VIRUS INGLESE MUTATO/ 800mila contagi al mese in Italia, tremano le terapie intensive

- Marco Pugliese

Virus mutato: la mutazione di Covid individuata in Uk si sta rapidamente diffondendo nel mondo. Rischia di saturare in poco tempo le terapie intensive

Coronavirus, al microscopio, elaborazione grafica
Coronavirus al microscopio (foto dal Web)

In Gran Bretagna, pare da settembre, circola una versione mutata del Sars-Cov-2, che di mutazioni ne ha 22 accertate da marzo, relativamente ininfluenti perché poco diffuse.

Sembra invece che questa particolare mutazione porti in dote una contagiosità più elevata del 70%, con un incremento settimanale del 50% rispetto al Sars-Cov-2 che conoscevamo.

In termini matematici questo che cosa significa?

1,5^n è la potenza che possiamo utilizzare per comprendere l’impatto della nuova variante. Dove n rappresenta l’esponente, ovvero il numero di settimane date ed 1,5 la base di infezione.

Poniamo di analizzare un mese, ovvero quattro settimane.

Abbiamo 1,5^4,3 (approssimazione di un mese, che non ha 28 giorni di media) che risulta circa 5,72. In pratica una persona contagiata in un mese (teorico) ne contagia 6.

Contando che i contagi giornalieri sono a 16.000 circa, si arriverebbe a numeri importanti, più o meno 800.000 in un mese.

Questi calcoli sono ipotetici ma partono dai dati reali inglesi, che appunto indicano incrementi settimanali al 50%. Il virus risulterebbe non più aggressivo ma sicuramente più contagioso.

Perché questo aspetto preoccupa Europa e Gran Bretagna?

La risposta è molto semplice: se il contagio prendesse una piega come quella spiegata sopra, la saturazione del sistema sanitario sarebbe possibile, visto che per statistica il 20% delle persone colpite da Sars-Cov-2 necessitano di assistenza medica. Questo particolare dettaglio, se esponenziale, renderebbe molto complicato lo scenario.

Questo motivo ha indotto i governi europei a chiudere le frontiere con Londra, cercando di limitare il più possibile la diffusione del nuovo ceppo, che dovrebbe mantenere invariate le altre peculiarità.

Oltre alla diffusione, è importantissimo cercare di stabile se i test riescano a rivelare i positivi con la variante e soprattutto capire se i vaccini possano essere ugualmente efficaci.

Ha detto all’Ansa il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca: “Con i consueti test diagnostici molecolari si rileva l’Rna virale ed eventualmente la carica virale, ma la nuova variante si identifica solo se si fa uno studio più accurato della sequenza genetica del virus, considerando cioè il suo intero genoma oppure sequenze parziali”. Secondo Broccolo si perderebbero casi positivi, soprattutto con i test rapidi antigenici, perché questi test cercano l’antigene alla proteina Spike, che se modificato non porta al risultato sperato.

Ed i test molecolari? Broccolo dichiara: “si dovrà verificare in particolare tutti quei test che amplificano la sequenza del gene S e le aziende produttrici dovranno revisionare le specifiche sonde molecolari e notificarle all’ente certificatore”.

La variante del virus Sars-Cov-2 può inficiare il lavoro dei vaccini? “Nessuno può saperlo”, dice ancora Broccolo. Servono, secondo il virologo, vaccini diversi, anticorpi monoclonali a spettro specifico e farmaci antivirali.

La tecnologia dei nuovi vaccini Pfizer-Biontech e Moderna offre la possibilità di “aggiornare” e quindi modificare ed adattare il prodotto alle mutazioni in un lasso di tempo inferiore rispetto a quelli tradizionali. In linea teorica inoltre il virus dovrebbe nuovamente mutare con una certa velocità e su larga scala per renderli inefficaci: i dati parlano di anni, le probabilità esistono ma non sono, per fortuna, molte.

In sintesi quindi questa nuova variante preoccupa principalmente per la contagiosità.



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