Tassa su contanti e sconti carte/ Confindustria, ricetta choc contro evasione fiscale

- Niccolò Magnani

Tassa sui contanti e sconti su pagamenti elettronici e carte: la ricetta “choc” del Centro Studi di Confindustria per combattere l’evasione fiscale

Banconote Euro
(Pixabay)

Non è la prima volta che se ne parla e col passare degli anni, vedrete, non sarà neanche l’ultima: la proposta di una tassa sui contanti per combattere l’evasione fiscale è stata proposta dal Centro Studi di Confindustria ma ben presto potrebbe essere presa seriamente anche dal Ministero dell’Economia in Italia (e non solo). Nello specifico, dopo l’ultimo report del Centro Studi di Confindustria (Csc) la proposta che giunge sul tavolo del Fisco è in realtà “semplice”: incentivi all’uso della moneta elettronica e disincentivi all’uso del contante. Per recuperare al meglio un gettito fiscale che in Italia resta tra i più alti d’Europa, la proposta non comporterebbe oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica e potrebbe nel contempo dare «un recupero di gettito attraverso la riduzione dell’evasione fiscale». Entrando nelle pieghe della proposta, il Csc spiega come si possa intervenire in primo luogo sullo sconto per le transazioni elettroniche (carte di credito, bancomat, etc, etc.) con un credito di imposta al 2% per il cliente che eroga con carte di pagamento.

TASSA SUI CONTANTI, LA RICETTA CHOC DI CONFINDUSTRIA

In secondo luogo, il successivo intervento mostrato dal Centro Studi di Confindustria spiega come si dovrebbe costituire una commissione-tassa sui prelievi di contante: «Sembra ragionevole assumere di esentare i prelievi mensili fino a 1.500 euro: ciò si traduce in un’esenzione dalla commissione per il 75% dei conti italiani». Applicando tale tassa, stima ancora il Csc, si avrebbe come calcolo un gettito annuale di circa 3,4 miliardi di euro. Disincentivare in ogni modo l’evasione fiscale e per questo tassare il contante: è la stessa ricetta che sta “dietro” al boom delle monete elettroniche e del imponente progetto di Facebook con la moneta “Libra” che sbarcherà nei prossimi mesi. Il problema, viene sottolineato dagli esperti, è la sempre maggiore tracciabilità di pagamenti, acquisti e abitudini che potrebbe a quel punto instaurarsi tra Stato e cittadino, con possibile lesione della privacy e libertà di scelta dei singoli operatori e utilizzatori del denaro contante. Dopo redditometro, fatturazione elettronica ed esterometro, ora il Fisco con la proposta del Csc potrebbe avere altri strumenti utilizzabili con effetti possibili del medio-lungo periodo.



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