Vitamina D, è boom fra gli anziani/ L’Aifa preoccupata: “Non contrasta il covid”

- Davide Giancristofaro Alberti

Boom di consumo di Vitamina D fra le persone più anziani: a svelare i dati è stato il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, le sue parole

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Cibi più ricchi di vitamina D (Smart Food)

E’ boom del consumo di Vitamina D fra gli anziani, così come rivelato dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco. Il direttore generale Nicola Magrini, parlando durante la presentazione del primo Rapporto Nazionale Aifa dal titolo ‘L’uso dei farmaci nella popolazione anziana in Italia’, anno 2019, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed), con il coordinamento dell’Aifa e dell’Iss, ha spiegato che: “La vitamina D – le parole del dg riportate dal sito della Dire – è il primo farmaco per consumo tra gli anziani”. Magrini ha quindi aggiunto, sul tema, che “è un dato certamente interessante ma anche preoccupante, perché non ci sono le evidenze perché sia il primo farmaco…”.

“Vi sono anzi preoccupanti echi di vitamina D – ha aggiunto – con proprietà che non ha, come la protezione dalle infezioni, piuttosto che di qualche efficacia che non ha, per esempio rispetto al Covid, e purtroppo invece si sentono notizie di questo tipo che vanno chiaramente contrastate e combattute”.

VITAMINA D, BOOM FRA ANZIANI: “SE SI FA UN RAPPORTO CON GLI ALTRI PAESI EUROPEI…”

La preoccupazione aumenta altresì in quanto in Italia, rispetto al resto dei paesi dell’Unione Europea, si fa un utilizzo smodato di Vitamina D, e a riguardo il direttore generale dell’agenzia italiana del farmaco, ha aggiunto: “Se si fa un confronto europeo si vede come in alcuni Paesi quello che in Italia è un farmaco presente tra i primi cinque non figura tra i primi cento. Questo significa che c’è un’attenzione eccessiva e impropria all’uso di un farmaco, anche a dosi elevate, per cui non vi sono evidenze”.

Magrini ha spiegato che negli ultimi periodi il consumo di Vitamina D fra le persone più anziane è comunque diminuito: “I consumi di vitamina D si sono ridotti di un 20-30% dopo l’applicazione di una nota, chiaramente guidata dalle buone evidenze scientifiche per riportare a un uso corretto, da cui è scaturita una percentuale di riduzione che, probabilmente, farà registrare un’ulteriore diminuzione più avanti”.



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