto da poter rappresentare una ipotetica svolta verso la riunificazione della Libia. La novità è un incontro informale, a Tunisi, in campo neutro, fra componenti del Consiglio di Stato, il parlamento della Tripolitania, e quelli della Camera dei rappresentanti, l’assemblea elettiva che si trova in Cirenaica. Un appuntamento che sarebbe stato deciso autonomamente, senza l’influenza di Paesi stranieri, per delineare un percorso che porti alla formazione di un governo riconosciuto da tutti in vista delle tanto attese elezioni.

Una novità sostanziale, spiega Mauro Indelicato, giornalista de Il Giornale e di InsideOver, proprio perché traspare l’intenzione di un’attività unitaria. Il leader della Tripolitania, Dbeibah, avrebbe già cercato di mettere i bastoni fra le ruote, temendo di dover rinunciare al suo potere, e il cammino non sarà senz’altro facile, ma almeno c’è un punto di partenza.

Consiglio di Stato e Camera dei rappresentanti si incontrano a Tunisi: siamo a una svolta in vista di una possibile riunificazione della Libia?

La novità più eclatante è che si è trattato di un incontro spontaneo. I deputati sostengono di essersi riuniti in seguito a un’iniziativa autonoma, senza essere stati spinti da potenze straniere. Ci sarebbe, tuttavia, un tentativo di sabotaggio da parte del premier libico Dbeibah: teme di vedere approvata un’intesa per un nuovo governo che prepari elezioni unitarie e quindi ha paura di perdere il posto. Per ora, comunque, si è trattato di un incontro informale. Il fatto importante è che due gruppi corposi e rappresentativi delle due camere si sono dati appuntamento su un terreno neutro e hanno avviato un percorso che potrebbe portare alla riappacificazione di queste istituzioni.

La novità, quindi, è che in un Paese quasi totalmente condizionato da ingerenze straniere, l’iniziativa politica stavolta è tutta libica?

Così hanno detto i deputati: “Non ci ha spinto l’ONU, non c’è un piano di altri che ci ha portato a Tunisi, abbiamo preso l’aereo per andarci spontaneamente”.

Che istituzioni sono la Camera dei rappresentanti e il Consiglio di Stato?

Il Consiglio di Stato è il parlamento uscito dalle elezioni del 2012, le prime del dopo Gheddafi. Mentre la Camera dei rappresentanti è il parlamento eletto nel 2014. Il Consiglio di Stato ha sempre rifiutato di cedere lo scettro alla nuova Camera, che da parte sua ha rivendicato di essere il vero parlamento libico. Nel primo c’è una prevalenza di deputati dei Fratelli Musulmani, che rappresentano in gran parte la Libia occidentale, la Tripolitania, nella seconda gli eletti sono per lo più laici e rappresentano l’Est, la Cirenaica. Due parlamenti usciti da due elezioni diverse e con due basi rappresentative diverse. Con gli accordi di Skhirat, in Marocco, del 2015, quelli che hanno sancito la nascita del Governo Al Sarraj e che sono ancora in vigore, si decise di non sciogliere le due camere ma di dare ad entrambe un ruolo. Il Consiglio di Stato viene considerato un Senato, mentre la Camera dei rappresentanti è una sorta di camera bassa. In realtà, i due parlamenti spesso si sono scontrati. Stavolta, però, a Tunisi potrebbe essere stata sancita la volontà di trovare un’intesa per formare un governo unico che porti alle elezioni.

La previsione è che poi si arrivi a un solo ramo del parlamento o rimarranno ancora camere distinte?

In Libia nessuno vuole cedere lo scettro. Difficile immaginare parlamenti che si auto sciolgono, però potrebbero avviare un percorso verso nuove elezioni e, in base al voto, ragionare se creare un sistema unicamerale o meno. Prima o poi dovranno sciogliersi, hanno più di dieci anni di vita e un peso politico sempre più scarso. Bisogna vedere in che modo.

La Camera dei rappresentanti è nata nel 2014 in contrapposizione con il Senato?

Il parlamento eletto nel 2012 non trovava un accordo per dare vita a un nuovo governo; vi era rappresentata soprattutto la Fratellanza Musulmana e questo non andava a genio ai partiti laici. Si sono decise nuove elezioni, tra l’altro sotto la minaccia di Haftar (ora leader della Cirenaica, nda) di marciare su Tripoli se il vecchio parlamento fosse rimasto a galla senza una consultazione elettorale. Si è scelto di andare verso il voto che in gran parte è stato boicottato dalla Tripolitania e dai Fratelli Musulmani. Ne è uscita questa nuova Camera, in pratica votata dalla sola Cirenaica e insediatasi a Tobruk.

Le due camere fanno capo l’una a Dbeibah, leader della Tripolitania, e l’altra ad Haftar, leader della Cirenaica, o non c’è una dipendenza così diretta?

Il Consiglio di Stato ha un atteggiamento più favorevole alle istituzioni stanziate a Tripoli, mentre spesso la Camera dei rappresentanti è stata il braccio politico di Haftar. Infatti lo ha nominato maresciallo di Libia designandolo come capo militare della Cirenaica. Ma rappresentano anche altre forze. Il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha cercato di ritagliarsi un suo spazio quando si è trattato di riunirsi per il futuro della Libia.

Fanno riferimento entrambe a Paesi stranieri che esercitano la loro influenza sul territorio libico?

Il Consiglio di Stato ha una forte influenza turca, visto che ci sono molti rappresentanti dei Fratelli Musulmani, che in Turchia sono al potere con l’AKP, il partito di Erdogan. Per quanto riguarda la Camera dei rappresentanti, la potenza più importante a livello regionale sono gli Emirati Arabi Uniti, ma non bisogna sottovalutare la Russia. Negli ultimi anni, il dinaro libico circolato in Cirenaica è stato stampato dai russi. Saleh, tuttavia, ha incontrato più di una volta ministri degli Esteri italiani, compreso Di Maio.

Questi due parlamenti per il momento legiferano ognuno per la sua zona d’influenza?

In teoria, legiferano per tutto il Paese; in pratica, ognuno definisce le norme che gli convengono. Danno vita a una propria attività scoordinata e spesso senza collegamenti. Ecco perché l’incontro di Tunisi è un’importante novità politica: per la prima volta, i due parlamenti sembrano spontaneamente decisi a trovare accordi univoci.

(Paolo Rossetti)

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