TURISMO/ Maggia (Federterme): stringiamo i denti, ma nessuno ancora ci ascolta

- int. Marco Maggia

Luglio e agosto hanno fatto registrare una ripresa del turismo, ma il settore soffre ancora, anche perché non ancora adeguatamente tutelato

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L'Ermitage Hotel di Abano

“Oggi tutti invocano un ritorno ai livelli pre-pandemia. Sarebbe già tanto, è vero, ma non può più essere sufficiente un ritorno al passato, perché nel frattempo è cambiato tutto, dalle aspettative dei viaggiatori alla competitività, che ha raggiunto livelli più alti. Credo che adesso bisognerebbe chiedersi quali fossero le opportunità non colte, prima della pandemia, per riprendersi il non fatto, per cercare di uscire migliori da questa crisi epocale. Puntando sull’offerta di sicurezza, di qualità della vita, di salute”. Lo sostiene Marco Maggia, vicepresidente nazionale di Federterme, titolare dell’Ermitage Hotel di Abano (Padova).

Il vostro settore, vicepresidente, è uno di quelli che ha sofferto maggiormente nella lunga filiera del turismo?

Decisamente. Oggi ci si rallegra per il buon andamento di luglio e agosto, dimenticando però il quadro generale. Faccio qualche esempio. Nel 2021, i primi sei mesi delle terme Venete (quelle Euganee ne rappresentano il 90%, il 30% a livello nazionale) hanno visto 181 mila arrivi e circa 470 mila presenze, cioè un bellissimo +38% rispetto all’anno precedente, ma resta il -55% rispetto allo stesso periodo del 2019. E gli stranieri sono al -87% rispetto al pre-pandemia, ma sono in calo anche rispetto allo scorso anno, vista anche la penuria di voli che non accenna a cambiare: lo scalo veneziano sta lavorando al 40% delle sue possibilità. Dunque un boom estivo, è vero, dovuto al mercato, e certamente non alle politiche messe in campo dal governo, e vediamo finalmente alberghi pieni dopo due anni di chiusura. Ma sarà una ripresa solida o un fuoco di paglia? I clienti di luglio e agosto sono stati in parte anche quelli che avrebbero dovuto arrivare in maggio o che solitamente sceglievano novembre, e invece si sono concentrati in un periodo giudicato più libero da possibili restrizioni?

Un ottimismo prudente, insomma…

Abbiamo recuperato solo la metà del perduto, ma in più ci si ritrova con pesanti situazioni debitorie, con grandi somme che vanno restituite. Il nostro sistema turistico è il più indebitato d’Europa. Noi stringiamo i denti e continuiamo a presentare le nostre istanze, nella speranza che prima o poi qualcuno ci ascolti.

Perché fino ad ora?

Giudichi lei. Perché la ripresa si consolidi bisogna essere competitivi. Ma come si può esserlo con l’Iva turistica più alta d’Europa, con la tassazione sul lavoro e sulle strutture ricettive anche queste ai vertici del continente, e con un patrimonio immobiliare turistico per buona parte obsoleto? In più, in altri Paesi i ristori per l’industria del turismo sono stati ben più consistenti e immediati di quanto accaduto in Italia. Qui hanno parlato di tax credit, ma ancora non si sono visti i decreti attuativi, hanno varato il credito d’imposta sui contributi, ma io so che nel 2020 ho registrato un calo di fatturato del -70% però ho dovuto versare tutti i contributi previsti. Per contro, non si parla mai di fatturati e utili.

Si spieghi meglio.

Oggi un hotel a 5 stelle, pur di restare attivo, applica tariffe da uno a 3 stelle, uccidendo di fatto quest’ultima categoria. Che senso ha allora parlare di presenze e arrivi, sono dati concreti? Il revenue alberghiero è crollato, e quindi qual è adesso il vero valore patrimoniale delle strutture? Su cosa si deve basare? Se un hotel “vale” oggi un milione, chi potrà investirvi due o tre milioni per riqualificarlo? Solo speculatori o peggio.

Adesso è in arrivo il “bonus terme”.

Sì, l’aveva fortemente chiesto la nostra federazione, ed era stato approvato 18 mesi fa, con scadenza il 31 dicembre prossimo venturo. Siamo a metà settembre e siamo ancora in alto mare. La piattaforma affidata a Invitalia deve ancora essere attivata, e più passano i giorni più appare concreta l’ipotesi di un forsennato click day, per accaparrarsi il bonus da 200 euro su un plafond di 53 milioni, bonus che andrebbe utilizzato nei 60 giorni successivi all’ottenimento. Stiamo chiedendo una proroga dei termini, per diluire almeno il periodo in tre o quattro click distanziati e fa valere il bonus anche nel prossimo anno. In più, c’è qualcuno che protesta…

Chi e perché?

Un’associazione di presunti consumatori ha polemizzato sull’estensione del bonus indipendentemente dai redditi, come se il bonus per le auto, ad esempio, non avesse seguito lo stesso schema, confondendo l’aiuto al settore con quello al cittadino. Polemiche capziose, insomma, che dimostrano una volta di più la scarsa reputation del comparto.

Pensa che l’industria del turismo in Italia avrebbe bisogno di un restyling?

Intanto nessuno ancora è consapevole che il turismo sia un’industria. Un’assurdità in un Paese che dovrebbe essere leader nei servizi alla persona. Parlo di servizi e parlo anche di turismo sanitario, che le Terme potrebbero agevolmente proporre. Eppure, anche in Veneto non s’è mai riunito un tavolo regionale con la presenza contemporanea dei referenti alla Sanità e al Turismo.

Al suo Ermitage, lei ha aggiunto anche la dizione “Medical”. Cosa significa?

Che oltre alle terme, offriamo ai clienti poliambulatori, servizi infermieristici, riabilitativi e via dicendo. Per cinque anni consecutivi ci siamo aggiudicati il titolo di albergo più accessibile d’Italia, e raggiungiamo 12,5 giorni di permanenza, contro i 3,4 della media. Ci stiamo addentrando sempre più nella silver economy, con servizi rivolti agli over 65, spesso high spender, che dedicano il loro potere d’acquisto a migliorare la qualità della vita. L’Italia potrebbe diventare facilmente leader in questo segmento, puntando sulla qualità, sulla sicurezza, con nuovi modelli di vita extraospedalieri: nessuno ama finire in una RSA, molto meglio in strutture accoglienti per le fragilità, in alberghi dotati dei servizi necessari. Ma è una fatica…

Troppa burocrazia?

È dir poco. Per poter aprire ambulatori in hotel ho lottato quattro anni, e ho dovuto fare causa alla Asl competente. Alla fine però il risultato l’ho ottenuto. E sono sempre più convinto che sia una strada percorribile, che può consentire di non svendere le camere, che oggi sono sempre meno redditizie. La tv a schermo piatto, le amenities, la domotica, sono tutte cose che oggi chiunque può avere a casa sua. La sfida non è più sulle dotazioni delle camere, ma sui servizi e le esperienze legate a quella ospitalità. Certo, servirebbe più collaborazione da parte di tutti.

Che ovviamente non c’è…

Faccio un esempio: in Spagna opera una piattaforma, Spaincares, che è frutto di un’alleanza strategica dei settori del turismo e della salute, creata per offrire i migliori servizi sanitari accanto alle migliori infrastrutture turistiche. In Italia si contano 340 aziende termali, ognuna con diverse stagionalità, quindi con operatività legate anche alle stagioni climatiche. Un tessuto sparso nei territori, che potrebbe offrire una varietà di soluzioni. Invece…

(Alberto Beggiolini)

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