Vegana denuncia il vicino per il barbecue/ Il giudice le dà torto due volte

- Davide Giancristofaro Alberti

Vegana denuncia il vicino per il barbecue, ma il giudice le dà torto: ecco cosa è successo

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Grigliata popolare in Argentina (LaPresse)

La dura lotta fra vegani e amanti della carne, probabilmente non troverà mai fine, e lo si capisce anche dall’episodio che ci giunge dall’Australia. Una donna di Girrawheen, sobborgo di Perth, ha denunciato il proprio vicino di casa perché “colpevole” di aver fatto un barbecue. La vicenda è riportata in queste ultime ore dall’edizione online di TgCom24.it, secondo cui Cilla Carden, questo il nome della vegana, sarebbe stata così infastidita dall’odore di carne e pesce sulla brace, che avrebbe appunto avvisato le autorità locali. Stando al racconto della donna, il dirimpettaio non era la prima volta che dava vita a lauti banchetti sul barbecue, visto che spesso e volentieri accendeva la sua griglia in giardino, impedendole, a suo modo di vedere, di godersi la propria casa. Ma non finisce qui perché il vicino di casa fumava anche le sigarette, con conseguente odore di fumo, ed inoltre, si sentiva spesso e volentieri giocare a pallacanestro.

VEGANA DENUNCIA IL VICINO PER IL BARBECUE

Dopo la denuncia, i litigi fra i due sono giunti fino alle aule di tribunale, ma purtroppo per la donna vegana, il giudice ha giudicato per ben due volte “non colpevole” il vicino di casa. Guai però a pensare che la Carden sia intenzionata a fare un passo indietro, visto che la stessa ha promesso che a breve verrà presentato un nuovo ricorso “hanno messo lì il barbecue, quindi sento l’odore del pesce, non posso godermi il mio cortile, non posso andare là fuori, l’aria è irrespirabile”. Il vicino di casa, forse esausto da questi continui battibecchi, ha ben pensato di spostare la sua amata griglia, portandola su un altro lato del giardino, dove i fumi della carne e del pesce non dovrebbero infastidire più di tanto la signora vegana. Inoltre, ha impedito ai figli di giocare a basket nel vialetto di casa, anche se secondo il giudice “quello che stanno facendo è solo vivere nel loro cortile e nella loro casa come famiglia”.



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