Gli ultimi sei episodi della quinta stagione di Yellowstone sono arrivati su Sky e Now durante le feste di Natale, accompagnando – com’è giusto che sia per un gran finale – il saluto commosso alla famiglia Dutton e al loro ranch in Montana da parte di milioni di fan. Come i pezzi di un puzzle che si compongono lentamente e senza un ordine preciso, la storia della famiglia americana di allevatori, lunga oltre 142 anni, dall’arrivo nella valle di Elsa Dutton fino alla struggente scena dello smontaggio della gigantesca “Y” dal fienile, rappresenta il racconto di un’America selvaggia e crudele. È una storia intrisa di un’idea profonda della libertà individuale e di poche, ma chiare, regole per la convivenza civile tra diversi, in un contesto di ampi spazi che costringono a coesistere.
C’è sicuramente un motivo per cui, col passare del tempo, la serie creata da Taylor Sheridan e portata al successo da un eccezionale e maturo Kevin Costner è diventata il simbolo dell’America contemporanea. Non solo perché riscrive la storia della conquista del West, restituendo la giusta luce al contributo di tutti e mettendo in evidenza le profonde ingiustizie subite dai nativi senza negare le motivazioni che hanno spinto milioni di persone a partire da terre lontane in cerca di futuro in luoghi inospitali ma liberi. Soprattutto, Yellowstone riesce a raccontare la storia di un popolo senza nasconderne contraddizioni e difetti, considerandoli, alla fine, non solo inevitabili, ma anche parte delle ragioni del successo.
Come sappiamo, tra la fine della prima parte della quinta stagione e la seconda, è trascorso molto tempo a causa dell’impossibilità di raggiungere un accordo con il protagonista Kevin Costner, che ha scelto di uscire definitivamente di scena, lasciando ai figli il compito di affrontare il problema del futuro del ranch. Questa decisione, legata anche a numerosi impegni professionali, tra cui la produzione del kolossal Horizon (che però non sembra eguagliare il successo di Yellowstone), non ha danneggiato il racconto e non ha deluso le aspettative, anche grazie alle straordinarie interpretazioni degli attori rimasti in scena.
In particolare, nel film Yellowstone merita una menzione Kelly Reilly, talentuosa attrice britannica che interpreta l’irrequieta Beth, un ruolo cresciuto progressivamente per importanza, divenendo il simbolo di un nuovo protagonismo femminile nel mondo fortemente maschile dei cowboy. Di rilievo, in Yellowstone, è anche il contributo di Luke Grimes, attore statunitense che interpreta Kayce, il figlio più vicino alla cultura dei nativi, a cui è profondamente legato. Infine, vale la pena citare il giovane Jefferson White, nel ruolo di Jimmy, uno dei tanti ragazzi cresciuti nel ranch e nel mito della vita racchiusa tra un buon cavallo e una mandria.
John Dutton, per fronteggiare l’attacco della Market Equities, uno dei più grandi fondi di investimento degli Stati Uniti intenzionato a realizzare sulla sua immensa proprietà un grande polo turistico con aeroporto per ricchi in cerca di emozioni, si era candidato a Governatore del Montana, vincendo nettamente. Con lo slogan “Se questa è la modernità, io sono il baluardo del passato”, ha escluso ogni margine di trattativa con chi aveva già investito milioni di dollari, rendendo inevitabile uno scontro senza esclusioni di colpi, compreso un tentativo estremo di eliminarlo fisicamente e inscenare un suicidio.
I figli, Beth e Kayce, raccolgono il suo testimone e, dopo aver smascherato le false notizie sul finto suicidio del padre, si concentrano sull’obiettivo di garantire un futuro al ranch. Lottano per salvaguardare il principio che ha guidato i Dutton per quasi un secolo e mezzo: l’integrità della loro proprietà. La storia culmina in una decisione finale, tanto improvvisa quanto saggia.
Grazie alla straordinaria capacità creativa e produttiva di Taylor Sheridan – quasi tutte le sue opere sono targate Paramount+ – la saga dei Dutton si è trasformata in una miniera di prequel e spin-off. Si parte dallo straordinario 1883, dedicato all’arrivo della famiglia in Montana attraverso un viaggio nell’America della nuova frontiera, fino a 1923 (di cui è prevista a breve la seconda stagione), ambientato negli anni della Grande depressione. Sono inoltre in preparazione uno spin-off sul futuro della storia d’amore tra Beth Dutton e Rip, che prosegue in un nuovo ranch dopo la chiusura dello Yellowstone, e uno – molto atteso dagli appassionati di monta americana – sulla storia del famoso ranch texano 6666.
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