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J'ACCUSE/ Quel terrorismo mediatico che ci vuole tutti in coma

Pubblicazione:lunedì 31 gennaio 2011

Fotografia d'archivio Fotografia d'archivio

Al dilagare dell’arcinoto testamento biologico tra i titoli di giornali, mi viene da consigliare la lettura di un testo appena tradotto in italiano, di uno dei consiglieri giuridici di Barack Obama: “Il diritto della paura” (Ed Il Mulino). L’autore è Cass R Sunstein e sostiene una tesi ben nota agli economisti: l’essere umano è un essere colmo di paure, ma così colmo che se il vento dei giornali porta da una parte, se ne frega delle probabilità reali che un avvenimento avvenga e si getta in un’impari lotta per evitarlo.

 

E’ un concetto ben conosciuto agli economisti, sul quale si basa la tendenza individuale al rischio, e la paura verso la perdita. Cosa c’entra un libro di sociologia con il testamento biologico? Semplice: l’evidenza che siamo dominati da un terrorismo mediatico per il quale anche un evento rarissimo a verificarsi - come il restare in coma incoscienti e intubati - determina una corsa affannosa ai ripari.

 

Il libro suddetto ci mostra come non dalla razionalità, ma dall’ansia siamo determinati nelle scelte etiche e che quest’ansia può essere manovrata. Ad esempio col fenomeno del “probability neglect”, secondo il quale il cittadino medio si disinteressa delle statistiche, quando i titoli dei giornali sono abbastanza grossi da mettere abbastanza paura. Ben sanno gli economisti che un cittadino, davanti alla possibilità di guadagnare 100 o di perdere 100, spende 10 per cercare il guadagno, ma spende 50 per garantirsi dalla perdita… pur essendo la somma (che si perderebbe o che si guadagnerebbe) sempre la stessa: 100.

 

“Trascurare il livello di probabilità è un problema serio, perché induce a individuare priorità mal riposte”, spiega Sunstein. E affonda l’attacco spiegando che sottovalutare o sovrastimare i rischi è contagioso: dipende con chi si parla e cosa si legge.


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