VARIANTE INTER/ Ciccozzi: adesso si rischia una nuova ondata in Lombardia

- int. Massimo Ciccozzi

L’assembramento in Piazza Duomo a Milano di tifosi dell’Inter per festeggiare lo scudetto rischia di scatenare una nuova ondata di Covid

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Festa Inter in Piazza Duomo a Milano (LaPresse)

“Nella vita ci si dimentica di tutto, anche dei morti” disse una volta qualcuno. Evidentemente la festa per uno scudetto vinto ha fatto dimenticare quel minimo di rispetto per i circa 120mila morti in Italia causa Covid. Non solo: ha fatto perdere ogni senso civico, l’aver distrutto in poche ore ogni regola di sicurezza imposta per far sì che il virus non si diffonda, con il raduno di almeno 30mila persone in piazza Duomo a Milano. È d’accordo con queste parole il professor Massimo Ciccozzi, ordinario di Statistica medica ed epidemiologia nell’Università Campus Biomedico di Roma: “Abbiamo visto dalle immagini televisive tante persone senza mascherina, persone che non si sono curate del minimo senso civico.

Adesso dovremo aspettare due settimane per avere dei dati precisi, ma certamente c’erano persone positive che avranno diffuso il contagio, proprio in un momento in cui le cose cominciavano ad andare bene dal punto di vista del calo dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva”. Secondo Ciccozzi, “sarebbe stato necessario fare dei tamponi a tutti i presenti perché adesso non siamo in grado di mettere in atto alcun tracciamento, il virus può diffondersi in tutta la Lombardia”.

Quanto successo a Milano la preoccupa? È stato un assembramento che potrà portare a una nuova diffusione del virus?

Come si fa a non essere preoccupati? Sono le cose che come personale sanitario abbiamo sempre detto di evitare, sono abbastanza preoccupato di quanto successo e di quello che succederà. Abbiamo fatto una riapertura ragionata, in modo attento e preciso, non possiamo adesso rovinare tutto per una festa. Ci sono tanti modi per farla, questo non è stato certamente il migliore. Bastava predisporre un ingresso in piazza limitato a X persone con la mascherina e la presenza di personale indicato a controllare che la gente l’indossasse.

Secondo il sottosegretario alla Salute, Sileri, l’incidenza in Lombardia è pari a circa 14 casi ogni 10mila persone. In Piazza Duomo ce ne erano circa 30mila, quindi?

Sono calcoli molto semplici da fare: se l’incidenza è quella, i positivi presenti erano almeno 45. Quante persone abbiano infettato è invece difficile stabilirlo. Magari i positivi erano di meno, perché la statistica non sempre coincide con la realtà, ma se così fosse, ci stiamo rovinando questa libertà che ci è concessa. Tra l’altro, le cose andavano anche bene, le morti calavano, l’incidenza stava scendendo.

C’erano segnali positivi sul fronte contagi.

I segnali positivi c’erano, rovinare questo è molto triste. Non sto dicendo che la colpa è dell’Inter o di Milano, sarebbe successo lo stesso in qualunque altra città italiana, il calcio è quello che è. Però non si doveva fare, è un rischio che non dovevamo correre.

D’altro canto ogni occasione per la libertà tanto agognata è sempre stata presa al volo…

Capisco che la gente sia esasperata, però con un po’ di buon senso si poteva festeggiare bene in un altro modo.

A livello generale, vaccinazioni e contagi, come siamo messi?

Bene, eravamo riusciti a raggiungere la quota di 500mila vaccinazioni al giorno. Personalmente più che ai contagi e all’Rt, che è sempre un po’ ballerino perché basta un piccolo focolaio per farlo risalire, guardo alle persone decedute e ai posti in terapia intensiva, che si stavano svuotando. Per questo dico: speriamo che la maggior parte delle persone si siano protette.

In queste occasioni c’è tanta gente che viene anche da comuni vicini; significa pi ampia diffusione del contagio?

Purtroppo sì, è impossibile tracciare. Non basta dire ero con un amico, perché quello che era a fianco o davanti a te non sai neppure chi era. Personalmente, a fine manifestazione avrei diramato in televisione un messaggio invitando tutti quelli che avevano partecipato a eseguire un tampone per capire se c’è stato qualcosa o meno. Questo per senso civico e rispetto della persona.

Anche per rispetto delle tante persone morte in questo ultimo anno e mezzo, forse festeggiare non era proprio il caso.

Infatti, come si fa a festeggiare? Anch’io guardo le partite della mia squadra, ma non esulto. I morti sono stati tantissimi, e se ne contano ancora. È mancato il senso civico di pensare agli altri, alla propria famiglia. Il virus è una catena e il rischio adesso è che si diffonda in Lombardia una nuova ondata.

(Paolo Vites) 

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