TRUMP vs LIBRA/ Il vero timore del Presidente Usa e del mondo finanziario

- Alessandro Curioni

Donald Trump ha attaccato non solo i big del web, ma in particolare Facebook e il suo progetto di criptovaluta Libra

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Lapresse

L’occasione si è presentata quando ha ricevuto alla Casa Bianca il suo web fandom, composto prevalentemente dagli ultra conservatori più accesi, e Trump non l’ha persa. Così, oltre ai suoi consueti attacchi ai big del web e ai media tradizionali –  accusati di produrre fake news -, ha puntato l’indice contro Libra, la controversa criptovaluta lanciata recentemente da Facebook. La discesa in campo del Presidente degli Stati Uniti appare perfino tardiva rispetto ai suoi standard, e lascia quasi stupiti che la sua posizione sia allineata con quella della quasi totalità dell’establishment di Washington. Anche l’ultima voce si è dunque unita al coro di quanti guardano con sospetto e preoccupazione alla proposta di Mark Zuckerberg. 

Il tweet presidenziale non solo afferma che Libra “avrà poco sostegno e affidabilità”, ma ricorda a tutti che gli Stati Uniti hanno la valuta dominante nel mondo e nessuno può ledere la maestà del dollaro americano. Detto ciò è interessante notare come, a parte le esternazioni di Trump, l’intero mondo della finanza di Stato sia intenzionato a tenere sotto stretta osservazione le mosse di Facebook, e non a caso di Libra si parlerà al prossimo incontro dei banchieri centrali e dei ministri della finanza del G7 previsto in Francia.

Questo deve fare riflettere su almeno due temi. In primo luogo, gli Stati hanno definitivamente compreso che alcuni operatori  possono rappresentare un “seria minaccia” agli equilibri geopolitici da loro imposti. La forza economica e finanziaria, la diffusione sovranazionale e la penetrazione capillare in tutti gli strati sociali mettono operatori come Facebook o Google in una posizione di potere che non si era mai vista prima. In secondo, il progetto Libra ha una caratteristica molto pericolosa dal punto di vista di uno Stato. Si rivolge alle fasce più povere della popolazione mondiale che paradossalmente dispone di uno smartphone, ma non di un conto corrente, e gli promette di soppiantare la valuta del loro Paese (spesso debole e inflazionata) con un nuovo mezzo di pagamento solido e garantito.

Si tratta di almeno un miliardo di persone, probabilmente sufficiente a scardinare prima le stesse basi economico-finanziare sulle quali si reggono le nazioni e poi a porre le basi per un ultimo e definitivo salto di qualità di Facebook e dei suoi alleati. Se hai alle spalle una miliardo di persone di cui puoi influenzare le opinioni e controlli il reddito, perché non dovresti avere diritto a un posto ai tavoli su cui si decidono le sorti del mondo? Magari il prossimo G7 sarà un G8 e potrebbe svolgersi a Menlo Park.

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