Vino senza alcol, Ue verso l’ok “Si potrà chiamare lo stesso vino”/ L’Italia insorge

- Davide Giancristofaro Alberti

L’Ue è pronta a dare il suo ok al vino senza alcol: “Si potrà chiamare comunque vino”. Per la Coldiretti si tratta di un precedente pericoloso

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L’Unione Europea è pronta a dare il suo ok al vino senza alcol: si potrà chiamare lo stesso “vino” e potrà essere realizzato anche all’interno delle denominazioni d’origine. La novità rispetto a quanto ventilato negli ultimi mesi, come riferisce IlSole24Ore, è che lo stesso non potrà essere allungato con l’acqua, quindi annacquato, o almeno così sembra dalle discussioni in corso in quel di Bruxelles. L’Italia aveva dato il suo assenso alla produzione di vini analcolici ma aveva chiesto che tali prodotti non venissero chiamati “vino”, ma evidentemente le proteste del Belpaese non sono state accolte.

«Il potenziale sviluppo dei vini de-alcolati – sono le parole del Commissario Ue dell’agricoltura, Janusz Wojciechowski – rappresenta un’importante opportunità di mercato per il settore vitivinicolo dell’Ue. La domanda dei consumatori di prodotti vitivinicoli con un tenore alcolometrico inferiore è aumentata notevolmente negli ultimi anni. Nella sua proposta di riforma della politica agricola comune (Pac) del 2018, la Commissione ha previsto di adeguare il quadro giuridico dell’Ue in materia di vino per includervi questi nuovi e promettenti prodotti. E la proposta non contiene alcun riferimento all’aggiunta di acqua».

VINO SENZ’ALCOL, L’UE DA’ IL SUO OK: “CHIAMARE VINO UN PRODOTTO…”

E ancora: «La decisione relativa alla proposta spetta al Parlamento europeo e al Consiglio. Di fatto, nelle discussioni in corso a livello di trilogo, il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno convenuto, fatto salvo l’esito dei negoziati generali, di considerare i vini de-alcolati e parzialmente de-alcolati come prodotti vitivinicoli, di esigere un’etichettatura specifica per tali prodotti e di consentire la de-alcolizzazione parziale dei vini a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta».

Non si è fatta attendere la reazione degli agricoltori italiani, che attraverso la Coldiretti hanno commentato tale notizie in maniera preoccupata: «Rappresenta un grosso rischio e un precedente pericolosissimo soprattutto perché consentirebbe di chiamare vino un prodotto per il quale sono state compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Particolarmente grave è poi la decisione di considerare i vini de-alcolati come prodotti vitivinicoli e di consentire tale pratica anche per i vini a denominazione d’origine o a indicazione geografica protetta».

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