TERZA GUERRA MONDIALE/ 6 imprevisti che fanno tremare la Via della Seta cinese

- Giuseppe Gagliano

Il cammino della Via della Seta non è lineare, ma condizionato da molto imprevisti, dagli stretti alle relazioni internazionali e alla crisi economica

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LaPresse

Come abbiamo più volte osservato, la Belt and Road Initiative cinese ha come suo scopo quello di consentire al Dragone una proiezione di potenza globale, sia di natura economica che di natura militare, che le consentirebbe non solo di consolidare la sua egemonia asiatica ma di ridimensionare e contenere profondamente l’egemonia americana a livello globale.

Ma affinché questo obiettivo possa concretizzarsi sono necessarie alcune condizioni, in mancanza delle quali questo ambizioso progetto rischia o di arenarsi o di non essere portato a termine. 

Vediamo di individuare le principali linee di forza, senza alcuna pretesa di esaustività, attraverso le quali questo progetto dovrà svilupparsi.

1. La prima condizione perché la Via della Seta possa realizzarsi consiste nel potenziare l’espansione marittima cinese attraverso il Mar cinese meridionale, l’Oceano Indiano e il Mediterraneo soprattutto attraverso gli snodi fondamentali del commercio globale e cioè lo Stretto di Malacca, lo stretto di Bab al-Mandab e il Canale di Suez. Il che richiede lo sviluppo di una cantieristica sempre più competitiva, di una rete logistica efficiente e infine la costruzione di portaerei in grado di svolgere un ruolo di deterrenza militare in funzione prevalentemente antiamericana.

Ma le contese relative al Mar cinese meridionale e il controllo statunitense dello Stretto di Malacca limitano fortemente questa proiezione di potenza marittima.

Ora, gli strumenti necessari per realizzare questo obiettivo sono le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali – per esempio quella di Gwadar in Pakistan o quella di Doraleh a Gibuti. Tali infrastrutture fino a questo momento sono 42 e sono collocate in una trentina di nazioni diverse – e infine quelle militari.

2. Sul fronte della politica interna la seconda condizione è relativa alla stabilità del potere politico cinese ed in particolare relativa ai giochi di potere all’interno del Partito comunista cinese e alla volontà, una volta che l’attuale leadership cinese si concluderà, di portare a termine – oppure di fermare – questo progetto di egemonia globale.

3. La terza condizione è la stabilità dell’economia cinese e/o la sua crescita. Infatti nel caso di una rilevante recessione economica sia interna che globale – di per sé imprevedibile – questo progetto si arenerebbe o addirittura non sarebbe più portato a compimento.

4. Dal punto di vista delle relazioni di partnership la quarta condizione è rappresentata dalla collaborazione, sia politica che economica, dei paesi coinvolti dalla Nuova Via della Seta (pensiamo al ruolo dell’Asean), collaborazione che è assolutamente instabile poiché dipende da innumerevoli e imprevedibili fattori legati alle geometrie variabili di politica interna e internazionale dei paesi coinvolti, che possono in qualunque momento o fare venir meno la realizzazione del progetto, ritardarlo o addirittura accelerarne la realizzazione (nello scenario più ottimistico). Per esempio mentre la Malaysia ha fermato l’East Coast Rail Link, l’Indonesia vuole al contrario essere coinvolta nella Via della Seta.

Ebbene, sul fronte delle relazioni internazionali, bisognerà valutare in quale misura la Cina riuscirà a coinvolgere l’Europa nei suoi progetti di investimento globale e soprattutto dipenderà da quali strumenti gli Usa adotteranno per contrastare questa logica espansionistica cinese in Europa.

Sempre sotto il profilo della collaborazione, sia economica che militare, bisognerà valutare sia la partnership con il cortile dello zio Sam, e cioè con l’America Latina, sia con la Russia, collaborazione questa che deve essere letta anche nell’ottica di costruire un blocco sino-russo in funzione di contenimento dell’egemonia globale americana.

5. La quinta condizione, sotto il profilo della politica economica internazionale, è relativa alla forte dipendenza della Cina dalle importazioni estere. A tale proposito non dobbiamo dimenticare che la Cina è il primo paese a livello globale per l’importazione di petrolio sia dal Medio oriente che dell’Africa (Algeria, Marocco e Tunisia per esempio), scacchieri geopolitici che non sono mai stati storicamente stabili. Per quanto concerne il Medio oriente di particolare rilevanza sono i rapporti bilaterali con l’Arabia Saudita, che ha rappresentato circa il 12% delle importazioni di petrolio cinese, quota attualmente in incremento.

All’inizio di quest’anno la Cina e l’Arabia Saudita hanno siglato accordi per un valore di 28 miliardi di dollari, incluso un accordo per costruire un complesso petrolchimico da 10 miliardi di dollari in Cina che raffinerà e trasformerà il petrolio saudita.

6. Infine, la sesta condizione affinché questo progetto sulla scacchiera globale possa concretizzarsi, dipende dallo sviluppo dei rapporti, conflittuali fino a questo momento, con gli Stati Uniti

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