Umberto Bossi, il Senatur/ Da “Roma ladrona”, all’ascesa, allo scandalo dei finanziamenti illeciti

- Alessandro Nidi

Umberto Bossi, il Senatur: la vita del fondatore della Lega in un docufilm. Dal rito dell’ampolla del Po allo scandalo dei finanziamenti illeciti

Umberto Bossi
Umberto Bossi

Raccontare la vita di Umberto Bossi in appena 90 minuti? Impresa ardua, ma fattibile: lo testimonia il documentario biografico “Umberto Bossi – Il Senatur”, realizzato dal regista Francesco Amato e prossimo a essere trasmesso in televisione. Accadrà alle 21.25 di oggi, giovedì 12 dicembre, su NOVE, emittente visibile al canale 9 del digitale terrestre e di Tivùsat e sul canale 149 della piattaforma di Sky. Il fondatore della Lega Nord, agli inizi Lega Lombarda e dal prossimo 21 dicembre Lega per Salvini Premier, divenne nel 1987 il primo senatore della Repubblica Italiana proveniente dal partito del Carroccio, divenendo una delle figure di maggior rilievo della Seconda Repubblica. Bossi fu tra i primi fautori dell’approdo del federalismo in Italia, insieme a Giuseppe Leoni, Roberto Maroni, Roberto Castelli e Francesco Speroni, che rappresentavano i suoi sodali più stretti. Insieme sognavano di rendere indipendente la Padania, una nazione che, di fatto, avrebbe inglobato il Nord dello Stivale, rendendosi indipendente dal contesto italiano. Ambizioni mai concretizzate, ma che ben denotano il piglio da sognatore convinto del Senatur.

IL DOCUFILM SU UMBERTO BOSSI, IL SENATUR

Il docufilm sull’esistenza del Senatur, il quale trent’anni fa (correva il 4 dicembre 1989) firmò l’atto ufficiale che sancì la nascita del movimento Lega Nord, racconterà la storia di Bossi “partendo dal suo carisma e dalle sue intuizioni”, spiegano i vertici di NOVE. “Dalle scritte propagandistiche sui muri, alla dialettica cruda nei comizi, alle suggestioni folkloristiche della mitologia Padana, quali le gesta di Alberto da Giussano, il rituale alle sorgenti del Po, le adunate di Pontida, i miti celtici”. Umberto Bossi in quegli anni esercitò una sorta di effetto calamita nei confronti di una porzione consistente di elettorato, principalmente proveniente da Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che non si sentivano rappresentate nelle stanze del potere. Tuttavia, “raccontare il leader del ‘Carroccio’ – proseguono da NOVE – significa anche narrarne gli errori di strategia politica, i coinvolgimenti giudiziari nella stagione di ‘Mani pulite’, lo scandalo dei finanziamenti illeciti al figlio Renzo”. Ci sarà spazio anche per ripercorrere gli istanti drammatici dell’11 marzo 2004, quando Umberto Bossi fu colpito da un ictus che lo allontanò, di forza, dalla scena politica nazionale.

LA GRAZIA DI MATTARELLA AL SENATUR

Se il documentario in onda questa sera su Nove, oltre a quelle dei già citati compagni di partito, raccoglierà le voci di chi ha conosciuto bene e da vicino Umberto Bossi, fra cui spiccano Irene Pivetti, Gianfranco Fini, Massimo D’Alema e Gad Lerner (uno tra i primi giornalisti a rendersi conto della nascita di una “questione settentrionale” che andava raccontata al Paese), indagando financo sullo scenario che ha portato quest’oggi Matteo Salvini alla guida della Lega, l’esistenza del “Senatur” è tuttora tormentata da vicende di cronaca. L’ultima di esse, in ordine cronologico, riguarda la grazia concessagli nei giorni scorsi dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, in seguito alla condanna a un anno di reclusione per vilipendio. In particolare, nel 2011 Bossi definì pubblicamente “terrone” l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgendogli anche il gesto delle corna nel corso di un comizio nel Bergamasco. In primo grado, il fondatore della Lega era stato condannato a 18 mesi. Adesso, la cancellazione del reato per mano di Mattarella, che Bossi ha sentitamente ringraziato.

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