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NEW YORK/ Matrimonio a ogni costo, la pretesa dei falsi diritti

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Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, il 26 giugno durante il Gay Pride (Ansa)  Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, il 26 giugno durante il Gay Pride (Ansa)

Sabato notte lo stato di New York ha approvato una legge che consente il matrimonio fra omosessuali e nei giorni successivi la stampa americana ha posto una grande enfasi su questa decisione. In effetti non capita tutti i giorni che un istituto giuridico di tradizione plurisecolare come il matrimonio e la famiglia sia modificato in uno dei suoi connotati essenziali. Si tratta di un cambiamento che potrà esplicare un grande impatto sociale, soprattutto nel lungo periodo. Le comunità gay hanno esultato e riempito le strade di New York. Altri hanno protestato energicamente.

Chi scrive non esulta di fronte a questa decisione. Proviamo a mettere da parte la pura reattività e a porci qualche interrogativo più in profondità.

In che cultura si radica una decisione di questo tipo?

Gli argomenti che ricorrono nel dibattito sul matrimonio omosessuale sono essenzialmente due. Il primo: se sposarsi è un diritto, occorre che ciascuno sia libero di sposarsi con chi preferisce, senza condizioni. Il secondo: impedire il matrimonio agli omosessuali è una discriminazione.

Il primo argomento esprime una idea di individuo in-dipendente, dis-incarnato, che non dipende da nulla e da nessuno, la cui libertà si risolve nella possibilità di svincolarsi da qualunque dato e da qualunque condizione, compresa la propria identità sessuale. Secondo questa concezione il genere, si dice, non è dato, ma è scelto. Ma esiste nel mondo reale una condizione umana in cui la scelta, la preferenza, la volontà, l’aspirazione si realizza svincolata da ogni condizione data? Questo argomento, se portato a piena coerenza, dovrebbe indurre ad eliminare ogni condizione che la legge prevede per il matrimonio: età, divieto di matrimonio tra consanguinei, monogamia, etc.

Il secondo è frutto di una difficoltà tipica della nostra epoca che tende a confondere differenziazione e discriminazione. È vero che nel passato ci sono state molte legislazioni e costumi sociali aspri e inospitali verso gli omosessuali, se non addirittura impietosamente discriminatori: ancora negli anni 90 alcuni stati americani prevedevano il reato di sodomia, punito con il carcere. Questo retaggio del passato ha innescato una giusta sensibilità avverso le discriminazioni subite dagli omosessuali.



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COMMENTI
28/06/2011 - Matrimonio gay (Carla D'Agostino Ungaretti)

Pare incredibile che in un mondo come il nostro, in cui l'istituzione matrimoniale ha subito una svalutazione quale non era mai stata conosciuta prima, proprio gli omosessuali vogliono sposarsi! Del resto, se da noi proprio una personalità mediatica come il prof. Veronesi fa l'apologia dell'amore omosessuale come più "puro" di quello che io, non mediatica, chiamo "sano" e "normale", è evidente che prima o poi dovremo aspettarci il capovolgimento delle leggi naturali. A quando la legittimazione sociale dell'incesto e il matrimonio con gli animali?