“Troppi bimbi a scuola con coltello”/ Allarme Procura Roma, loro: “Ci sentiamo fichi”

- Alessandro Nidi

La Procura di Roma lancia l'allarme: troppi bambini si presentano a scuola con il coltello, ma il fenomeno si verifica anche nelle strade e nelle piazze della Capitale

scuola Immagine di repertorio (Pixabay, 2019)

L’allarme è stato lanciato dalla Procura di Roma: sempre più bambini si recano a scuola con il coltello nello zaino. “Per sentirci più fichi”, dicono i giovanissimi diretti interessati. Nell’ultimo anno sono state aperte 62 inchieste per porto abusivo di coltello nella Capitale a carico di minorenni; di queste, 6 a carico di bimbi dai 6 ai 13 anni, quattro dei quali frequentano la primaria. “La Repubblica” riporta che la procuratrice reggente Emilia De Bellis riferisce che “si dovrebbe cominciare dalle scuole a educare i giovani a essere più consapevoli dei rischi, un’educazione alla legalità che comprenda più aspetti come le regole del vivere civile e i principi dell’educazione civica”.

I numeri svelati successivamente circa il problema del coltello portato a scuola, rivela come questa piaga non riguardi in realtà soltanto l’istruzione: la Procura per i minorenni di Roma, che ha competenza in tutto il Lazio, dal 2019 ha aperto 294 fascicoli per ragazzini armati anche fuori dalle classi e dai corridoi, che spesso fanno sfociare nel sangue una lite avviata soltanto verbalmente, come accaduto nel quartiere Prati e a Tor Bella Monaca, per esempio. Futili motivi, come un partner conteso o un capo d’abbigliamento desiderato, alla base di gesti ingiustificabili a qualsiasi età.

COLTELLO A SCUOLA (E NON SOLO), BOOM TRA I MINORENNI: LE AUTORITÀ LANCIANO L’ALLARME

Così, se da un lato ai genitori dei bambini che portano il coltello a scuola viene richiesta una maggior attenzione a cosa finisce nello zaino e nelle tasche dei loro figli, non vanno neppure sottovalutate le giustificazioni dei minorenni: “Ho il coltello per imitare i più grandi, per sentirmi forte”. O, ancora: “L’ho comprato alla gita”, “Me lo ha regalato mio nonno”.

Pamela Franconieri, dirigente della quarta sezione della squadra mobile, specializzata in reati contro i minori e le fasce deboli, ha detto a “La Repubblica”: “Sicuramente c’è un’amplificazione dei gesti violenti anche per l’utilizzo dei social network. Le baby gang, spesso, si pubblicizzano con i post che poi diventano virali su Instagram. Il fenomeno di violenza organizzata anche in gruppi è forte. Si tratta di ragazzini anche di famiglie benestanti e i gruppi sono multiculturali. La componente nuova è quella delle ragazze, che rivestono il ruolo di supporters dell’azione delle gang. In mano ai giovani ci sono coltelli, ma anche tirapugni e bastoni. Chi utilizza il coltello da solo lo fa per compiere rapine dimostrative rispetto al gruppo. Gesti che hanno conseguenze gravi per le vittime, ma anche per loro”.







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