TURISMO/ Lattanzi (Touring Club): la nostra missione è prenderci cura dell’Italia

- int. Giulio Lattanzi

L’Italia, con la bellezza del suo territorio, può avere un’occasione importante per aiutare la ripresa del turismo, un settore che vale il 14% del Pil

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Il villaggio Touring Club a La Maddalena

Tra le tante iniziative intraprese da collettività o singoli per documentare questa surreale fetta di vita sospesa che ci è toccato di vivere, ne spicca una assolutamente romantica, struggente, patriottica nel senso della riscoperta delle nostre innumerevoli piccole patrie, gli angoli di questo Bel Paese. Pur sempre bellissimo. “Noi abbiamo una missione precisa: prenderci cura dell’Italia, per promuoverla e renderla attrattiva”. Lo dice Giulio Lattanzi, direttore generale e anima del Touring Club Italiano, l’associazione no profit che da 125 anni si occupa di “sviluppare il turismo, incentivando e sostenendo in particolar modo la scoperta delle bellezze artistico-paesaggistiche meno note e frequentate; salvaguardare il patrimonio italiano di storia, arte, cultura e natura, educando il turista alla insostituibilità delle risorse”.

Direttore, può spiegare la vostra iniziativa?

L’abbiamo chiamata Passione Italia. Con l’aggravarsi della pandemia e l’inizio del lockdown abbiamo pensato di pubblicare sul nostro sito tutti i contenuti a disposizione, sostanzialmente riassunti dalle nostre guide verdi, e poi gli approfondimenti, le immagini e altro ancora. Da qui l’idea di allargare l’orizzonte, per costruire insieme al pubblico una “mappa della bellezza”, da contrapporre alla mappa del contagio. Ciascuno può contribuire a costruirla, con fotografie e racconti di viaggi ed esperienze in Italia: è un open space, un modo per potere comunque viaggiare, pur restando a casa.

Una mappa agli antipodi rispetto ai navigatori satellitari…

Vede, il navigatore porta da A a B, ed è bravissimo. La nostra filosofia, quella espressa nella cartografia, è invece quella di orientarsi, di capire dove si sta andando. Come dire che anche il viaggio – e non solo la mèta – è vacanza e offre scoperte.

Insomma, un bel viaggio “contribuito”. Ma secondo lei quando si potrà ricominciare a fare turismo in maniera meno virtuale?

Non ci sono ancora dati certi sui quali basare previsioni attendibili. Parliamo di speranze, di auspici. Certo è che se il turismo non ripartisse si potrebbero creare situazioni sociali difficili da gestire. Bisognerà tentare, applicando tutte le regole di sicurezza che ci vengono indicate e probabilmente ragionando anche su base regionale, differenziando.

Regole che però non sono ancora certe.

È vero. La situazione è drammatica, ma stiamo soffrendo pericolosi silenzi del Governo, tanto che negli ultimi giorni si sono susseguite le soluzioni più stravaganti annunciate da singoli operatori, dai divisori in plexiglass sulle spiagge alle prenotazioni obbligatorie per l’accesso al mare. Tutto questo mentre l’intero comparto turismo resta paralizzato, un settore d’attività che non ha magazzino, non ha stoccaggio: quello che è perso non si recupera, se l’occupazione delle stanze è zero, in cassa non entra un quattrino.

Di sicuro c’è il distanziamento sociale.

Sì, e la sanificazione di ambienti e oggetti, le protezioni per gli addetti e via dicendo. Tutte misure imposte dalla salvaguardia della salute, certo, ma che finiranno per impedire la riapertura a numerose strutture, non più in grado di compensare i costi con i ricavi, o con margini troppo bassi per sostenere le spese di gestione. E anche quelle che invece riapriranno si troveranno a fare i conti con affluenze ben diverse dai tempi pre-Covid, basti solo pensare all’assenza praticamente certa del turismo straniero.

Di cosa ci sarebbe più bisogno?

Di interventi che tutelino la sopravvivenza di un comparto che vale il 14% del Pil, e quella di almeno 500 mila lavoratori stagionali, 500 mila famiglie. Serve una serie di misure, diverse per i singoli aspetti, ad esempio la revisione del caro affitti per i gestori, o lo sgravio delle fiscalità: non si può pensare solo a nuovi prestiti, destinati inevitabilmente al deterioramento. Ma bisogna considerare anche che quando il settore turismo ripartirà dovrà fare i conti con quanti riusciranno ad andare in vacanza, perché senza le vacanze degli italiani comunque il comparto non potrà resistere. E quindi adesso servono incentivi sia agli operatori del turismo, sia… ai turisti. Per non parlare dell’urgenza di iniziative potenti per il rilancio del brand Italia, un processo che rientra nel nostro dna, ma che oggi ha bisogno di far presa anche all’estero, anche nell’esaltazione delle offerte alternative a quelle più di massa.

Quindi centri nascosti, spiagge meno frequentate?

Questa è l’occasione giusta per ripensarsi: da una parte l’overtourism (il sovraffollamento di turisti comune in certe località-calamita, ndr), dall’altra un turismo sostenibile, consapevole, che è l’obiettivo per cui da sempre noi ci battiamo. Non il consumo dei territori, ma una fruizione che li preservi. L’Italia dei territori è piena di possibilità da valorizzare, come facciamo ad esempio con le nostre Bandiere Arancioni, che certificano la qualità turistica ambientale. Serve stimolare una nuova cultura del viaggiatore e del turismo: bisogna che cresca l’una e che le strutture, e le infrastrutture, siano adeguate.

Voi, in questo senso, avete tre villaggi simbolo.

Si trovano in tre parchi naturali: a La Maddalena (Sardegna), alle Isole Tremiti (Puglia) e a Marina di Camerota (Campania), tutte aree naturalistiche e paesaggistiche di grande rilevanza. Sono stati costruiti dal Touring secondo principi di sostenibilità, che oggi risultano più che mai importanti: strutture disperse in grandi aree, distanze sociali quindi garantite, ventilatori a pale al posto dell’aria condizionata, riciclo idrico, materiali ecocompatibili… C’è perfino un biologo marino a disposizione perché gli ospiti possano conoscere l’ambiente.

Questi villaggi vengono condotti direttamente?

No, li abbiamo affidati a specialisti. Da qualche anno è il gruppo THResorts che gestisce questi esclusivi “paradisi” del turismo. Abbiamo trovato in TH una reale condivisione di ideali, una comune ricerca della sostenibilità: è una partnership che è cresciuta nel tempo, e sta ancora crescendo. Noi siamo molto gelosi del nostro marchio e dei nostri valori, ma con TH siamo certi nel reciproco rispetto. In questi tre villaggi saranno adottate anche altre misure per la sicurezza antivirus, dalle protezioni per il personale a nuovi accorgimenti per i turni di ristoro. Potrebbero essere i modelli di riferimento per la possibile ripresa del turismo in epoca di contagio.

(Alberto Beggiolini)

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