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J'ACCUSE/ Quel terrorismo mediatico che ci vuole tutti in coma

Il dibattito sul testamento biologico popola spesso le pagine dei giornali enfatizzando toni allarmistici. CARLO BELLIENI commenta questa tendenza per IlSussidiario.net

Fotografia d'archivio Fotografia d'archivio

Al dilagare dell’arcinoto testamento biologico tra i titoli di giornali, mi viene da consigliare la lettura di un testo appena tradotto in italiano, di uno dei consiglieri giuridici di Barack Obama: “Il diritto della paura” (Ed Il Mulino). L’autore è Cass R Sunstein e sostiene una tesi ben nota agli economisti: l’essere umano è un essere colmo di paure, ma così colmo che se il vento dei giornali porta da una parte, se ne frega delle probabilità reali che un avvenimento avvenga e si getta in un’impari lotta per evitarlo.

 

E’ un concetto ben conosciuto agli economisti, sul quale si basa la tendenza individuale al rischio, e la paura verso la perdita. Cosa c’entra un libro di sociologia con il testamento biologico? Semplice: l’evidenza che siamo dominati da un terrorismo mediatico per il quale anche un evento rarissimo a verificarsi - come il restare in coma incoscienti e intubati - determina una corsa affannosa ai ripari.

 

Il libro suddetto ci mostra come non dalla razionalità, ma dall’ansia siamo determinati nelle scelte etiche e che quest’ansia può essere manovrata. Ad esempio col fenomeno del “probability neglect”, secondo il quale il cittadino medio si disinteressa delle statistiche, quando i titoli dei giornali sono abbastanza grossi da mettere abbastanza paura. Ben sanno gli economisti che un cittadino, davanti alla possibilità di guadagnare 100 o di perdere 100, spende 10 per cercare il guadagno, ma spende 50 per garantirsi dalla perdita… pur essendo la somma (che si perderebbe o che si guadagnerebbe) sempre la stessa: 100.

 

“Trascurare il livello di probabilità è un problema serio, perché induce a individuare priorità mal riposte”, spiega Sunstein. E affonda l’attacco spiegando che sottovalutare o sovrastimare i rischi è contagioso: dipende con chi si parla e cosa si legge.