Tony Allen, morto papà dell’afrobeat/ Cordoglio social “perdita e vuoto incolmabili”

- Davide Giancristofaro Alberti

Tony Allen è morto, se ne va a 79 anni il noto batterista nigeriano e papà dell’afrobeat: il cordoglio sui social, ecco i principali messaggi

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Tony Allen (Youtube)

Tony Allen, considerato il fondatore dell’afrobeat, è morto all’età di 79 anni – le cause non sono ancora chiare – lasciando un vuoto immenso nei veri conoscitori della musica. A ricordarlo con diversi messaggi di cordoglio sono in tanti, oggi, attraverso i social. C’è anche Paola De Angelis, giornalista e scrittrice, che ha twittato: “Mi dispiace tantissimo. Quando muore un musicista o uno scrittore, si porta via un mondo dentro il quale tutti vivevamo meglio e più felici. La perdita e il vuoto sono incolmabili. Tony Allen, who put the beat in afrobeat”. Il musicista e produttore Paolo Polcari ha invece scritto: “E’ morto Tony Allen. Uno dei più influenti musicisti della storia. Un personaggio angolare, immenso. Chi vive di musica come me oggi si chiude in un lutto strettissimo”. A fargli eco il bassista Gabriele Lazzarotti che in questi minuti ha twittato: “Il tocco morbido, il peso tutto sul gesto, che era messaggio. L’eleganza consapevole di chi aveva domato l’indomabile. Tony Allen ha cambiato la musica, ha tolto le lancette all’orologio e c’ha spiegato il tempo. Ciao Maestro, grazie sempre”. Ad unirsi ai tanti messaggi, anche Carlo Pastore, che con dolore rammenta: “Lo conobbi grazie al primo meraviglioso disco dei The Good, The Bad and The Queen. L’ho approfondito poi: “Without Tony Allen, there would be no Afrobeat” (Fela Kuti). Lo abbiamo perso. Grazie, di tutto”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SUO MANAGER “NON PER COLPA DEL CORONAVIRUS”

Sono tantissimi i messaggi di cordoglio delle ultime ore in ricordo del grande Tony Allen, batterista e creatore, assieme a Fela Kuti, del cosiddetto afrobeat. La scomparsa è stata resa nota dal suo manager, Eric Trosset, sottolineando che le cause della sua prematura dipartita non sono ancora certe, escludendo però che sia morto di coronavirus: “Non conosciamo esattamente la causa della morte”. Quindi l’agente ha scritto sui social: “Addio Tony! I tuoi occhi hanno visto ciò che la maggior parte di noi non poteva vedere. Sei la persona più cool della terra! E come dicevi sempre ‘Non c’è fine'”. Così invece il musicista britannico Brian Eno, che ha parlato di Allen come del “migliore batterista di sempre”. Allen ha iniziato a sedersi dietro ad una batteria all’età di 18 anni, ispirandosi a Dizzy Gillespie e a Charlie Parker, oltre che alla musica contemporanea africana. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TONY ALLEN È MORTO, ADDIO AL BATTERISTA NIGERIANO

Grave lutto nel mondo della musica: è morto il batterista Tony Allen. Il decesso, come comunicato nelle scorse ore, è avvenuto in quel di Parigi, dove il 79enne percussionista originario della Nigeria, precisamente di Lagos, viveva. Considerato fra i principali esponenti dell’afrobeat, Allen è divenuto famoso nel corso degli anni per le sue grandissime qualità, che gli hanno fatto ottenere il rispetto dei colleghi e in generale di tutto il mondo della musica. Nato nel 1940, iniziò la sua carriera inizialmente in una band, gli “Africa 70” di Fela Kuti, per poi staccarsi, e affiancare artisti di fama internazionale come ad esempio Damon Albarn, Sebastian Tellier e Charlotte Gainsbourg. Allen, quando raccontava il genere di musica che suonava, parlava di “Afrofunk”, un mix fra dub, rap, musica elettronica e ovviamente le percussioni. Nel 2006 aveva formato un gruppo da urlo in compagnia di Simon Tong (The Verve), Paul Simonon (The Clash) e Damon Albarn, dal nome “The Good, The Bad and The Queen” (il buon, il cattivo e la regina).

TONY ALLEN E’ MORTO: IL RICORDO SOCIAL DI JOVANOTTI

Fra i tanti esponenti della musica che lo hanno amato, anche Jovanotti: Tony Allen aveva suonato per “Oh Vita!” e l’anno scorso era stato ospite durante una delle tappe del JovaBeachParty. E proprio Lorenzo Cherubini ha voluto ricordare su Instagram l’amico perduto, con un lungo post in cui scrive “un maestro del ritmo, uno dei musicisti più importanti di sempre”. Il Jova definisce il sound del percussionista nigeriano “un ponte tra l’Africa animista e ancestrale e il funk, nessuno restava fermo se lui suonava la batteria”. E ancora: “Abbiamo suonato insieme, lui è stato fantastico con me, generoso di racconti pazzeschi sugli anni della gloria e su quelli in cui nessuno lo voleva più, poi la rinascita, diventare un mito per generazioni che continuano a scoprire il suo sound e ad attingere a quella fonte sempre freschissima di musica”. Jovanotti ha concluso il suo intervento con queste parole: “Ciao Tony e grazie! ti ascolteremo sempre!”. La causa di morte non è stata resa nota.

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