VACCINO RUSSIA INDUCE RISPOSTA IMMUNITARIA/ “Più anticorpi che in pazienti Covid”

- Dario D'Angelo

Sputnik V, il vaccino sviluppato in Russia, induce una risposta immunitaria: lo studio pubblicato su Lancet aumenta la fiducia nella soluzione di Mosca.

Putin
Vladimir Putin (LaPresse)

Sono promettenti i risultati della sperimentazione del vaccino contro il coronavirus sviluppato dalla Russia. In tutti i partecipanti ai test preliminari si è verificata infatti una risposta immunitaria, senza particolari effetti avversi dopo la somministrazione della soluzione. Come riportato da Il Post, l’esito di questo primo passaggio è stato esposto sulla rivista scientifica Lancet mediante una ricerca che ha ricevuto una revisione alla pari da parte di scienziati non coinvolti nello sviluppo del vaccino russo e dunque considerati super-partes. Le informazioni riportate dallo studio, così come la sua revisione, rappresentano di fatto le prime informazioni concrete e verificabili sulla soluzione annunciata da Mosca alcune settimane fa, nello sconcerto del resto della comunità scientifica internazionale. La notizia è che il vaccino russo Sputnik V produce anticorpi, come è emerso confrontando il plasma dei partecipanti ai test con quello di quasi 5000 pazienti convalescenti da forme lievi o moderate di COVID-19.

VACCINO RUSSIA INDUCE RISPOSTA IMMUNITARIA

La sperimentazione del vaccino prodotto in Russia, ad un mese e mezzo dalla somministrazione, ha evidenziato una presenza di anticorpi più marcata nei vaccinati rispetto ai convalescenti, la cui risposta immunitaria era stata indotta dall’aver contratto la malattia. Fino a questo momento il vaccino ha superato le fasi 1 e 2 dei test, quelle che prima ancora della sua efficacia servono a valutare la sicurezza di un farmaco. Come riportato da Il Post, i trial hanno coinvolto 76 adulti di età compresa tra i 18 e i 60 anni e due versioni del vaccino. La soluzione prodotta in Russia, è basata su alcuni adenovirus piuttosto innocui, solitamente responsabili dei raffreddori, modificati con alcune proteine del SARS-CoV-2 al fine di insegnare al sistema immunitario a riconoscerle e a combatterle in caso di contagio. La fase 3, quella riservata ad una sperimentazione su larga scala, è stata autorizzata dalle istituzioni russe a fine agosto e coinvolgerà oltre 40 mila volontari. Sarà in questa fase che verrà valutata soprattutto la capacità di indurre una risposta immunitaria più lunga da parte del vaccino, che nel frattempo per decisione del Cremlino sarà già somministrato ad alcune fasce della popolazione.

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