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IL CASO/ Sbai: ecco perché anche la tragedia di Sanaa ha un senso

L’omicidio di Sanaa da parte del padre rappresenta «un attentato contro l’integrazione e contro le istituzioni democratiche». SOUAD SBAI spiega perché la condanna all’ergastolo costituisce un importante precedente per il sistema giuridico italiano

Sanaa_DafaniR375.jpg (Foto)

La sentenza di condanna all’ergastolo emessa contro El KAtawi Dafani, il padre omicida della povera Sanaa Dafani, rappresenta una pietra miliare che va a costituire un precedente importantissimo per l’ordinamento giuridico italiano.


Le vicende legate alla triste fine della ragazza, che oggi è ormai cronaca raccontata da tutta la stampa locale e nazionale, dopo l’ondata di indignazione suscitata non solo nell’opinione pubblica italiana, ma anche fra tutti i musulmani moderati che combattono giornalmente per affermare un Islam moderno, riformista, moderato, al riparo dalle velenose e subdole spire dell’estremismo, hanno risvolti giuridici essenziali.


Il collegio di difesa del padre-orco aveva chiesto, durante l’udienza dello scorso 14 giugno, che venissero riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, l’attenuante culturale, l’attenuante della riduzione del rito e il minimo della pena in base ai presupposti che l’uomo non aveva mai picchiato la figlia, ma che l'aveva cresciuta con amore. Il giudice Patrizia Botteri non le ha fortunatamente concesse.


Come è stato dimostrato nella fase istruttoria del processo, l’omicida ha agito con premeditazione infliggendo alla vittima sevizie e crudeltà punibili secondo l’aggravante 61 numero 4 del codice penale che, assieme all’aggravante della premeditazione, sono state punite con l’ergastolo, la cui sentenza è scaturita dalla condanna ai 30 anni più il cumulo con l’isolamento diurno.


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COMMENTI
18/06/2010 - La rara dote del coraggio (alessandra de pra)

Grazie per ogni singola parola che ha scritto in questo articolo. Sono convinta che tutto il male del mondo può arrivare qui ed ora se solo trova uno spiraglio nella ns. mancanza di coraggio. Condivido perciò appieno il suo rimprovero verso le femministe e verso la magistratura. Mi conforta constatare che il giudice di questo processo, alla cui fermezza dobbiamo la condanna di ergastolo, è una donna. E' una specie di risarcimento postumo a questa figlia la cui madre non aveva esitato a "perdonare". Ma il problema del coraggio, è di noi tutti, donne e uomini: senza, la nostra umanità è mutilata, il ns. futuro incerto. Questa notizia mi dà speranza. E anche il sapere che ci sono, tra i ns. politici, persone che si spendono con la Sua passione.