UE vs CINA/ Giornali, università, energia: così Pechino vuole influenzare l’Europa

- Giuseppe Gagliano

Il Parlamento europeo lancia l’allarme sulle interferenze sempre più pericolose e pervasive della Cina. Dalla disinformazione alle università

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Xi Jinping insieme ad altri esponenti del Partito comunista cinese (LaPresse)

“Non possiamo accettare che ci siano ancora interferenze di monitoraggio della task force provenienti dalla Cina”, ha dichiarato Sandra Kalniete, membro lettone del Parlamento europeo, nel suo progetto di relazione pubblicato il mese scorso. Le azioni di interferenza estera della Cina sono state volte a “minare il funzionamento democratico al fine di ottenere influenza”.

Kalniete è anche relatrice per la commissione speciale del Parlamento europeo per l’interferenza estera in tutti i processi democratici dell’Unione europea, compresa la disinformazione. Ha presentato la sua relazione qualche giorno fa durante una riunione della commissione interparlamentare europea. La relazione si basava su più di 40 audizioni in commissione di oltre 100 esperti dal settembre dello scorso anno. Se l’influenza russa è una questione affrontata nella relazione, la preoccupazione più grande è chiaramente rappresentata dal Partito comunista cinese (Pcc).

Un’area di influenza è stata la cooptazione d’élite, afferma il rapporto, che cita l’ex primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin, che “si è impegnato attivamente nella promozione degli interessi cinesi in Francia”, così come l’ex commissario ceco Stefan Fule per “aver lavorato per Cefc China Energy”.

Raffarin, 73 anni, è stato primo ministro francese per tre anni fino al maggio 2005. È stato elogiato dall’ex premier cinese Wen Jiabao. Negli ultimi anni è stato spesso citato nei media statali cinesi. Ad aprile, per esempio, secondo la Cgtn, il braccio internazionale dell’emittente statale cinese CCTV, ha affermato che Europa e Cina devono cooperare e “non c’è futuro senza la Cina”. Nel settembre 2019, Raffarin è stato una delle sei persone che hanno ricevuto una medaglia di amicizia, un premio assegnato da Pechino agli stranieri che danno contributi alla Cina. All’agenzia Xinhua ha detto che era “sinceramente contento” di aver ricevuto la medaglia, dato il suo lavoro decennale per promuovere i legami tra le due nazioni.

Quanto a Cefc China Energy, un conglomerato petrolifero che ha guadagnato miliardi di dollari in Russia, Europa orientale e parti dell’Africa, è stato fondato dal magnate del petrolio cinese, poi caduto in disgrazia, Ye Jianming. L’anno scorso, un rapporto del Senato ha rivelato “transazioni discutibili” tra Hunter Biden e cittadini cinesi, tra cui Ye. Il conglomerato cinese ha fatto shopping nella Repubblica Ceca nel 2015, acquistando partecipazioni in diverse società locali. La società ha continuato ad assumere figure influenti, tra cui l’ex ministro della Difesa Jaroslav Tvrdik, così come Fule, che è stato commissario europeo.

Un’altra area di preoccupazione è la propaganda statale cinese: il rapporto sottolinea come i contenuti mediatici sponsorizzati dal Pcc, “travestiti da giornalismo”, fossero stati distribuiti attraverso i giornali. A maggio, la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), con sede a Bruxelles, ha pubblicato un rapporto che avverte come la Cina “mobilita tattiche nuove come la disinformazione”. Il rapporto ha evidenziato come l’agenzia Ansa si sarebbe fatta portavoce di numerosi contenuti mediatici statali della Cina dopo aver siglato un memorandum d’intesa con Xinhua nel 2019.

Un recente rapporto del Consiglio europeo per le relazioni estere, think tank con sede a Londra, ha mostrato la crescente presenza mediatica della Cina nell’Europa sudorientale, in paesi come Bosnia, Bulgaria, Macedonia del Nord e Serbia. Il rapporto ha anche messo in guardia sulla presenza di circa 200 Istituti Confucio finanziati dal Pcc in Europa. Secondo il rapporto, gli Istituti Confucio fungono da piattaforma di lobbying per gli interessi economici cinesi, per il servizio di intelligence cinese e il reclutamento di spie.

Sempre in base a quanto rivela il rapporto della Kalniete, alcune università europee avevano già terminato la loro cooperazione con l’istituto cinese a causa dei “rischi di spionaggio e interferenza cinesi”, come l’Università di Dusseldorf nel 2016 e l’Università di Amburgo nel 2020. Alla fine del mese scorso, il ministro dell’Educazione tedesco, Anja Karliczek, ha emesso una lettera che ordina a tutte le università del paese di rivedere i loro legami con l’Istituto.

Attualmente ci sono più di 30 Istituti Confucio negli Stati Uniti, secondo la National Association of Scholars.

Kalniete ha infine dato una serie di raccomandazioni nella sua relazione, tra cui quelle di porre in essere sanzioni adeguate contro gli attori che operano per favorire queste interferenze.

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