URAGANO DORIAN/ Giuliacci: dentro quel vento a 350 km/ora c’è un mondo troppo caldo

- int. Mario Giuliacci

Danni devastanti nelle isole Bahamas dopo il passaggio dell’uragano Dorian, che si spiega soltanto con l’innalzamento della temperatura dell’acqua

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Uragano dal satellite (Foto: LaPresse)

“Danni catastrofici” ha detto il ministro degli Esteri delle Bahamas Darren Henfield, riferendosi ieri al passaggio sulle isole dell’Atlantico dell’uragano Dorian, il secondo più forte mai registrato nella storia. Al momento di scrivere queste righe non sappiamo ancora con certezza il numero esatto delle vittime, ma lo stesso ministro parla “di diversi morti” per le strade delle isole. Categoria 5, venti che soffiano a 300 chilometri all’ora in direzione degli Stati Uniti, dove sono stati cancellati più di mille voli. È atteso in Florida e in Sud Carolina, dove centinaia di migliaia di persone sono state costrette all’evacuazione. Secondo il meteorologo Mario Giuliani da noi intervistato, “fenomeni come questo sono sempre più frequenti e sempre più violenti ed è colpa del surriscaldamento del nostro pianeta, le cui acque oggi sono molto più calde e proprio per questo danno vita al fenomeno degli uragani”.

Professore, l’uragano Dorian ha quasi spazzato via le isole Bahamas: ci si aspettava una potenza così alta?

Sì, era stato previsto che potesse aumentare di intensità, era purtroppo prevedibile il disastro che sta seminando.

Come e dove nascono questi fenomeni?

Questi grossi sistemi larghi anche 300 o 400 chilometri che in sette giorni spazzano nel loro percorso un’area grande come l’Italia, nascono esclusivamente nella fascia sub tropicale. Idealmente dovrebbero nascere all’equatore perché è lì che c’è la massima quantità di calore sulla Terra. Ma se nascessero in quella zona mancherebbe loro la forza di diventare quella specie di trottola mortale che si muove in senso anti orario e che vediamo in azione in questo e molti altri casi.

Perché si verifica questa cosa, perché non nascono all’equatore?

Nascono tra i 10 e i 30 gradi di latitudine, là dove le acque dell’oceano sono molto calde. Siccome negli ultimi 50 anni le temperature delle acque sono aumentate di un grado ma localmente ci possono essere anche aumenti più forti, ad esempio di 2 o 3 gradi, ecco che con queste temperature si formano gli uragani.

Quindi è colpa del surriscaldamento delle acque? Anche il fatto che siano sempre più frequenti e distruttivi?

Rispetto a decenni fa le temperature oggi più calde delle acque fanno sì che si formino sempre più frequentemente e di una forza distruttiva sempre più grande. Questo, a prescindere dalla discussione spesso in chiave politica che si fa se sia colpa dell’uomo o sia un effetto naturale, è la dimostrazione concreta dell’aumento della temperatura del nostro pianeta. Non si formerebbero uragani come questo se le temperature non si fossero alzate.

Molti fenomeni meteorologici negli ultimi tempi sono avvenimenti inediti in molte parti del mondo.

Non c’erano mai stati super cicloni come quelli che vediamo in questi ultimi anni; così come sono aumentati i tornado, le trombe d’aria, le piogge tropicali, le grandinate estreme a cui assistiamo anche nel nostro paese.

C’è un motivo particolare per cui questi uragani finiscono quasi sempre nel Golfo del Messico, o toccano comunque quell’area specifica dell’Oceano Atlantico?

Il Golfo del Messico, essendo un bacino semi chiuso e poco rimescolato dalla corrente del Golfo che proprio qui nasce, ha le acque ovviamente più calde che altrove. Questi sistemi via via che si avvicinano ai Caraibi si intensificano perché trovano acque sempre più calde che li alimentano.

Il tempo di previsione che dà la scienza è sufficiente oppure occorrerebbero più giorni per mettere in salvo le popolazioni?

Ci sono cinque aeree mondiali vigilate dagli Usa, dal Giappone e dalla Cina per emettere avvisi di sicurezza. La formazione e la nascita di un uragano è poi osservata dai satelliti così come la loro probabile traiettoria. Di più la scienza non può fare. Purtroppo anche se si fanno evacuazioni di massa, danni devastanti sono inevitabili.

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