TURISMO/ Dallo Slow Travel all Well Hospitality, le nuove tendenze dopo il Covid

- Alberto Beggiolini

L’agenzia globale di marketing Wunderman Thompson ha realizzato un report da cui emergono le tendenze per il turismo post-Covid

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(LaPresse)

Continua l’apnea: la “fiducia” dei viaggiatori italiani resta (è il settimo mese consecutivo) ben sotto l’indice dell’anno scorso (57 punti su 100, -12 su settembre 2019). Lo stabilisce il report che ogni 30 giorni pubblica Confturismo, su dati Swg, sottolineando la continuità di una crisi divenuta sistemica, alimentata anche dal crollo dei flussi turistici dall’estero, che non accenna ad affievolirsi, e anzi probabilmente è destinato ad accentuarsi ancor più, visto l’andamento preoccupante dell’epidemia.

Secondo quanto rilevato dai Consulenti del lavoro, tra giugno 2019 e giugno 2020 il mercato del lavoro italiano ha subito un crollo di 841 mila occupati (-3,6%) e il settore turistico, alberghi e ristoranti in particolare, nel secondo trimestre, ha registrato un calo occupazionale di 246 mila unità (-16,1%), di cui 158 mila nei servizi di ristorazione (-13%) e 88 mila nel settore degli alloggi: quest’ultimo ha visto crollare la base occupazionale del 28,3%.

In questo scenario, e con la poca fiducia registrata (che di fatto si deve all’incertezza, all’impossibilità di una programmazione sicura, ai segnali spesso contrastanti che arrivano da scienza e politica), certo è che nei prossimi mesi il turismo domestico rappresenterà il 92% del totale (era il 76% a settembre 2019), mentre comincia ad affacciarsi la voglia di Natale.  Una voglia che potrà essere soddisfatta al meglio nelle destinazioni in grado di assolvere i nuovi trend: il bisogno di tempo, di sicurezza, di esperienze personalizzate, tutto il contrario del turismo di massa; una maggiore responsabilità ambientale e molta sicurezza, soprattutto sanitaria.

Sono queste infatti le principali tendenze emerse da un’analisi sul turismo post-quarantena Future100 di Wunderman Thompson, l’agenzia globale di marketing con sede a New York e presenze in 90 Paesi. Quella di WT è un’istantanea sulle tendenze più interessanti che si vanno profilando. Tra i dieci settori indagati c’è appunto anche il turismo, che WT incasella quali “Viaggi e ospitalità: viaggi biocontributivi”, indicando tra tutti un trend dominante: il futuro dei viaggi, del turismo e dell’ospitalità sarà radicato in un “contributo ambientale consapevole”.

Ecco nel dettaglio le tendenze riscontrate dal report.

Slow Travel. Facendo eco ai moderni mantra di salute mentale, i viaggiatori stanno abbracciando un viaggio più lungo come un’opportunità per assaporare il momento. Il viaggio, una volta semplicemente un mezzo per raggiungere un fine, viene apprezzato tanto quanto la destinazione finale. E con la crescente consapevolezza dell’impatto ambientale negativo dei viaggi aerei e in auto, i viaggi in treno stanno vivendo una rinascita radicale. L’attivista per il clima Greta Thunberg rinuncia notoriamente ai viaggi aerei, invece di andare in giro per l’Europa esclusivamente in treno. Ora, in molti si stanno orientando a sostegno del viaggio in treno romanticizzato.

Bio-contributive Travel. Che sarebbe la ricerca non solo di un soggiorno ecosostenibile, ma di una permanenza non passiva, che contribuisca al benessere del pianeta. È il “desiderio dei viaggiatori non solo di non far del male all’ambiente, ma di fare personalmente del bene soggiornando in strutture che siano o che offrano attività carbon-positive”.

Gated Tourism. Ossia il turismo “recintato”, in risposta all’aumento dei flussi congestionati nei più bei luoghi del pianeta, al punto da costringere a chiudere i “confini” e contingentare le visite. “La cessazione del turismo – riporta l’analisi WT – ha significato un ritorno della natura in molte località turistiche. Le spiagge in Thailandia stanno assistendo alla schiusa di un numero record di cuccioli di tartarughe marine, mentre Venezia, che normalmente è intasata di barche turistiche, ha visto una nuova abbondanza di pesci nei suoi canali. Con i veneziani già preoccupati per il turismo eccessivo, il blocco del coronavirus sta spingendo a diminuire la quantità di navi da crociera consentite o limitare il numero di turisti”.

Legacy Preservation. Che letteralmente sarebbe la conservazione dell’eredità, anche questo un trend anti-turismo di massa: viaggiare cercando di avere un impatto positivo sulla cultura e l’ambiente della destinazione. “L’overtourism è il bersaglio: ora le destinazioni e le aziende stanno reagendo, sia in termini di mitigazione degli attuali livelli di affollamento, sia in termini di offerta di tour e attività che hanno un impatto positivo su punti di riferimento e locali comunità. Accanto a mosse come Venezia che introduce una tassa per entrare in città per soggiorni brevi e Amsterdam che rimuove il cartello I Amsterdam che ha attirato orde di Instagrammers, si stanno compiendo passi che mirano a includere i turisti nella conservazione di una destinazione. Ad esempio, Airbnb ha sponsorizzato un progetto chiamato Sabbatical italiano, in cui visitatori selezionati sono diventati membri temporanei del villaggio di Grottole nel sud Italia (provincia di Matera, ndr), che rischiava di scomparire”.

Disaster-proof Destinations. Si stanno moltiplicando i progetti per rendere abitazioni e strutture d’accoglienza a prova di calamità naturale. “Il proprietario e sviluppatore della Survival Condo Larry Hall, con sede negli Stati Uniti, ha detto a Wunderman Thompson Intelligence che da quando Covid-19 è stata etichettata come una pandemia la sua azienda ha visto “più del doppio del numero di richieste”. Survival Condo è un lussuoso resort di sopravvivenza con muri di cemento abbastanza spessi da resistere a un’esplosione nucleare. La proprietà di 15 piani è rivolta a coloro che cercano “una vita fuori rete estesa in caso di un grave disastro o emergenza”. L’industria dell’ospitalità ha tentato di far lievitare gli affari pubblicizzando destinazioni anti-Coronavirus. Oggi le protezioni anti-valanga o anti-esondazioni non bastano più: servono ambienti a prova di pandemia”. E ovviamente, quando si sceglie una destinazione per la vacanza, le mete preferite sono quelle in cui il contagio sembra più limitato, dove è garantita la sicurezza sanitaria.

Infine, la Well Hospitality: negli ultimi anni sono nate numerose strutture specializzate e sono aumentati i turisti che decidono di dedicare le ferie al proprio benessere fisico e mentale. Una tendenza di lunga data, ma che post-Covid continuerà certamente a crescere.

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