DIESEL CANCEROGENO/ L’esperto: ritirare tutti i diesel farebbe solo più danni

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il diesel è cancerogeno, ma c’è chi critica la valutazione. Il parere di PIER ALBERTO BERTAZZI

13.07.2012 - int. Pier Alberto Bertazzi
diesel_R439
Foto: InfoPhoto

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nello specifico tramite lo Iarc di Lione, agenzia che opera per conto dell’OMS, ha spostato gli scarichi del diesel dal gruppo due al gruppo uno delle sostanze cancerogene. Lo spostamento significa che da sostanza potenzialmente pericolosa, adesso il diesel “è” una sostanza sicuramente cancerogena. Immediate le osservazioni e le critiche a questa risoluzione. Per alcuni, ad esempi l’Associazione europea dei costruttori auto, lo Iarc ha esagerato e sta rischiando di prendere un’altra cantonata come in precedenza fatto con l’aviaria e la Sars. Per altri – il Codacons – bisogna intervenire immediatamente ritirando dalle strade tutte le vetture diesel. IlSussidiario.net ha chiesto al Professor Pier Alberto Bertazzi, docente di medicina del lavoro, tra queste due posizioni quale sia quella ragionevole: “Si tratta in realtà di una valutazione di pericolo” ha detto. “Il diesel è sicuramente cancerogeno, ma questo non vuol dire che ritirando tutte le vetture alimentate in quel modo si risolva il problema. Sarebbe come dire che siccome le scale sono pericolose, togliamo l’utilizzo delle scale”. 

Professore, come giudica la decisione di “promuovere” il diesel nel gruppo di sostanze sicuramente cancerogene.

Credo che quello che sia importante è capire il tipo di valutazione che è stata compiuta. Avendo partecipato più volte alle valutazioni di questa agenzia internazionale del cancro posso dirlo come se fossi un membro interno.

Ci spieghi allora quale tipo di valutazione è stata fatta.

La valutazione che è stata fatta è quella che in inglese si definisce valutazione di un pericolo. Vale a dire che, guardando tutta la letteratura esistente di indagini in laboratorio, di indagini sperimentali, di indagini sull’uomo e altre ancora, si discutono questi dati e si dice: da questa sostanza o da questa miscela come è il fumo di scarico dei diesel deriva un pericolo di cancro? Si può aumentare cioè la frequenza del cancro? E la risposta è stata sì, con l’utilizzo dei diesel si aumenta il rischio di ammalarsi di cancro. Questa data dall’agenzia credo sia una risposta fondata.

Il diesel però è in uso da parecchi anni: come mai solo adesso un annuncio del genere?

Il diesel è usato da tanti anni e tra l’altro visti i cambiamenti sia a livello dei carburanti sia dei motori sia degli scappamenti delle auto direi anche che è meno pericoloso di quanto era una volta. Però alle cose ci si arriva quando c’è qualcuno che le segnala con forza o come in questo caso quando ci sono dati scientifici che permettono di pronunciarsi. Per quanto riguarda la nocività dei veicoli lo diciamo da qualche tempo, ma non da decenni che si è vista la loro nocività.

Perché solo da qualche tempo?

Perché venendo meno altre condizioni o meglio essendo migliorate altre condizioni molto più pesanti di questa ne sono emerse altre come il caso del diesel che erano sovrastate da altri problemi.

Ci può fare un esempio di altre condizioni che sovrastavano il caso del diesel?

Quando fumava il 70% della popolazione italiana è un esempio. Seppure l’inquinamento era molto peggiore di adesso, non ci si badava perché si era scoperto che il problema era quello del fumatore di sigaretta. Il tumore polmonare è dato dalle sigarette e si è fatto molto una volta identificato.

Un caso alla volta, dunque?

Quella relativa al diesel è una indicazione per dire che qualcosa si è fatto in termini di carburanti. C’è però molto da andare avanti non solo per il diesel. Si entra ad esempio nel problema più ampio dell’inquinamento atmosferico che a sua volta è un problema molto importante per la salute. Ma proprio perché ci sono stati moltissimi miglioramenti nel nostro modo di vita alcuni fattori di rischio ci sono e quando alcuni vengono meno altri ne emergono. Oggi è la questione dell’inquinamento atmosferico.

Come giudica la richiesta del Codacons di ritirare tutte le vetture a diesel?

Non saprei, ma certamente mi sembra fuori luogo. Se si legge il comunicato stampa dell’agenzia sarebbe come eliminare le scale perché dalle scale si può cadere e farsi male. L’agenzia stessa nel commentare i risultati dice che questa è una indicazione perché i produttori di vetture, i governi, chi si occupa di carburanti, chi di motori cerchino di collaborare per migliorare la situazione. Quindi parlando di tumore polmonare causato dal diesel, diventa più importante intervenire. A mio parere la valutazione fatta dall’agenzia è fondata ma non ha come conseguenza quello che dice il Codacons perché ritirare tutti i diesel in un colpo solo produrrebbe più danni.

Lei ha parlato di problema di inquinamento atmosferico. Come giudica quanto si fa nelle grandi metropoli con il blocco del traffico. E’ utile o no?

Intanto non è solo un problema  delle grandi metropoli, ma della intera Pianura padana. Questo perché c’è una componente meteorologica che ha una rilevanza di primo piano. 

Quale componente?

Il fatto che gli inquinanti si sviluppano da una situazione particolare della Pianura padana che è un catino con poco vento, poca pioggia e le Alpi intorno. Ciò che si sviluppa rimane lì ed è difficilissimo che si disperda l’inquinamento. Un inquinamento che interessa l’intera valle del Po, non solo le grandi metropoli.

Dunque il blocco del traffico serve a qualcosa?

Noi abbiamo avuto due tipi di iniziative: il blocco totale domenicale e la restrizione del traffico con la limitazione nel centro cittadino. Se mi chiede se queste due misure sono decisive per quanto riguarda l’inquinamento è molto facile rispondere: la risposta è no. Se mi chiede se sono utili la risposta è sì, possono essere utili, ma ci vuole ben altro per riuscire a fare quello che si può fare. Fermo restando che in pianura risolvere alla radice la situazione è molto difficile per il grande peso che ha la situazione geografica e meteorologica di questo bacino in cui viviamo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori