VACCINI COVID/ Mangia: Corte costituzionale e obbligo, una partita già scritta nel 2020

- int. Alessandro Mangia

L'obbligo vaccinale per tutti era già deciso nel 2020. In barba alle autorizzazioni condizionate. E agli effetti avversi. La Consulta prima lo ha deciso, poi ha cercato le motivazioni

cortecostituzionale consulta 1 lapresse1280 640x300 La sede della Corte Costituzionale (LaPresse)

Il dopo-Covid appare sempre più come uno stillicidio di notizie preoccupanti dove non è facile orientarsi. E il puzzle che si va lentamente componendo non lascia affatto tranquilli. Nel giugno scorso (alla quasi-vigilia della crisi del governo Draghi), l’Istituto superiore di sanità “rivelò” che i vaccinati si ammalavano più degli altri.

Da allora è stato un crescendo: sovvenzioni delle multinazionali farmaceutiche ai medici e agli enti pubblici che autorizzano le vaccinazioni, collusioni tra organi di controllo, effetti avversi occultati, fino alle lettere minatorie ricevute da Paolo Sileri (viceministro di Speranza) che ha lamentato omissioni, occultamento di dati e reticenze al vertice della Sanità; passando per i contratti miliardari pattuiti via sms tra Ursula von der Leyen e il Ceo di Pfizer Albert Bourla.

Tra i governi Conte 2 e Draghi un ruolo chiave, solo apparentemente defilato, lo ha avuto la Corte costituzionale. Per capirlo meglio ne abbiamo parlato con Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale nell’Università Cattolica di Milano.

Professore, cosa ha detto davvero la Corte costituzionale dei vaccini che ci hanno somministrato?

La Corte ha detto che tutto va bene. Lo ha fatto in tre sentenze discutibilissime, le cui motivazioni sono state pubblicate a due mesi e mezzo dall’annuncio della decisione (Corte cost. 14/2023; 15/2023; 16/2023). Segno che prima c’era la decisione, e poi si è andati a cercare le motivazioni. Ma bisogna ammettere che il terreno era stato preparato prima.

Preparato prima? E quando?

A partire da una irrituale intervista dell’ex presidente Giancarlo Coraggio a Repubblica del 29 dicembre 2020. In cui si sosteneva la legittimità dell’obbligo ancora prima che i vaccini fossero messi in commercio, che il legislatore intervenisse, e che fosse sollevata qualunque questione di costituzionalità.

Anomalo davvero. Ma qual è la sua obiezione?

Obiezione? È un’intervista che ha anticipato i tempi di tre anni. Mi pare significativo. Che i presidenti della Corte ormai parlino a ruota libera e si concepiscano – e si espongano – come attori politici è uno dei tanti segni di involuzione del ruolo della Corte. Che dovrebbe essere oggetto di attenta riflessione. E non da oggi.

Perché le sentenze sarebbero contestabili?

Per tre motivi. Innanzi tutto perché la Corte così è scivolata via sulla questione delle pratiche di sperimentazione che sono state alla base delle campagne di vaccinazione. In realtà la Corte ha fatto propria l’impostazione del Consiglio di Stato, che in una sentenza dell’ottobre 2021 (Cons. Stato, III Sez., 20 ottobre 2021, n. 7045, pres. Frattini) ha riconosciuto l’anomalia delle sperimentazioni alla base del rilascio delle autorizzazioni condizionate alla messa in commercio dei vaccini. Però ha salvato tutto dicendo che in pandemia il principio di precauzione deve essere “invertito”.

E cosa significa?

Io la precauzione invertita o fluida non l’ho mai vista. È semplicemente un controsenso che è stato usato per risolvere il problema principale, che era quello del carattere sperimentale dei vaccini. Per quanto si faccia finta di niente, nessuno sa quali saranno gli effetti a medio e lungo termine di queste terapie geniche messe in circolazione come vaccini. E le notizie che stanno uscendo sulla sottostima degli eventi avversi stanno confermando tutto ciò.

Non è la vecchia questione delle autorizzazioni condizionate di cui avevamo parlato?

È esattamente quella. Queste autorizzazioni condizionate – e cioè a sperimentazione accelerata su dati parziali e provvisori – sono state usate in passato, soprattutto per proporre terapie oncologiche a pazienti che avevano una limitata aspettativa di vita. Stavolta invece sono state alla base di una inoculazione di massa a dir poco spericolata. Lei capisce che c’è una bella differenza tra il mettere a disposizione di un malato terminale una terapia sperimentata con metodi “alternativi” e obbligare milioni di persone all’assunzione di vaccini sperimentali, sotto il ricatto dell’esclusione dal posto di lavoro e dalla retribuzione.

Al primo si offre una aspettativa di vita, ai secondi qualcosa che non si sa bene che cosa sia.

Non solo. Se fosse vero, come ci ha detto il Consiglio di Stato, che ai fini dell’imposizione dell’obbligo, un’autorizzazione condizionata vale un’autorizzazione standard, mi dice a cosa servono le autorizzazioni standard che richiedono anni di sperimentazione? Perché fare autorizzazioni standard, se tutto si può fare più in fretta e con meno spesa con un’autorizzazione condizionata? Per far perdere tempo e denaro alle case produttrici e ritardare la messa in commercio di nuovi farmaci?

Allora la “precauzione invertita”…

È una forzatura, se non un gioco di parole. E questa forzatura è stata fatta propria acriticamente dalla Corte costituzionale. Fatto questo si poteva fare di tutto, come in effetti è stato fatto.

Il Consiglio di Stato aveva giustificato l’obbligo ai sanitari sulla base della necessità di tutelare i pazienti e i fragili ed evitare che potessero farsi propagatori di infezione.

Questo è stato il punto di partenza della vicenda. E su questo si era espresso il Consiglio di Stato. Tant’è vero che, dopo quella sentenza, diversi sanitari si erano offerti di sottoporsi a tampone ogni 48 ore, anche a proprie spese, per essere sicuri di non essere portatori di infezione. Ma erano i tempi del falso storico, pronunciato con sicumera in televisione, del “chi non si vaccina si contagia, muore e fa morire”. E che questa, ad essere gentili, fosse un falso clamoroso – in realtà una grossolana panzana – lo abbiamo constatato tutti.

Si è poi visto che i vaccinati contagiavano al pari degli altri.

Esatto. In realtà, il tamponato era in assoluto meno pericoloso del vaccinato. Su questa base sono arrivate in Corte diverse questioni di legittimità che lamentavano l’irragionevolezza dell’esclusione dal posto di lavoro di chi, tamponato ogni 48 ore, garantiva di non poter infettare nessuno rispetto a chi, vaccinato, poteva ancora infettare.

E la Corte cosa ha risposto? 

Si è limitata ad aggiungere agli argomenti del Consiglio di Stato che l’obbligo vaccinale preservava le esigenze di “continuità” nell’erogazione del servizio pubblico, visto che i vaccini per qualche mese avrebbero limitato la malattia grave. Il prezzo di questa scelta lo vedremo nei mesi e negli anni venturi, visto che si sa benissimo che manca qualunque evidenza scientifica degli effetti di questi vaccini a medio e a lungo termine. Che usciranno man mano.

Secondo lei il clima di intimidazione del 2021 e di parte del 2022 è superato?

Non direi. Ancora adesso i sanitari che in pubblico esprimono dubbi sulla “bontà” dei vaccini obbligatori sono suscettibili di sospensione o radiazione dai rispettivi ordini.

Intanto quello che sta uscendo sulla stampa a proposito della gestione della pandemia è davvero preoccupante.

Lo credo bene. Tutto questo ha distrutto ogni credibilità residua di chi si affanna da anni a parlare di questi vaccini. Prima una sola dose sarebbe stata sufficiente, poi si è scoperto che ce ne volevano almeno due. Poi tre. Ora siamo arrivati ai quadridosati e ci si stupisce che, tolti obblighi e green pass, la campagna per la quarta dose sia stata un pietoso fallimento. Per capirci, in Corte è finita una lavoratrice invalida al 60% che, dopo la prima dose e gli effetti che ne sono venuti, si è rifiutata di sottoporsi ad altre inoculazioni ed è stata sospesa dal lavoro e dalla retribuzione.

Cosa si può dire della sospensione delle retribuzioni, oltre, ovviamente, che è stata una misura odiosa per tutti?

In quanti sono stati costretti a vaccinarsi in base alla “precauzione invertita” del Consiglio di Stato, leggendo sul consenso informato che dovevano firmare che “gli effetti a medio e lungo termine erano sconosciuti” solo per poter continuare a lavorare? Il Governo non avrebbe mai proceduto se non avesse avuto la pezza d’appoggio della sentenza Frattini. In Costituzione c’è scritto chiaramente che funzione della retribuzione è quello di assicurare al lavoratore e alla sua famiglia “un’esistenza libera e dignitosa”. È lì dal 1948 e nessuno ha mai pensato di modificare questa disposizione. Così come nell’art. 32 c’è scritto che i trattamenti sanitari obbligatori incontrano il limite della “rispetto della persona umana”. È il caso di chiedersi se sia “libera e dignitosa” l’esistenza di chi per poter lavorare deve sottoporsi ad un trattamento sanitario obbligatorio.

Ma le vaccinazioni per settori lavorativi ci sono sempre state, fin dalla legge 292/1963. Esempio: la vaccinazione anti-Covid, senza se e senza ma, di tutti i docenti.

Certo che ci sono sempre state, e qui andiamo al punto. Se ci si deve fare l’antitetanica non si deve firmare un consenso dove si avvisa che gli effetti a medio e a lungo termine sono sconosciuti. Però si sentivano continuamente in tv diversi personaggi ripetere la canzone dei vaccini Covid “efficaci” e “sicuri”. La differenza tra autorizzazione standard e autorizzazione condizionata soggetta a verifiche successive è tutta qui. I rischi connessi all’antitetanica, con tutti i suoi richiami, sono perfettamente noti.

Cosa avrebbe dovuto fare il Governo?

In un mondo normale, qualcosa di molto semplice: mettere a disposizione i vaccini e consentire a tutti di decidere liberamente se farsi inoculare o meno. Questa sarebbe stata una scelta “libera e dignitosa”. Invece il gioco è stato diverso e siamo stati obbligati a scegliere se perdere il lavoro o farci vaccinare. E comunque ci è stato chiesto di firmare un consenso all’adempimento di un obbligo imposto dalla legge.

E non è un controsenso?

Certo che lo è. Forse che io firmo un consenso quando pago le tasse? O quando mi fermo a un semaforo? Qui la Corte ha davvero dato il meglio di sé per nascondere il fatto che questo non è un consenso, ma una manleva di responsabilità da opporre nel momento in cui si vorranno far valere richieste di risarcimento per danni ex art. 2043 del Codice civile. È il terzo obbrobrio cui si sono sottoposti i cittadini dopo l’autorizzazione condizionata e la violenza della scelta tra vaccinarsi o mangiare.

Cosa vuol dire manleva di responsabilità, a scanso di ogni dubbio?

Vuol dire: ti obbligo, ma siccome non sono sicuro delle conseguenze di quello che faccio, ti impongo anche di sollevare da ogni responsabilità chi ti vaccina, chi ha prodotto il farmaco, chi lo autorizzato e chi te lo ha imposto. E se non lo firmi non mangi. Lei capisce che, a fronte di quello che ha avallato la Corte costituzionale, dignità e rispetto della persona umana stanno su un altro pianeta.

Ma se la Costituzione è così chiara, come ha potuto la Corte avallare un simile danno, direi di più, un attentato alla buona fede e alla libertà degli italiani?

Oramai la Corte non si concepisce più come un giudice, ma come un organo cui spetta una funzione di supervisione delle scelte legislative. Come abbiamo ormai stabilmente dei Governi commissariati dalla Presidenza della Repubblica, allo stesso modo la Corte si concepisce come il tutore del legislatore: in pratica come un legislatore di ultima istanza. Se si concepisce il giudizio della Corte non più come un giudizio di contraddizione tra legge e Costituzione, ma come un giudizio definitivo sui “bilanciamenti” condotti dal legislatore, la Corte non è più un giudice, ma un legislatore non eletto.

È questo, dunque, che spiega uscite pubbliche come quella di Coraggio. Non è protagonismo mediatico, è politica.

Politica oppure un altro segno di dissoluzione di un ordine costituzionale in disfacimento. È comoda prendersela con i parlamentari e scaricare tutto sulla “classe politica” inadeguata. È un gioco che va avanti dai tempi di Tangentopoli, ma che ormai non funziona più.

Ci spieghi meglio, per favore.

Mettiamola così: si è mai chiesto cosa sarebbe successo se la Corte avesse deciso che le scelte del Governo Draghi, avallate in pubblico dal Quirinale, fossero state dichiarate incostituzionali? E che quindi tutti coloro che si sono vaccinati a forza, e tutti coloro che lamentano eventi avversi, avessero reagito, almeno giudizialmente? Ecco, si faccia questa domanda e si dia una risposta. E sulla base di quella risposta valuti le motivazioni di quelle tre sentenze.

(Federico Ferraù)

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori

Ultime notizie di Sanità, salute e benessere

Ultime notizie