WELFARE & SALUTE/ I nuovi servizi necessari per un’Italia sempre più anziana

- Alessandra Servidori

Cresce il numero degli anziani in Italia e questo determina la necessità di ridisegnare i servizi di assistenza loro dedicati

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Foto di truthseeker08 da Pixabay

L’incremento del numero degli anziani in Italia è altissimo. Istat ha misurato che dall’inizio del secolo al 2017 gli ultrasettantenni sono passati da sette a dieci milioni e, secondo le previsioni dell’Istituto, nel 2042 dovrebbero diventare quindici milioni. Questa crescita è dovuta sia al progressivo ingresso in età anziana dei figli nati fra il 1945 e il 1975, sia allo straordinario incremento della sopravvivenza. Come sarà possibile garantire a tutte queste persone un’adeguata assistenza sociale e sanitaria?

Quando programmiamo dunque le politiche sociosanitarie dobbiamo partire da questa realtà che come prima evidenza presenta il fatto che l’invecchiamento della popolazione procede di pari passo con l’incremento delle persone che vivono da sole, che non potranno godere dell’assistenza dei figli e nipoti, anche a causa dell’inarrestabile declino demografico, e che non avranno mezzi per sostenersi. Nel prossimo ventennio la popolazione anziana italiana  aumenterà  del 50% delle persone con più di settant’anni; raddoppierà il numero degli anziani con più di novant’anni; aumenteranno gli anziani con pochi figli e quelli non più autosufficienti che già oggi sono 3 milioni, perché l’evoluzione della capacità di contrasto delle patologie che inducono le diverse disabilità è molto alta e non abbiamo dati certi. Tuttavia, con il sostegno dei decisori politici, dei gestori dei servizi, delle famiglie, delle associazioni e della rete di sostegno informale, si possono costruire dei database su numeri e fatti per delineare strategie nuove per sostenere  questa parte della popolazione e insieme individuare indicazioni per quanti hanno e avranno l’onere di programmare i servizi per gli anziani nell’Italia del prossimo ventennio.

La principale indicazione è l’esigenza di migliorare e articolare l’offerta di assistenza domiciliare. In Italia gli anziani non autosufficienti e che pertanto hanno fabbisogni di accesso a servizi o interventi più complessi che in passato (aumento della multi-morbidità, frammentazione dei nuclei familiari, solitudine, ecc.) vanno aiutati: per questo, priorità loro e delle famiglie è quella di tardare quanto più possibile l’istituzionalizzazione a favore di forme di presa in carico flessibili, più o meno formalizzate e al domicilio. Questo tipo di esigenza collide però con l’impostazione convenzionale dei servizi pubblici, come descritto dai dati di rete di offerta che vede l’assoluta centralità delle soluzioni residenziali tra le risposte al bisogno di Long-Term Care (LTC), affiancate da una modesta diffusione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Quest’ultima rappresenta ormai un rimedio tampone in risposta a episodi acuti, che per l’intensità assistenziale che garantisce (16 ore annue medie per anziano) non permette nei fatti di parlare di presa in carico continua e sufficiente a fronteggiare la fragilità di un anziano.

È necessario avanzare nuove riflessioni che possano guidare il rilancio del settore su due piani logici distinti ma complementari: il livello che guarda al settore e al sistema nel suo complesso e il livello che invece riguarda la gestione del rapporto con le famiglie all’interno dei servizi. Il  legislatore nazionale e i governi regionali, unendo una prospettiva di ristoro economico immediato, devono provvedere a una revisione strategica complessiva del settore sociosanitario nella più ampia filiera di cura nel medio-lungo periodo. Il rinnovamento del portafoglio dei servizi è fondamentale  incoraggiando lo spostamento dello sguardo da logiche di accreditamento pubblico a quelle orientate alla lettura  e interpretazione dei bisogni delle famiglie, che possono guidare la strategia e l’organizzazione aziendale.

L’insieme delle sfide all’orizzonte è corposo, ma i tempi che stiamo attraversando rendono non più rinviabile la riflessione collettiva circa la modalità di ripensare un settore cruciale per il nostro Paese, per troppo tempo relegato ai margini del dibattito e le cui conseguenze si sono dolorosamente palesate: il benessere integrale della persona diventa sempre più un obiettivo sfumato.

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