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LETTERA/ Giartosio: caro Doninelli, non parliamo di "diritto al figlio", ma di uguaglianza sì

L'editoriale di Luca Doninelli ha affrontato il tema della genitorialità omosessuale, a partire da una discussione tra amici. TOMMASO GIARTOSIO riprende la "discussione" di quella sera

Un bambino gioca con l'acqua di una fontana (InfoPhoto) Un bambino gioca con l'acqua di una fontana (InfoPhoto)

Caro direttore,

La riflessione di Luca Doninelli su matrimoni e adozioni gay, che mi chiama "in causa", comincia con una buona notizia: di sera, tra amici, si parla anche di questi temi. Non era scontato. In Italia la questione dei diritti delle persone omosessuali è troppo spesso lasciata alle prese di posizione poco argomentate di media, politici e vip. Invece occorrerebbe che ci fosse anche – non il ritualmente invocato “grande dibattito” (che è, nella cultura politica italiana, fratello germano della “grande riforma”) – ma tanti piccoli dibattiti che diffondano riflessioni, ipotesi e soprattutto esperienze. Di sera, tra amici.

Sottolineo l’importanza dell’esperienza vissuta perché concordo con Doninelli sui limiti di un dibattito affidato a quegli esperti che “si fermano sui principi generali”. Se si parla di principi generali, si può andare avanti all’infinito. Ci sarà sempre un altro filosofo o psicoanalista che vuole riaprire la discussione. È la prova dei fatti che costringe ad arginarla. Cioè l’esito delle ricerche compiute su migliaia di famiglie omogenitoriali reali. Mi permetto di citare un recentissimo intervento del giurista Alexander Schuster: “Singoli o organizzazioni professionali minori che contestano gli studi che ritengono che non vi sono danni ai bambini ci saranno sempre. D’altra parte, ancora oggi ci sono scienziati che difendono il creazionismo biblico. Occorre però riflettere sul fatto che la comunità scientifica che “conta” (mi si consenta la semplificazione) ha preso oramai una posizione chiara, in America, in Europa ed altrove… In uno dei casi più importanti per l’Europa (celebrato presso la Corte di Strasburgo) chi si opponeva alla omogenitorialità ha potuto produrre un solo articolo scientifico, peraltro molto cauto nell’affermare che vi sono danni. Penso che se le associazioni conservatrici di levatura mondiale e più note non hanno trovato di meglio si possa concludere che la scienza una posizione l’ha espressa con chiarezza”. Il “conformismo” a favore delle famiglie gay lamentato da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera del 30 dicembre scorso è insomma il comprensibile effetto di ricerche che danno risultati omogenei fino alla noia.

Su di essi, ma non a prescindere da essi, è bene che nasca un dibattito tra chi li trova conformi alle proprie teorie e chi invece è costretto a rivederle.

Ma vengo alla questione centrale sollevata da Doninelli: il diritto al figlio. Provate – è facile – a cercare questa locuzione in rete, con Google. Avrete 834mila risultati, in gran parte siti che denunciano l’onnipresente rivendicazione di un preteso diritto al figlio. Ora cercate: “ho diritto a un figlio”, “ho diritto a avere un figlio”, “ho diritto di avere un figlio”. Risultato: praticamente zero. La verità è che il diritto al figlio non viene rivendicato da nessuno. E sì che in rete ci scrivono tutti! Forse si ha paura di ammettere un diritto simile? Ma perchè censurarsi, in quell’impero della provocazione, del radicalismo, dei nick, dei troll che è Internet? E comunque non ci era stata descritta come una rivendicazione ormai completamente sdoganata, egemonica, mainstream? 


COMMENTI
21/01/2013 - Nuova risposta, 2 (Tommaso Giartosio)

...Sì, la ricerca di “ho diritto ad un figlio” dà circa “81.000 risultati”, in apparenza. Ma se scorre fino in fondo alla pagina vedrà che si tratta di tre sole schermate, per un totale di appena 23 siti. Al termine troviamo la consueta scritta: “Al fine di visualizzare i risultati più rilevanti, sono state omesse alcune voci molto simili alle 23 già visualizzate.” Vediamo ora questi 23 siti. 2 fanno riferimento alla pagina web del Sussidiario che ci sta ospitando. Altri 2 a un qualunque blog (“Ho diritto ad un figlio geniale Ad una madre speciale Ad un marito pazzo”: si aprono nuovi fronti per la famiglia in pericolo). E tutte le altre 19 pagine web - dunque presumibilmente anche le 80.977 “molto simili”: ma se vuole, verifichi pure – riportano la stessa frase del signor Beattie che lei ha citato, ovviamente e giustamente condannandola. Dunque mi correggo: non è vero che nessuno usa questa frase. C’è 1 persona che la dice, sperduta nel Nordovest americano, e 80.996 altre persone che la ripetono a tambur battente. Perché lo fanno? Per denunciare l’universale dominio del “diritto al figlio”.

 
21/01/2013 - Nuova risposta, 1 (Tommaso Giartosio)

Grazie dei contributi. @Michela Scotti: sarò disposto a chiamare “padre” un donatore di sperma il giorno in cui un’insegnante dirà a un ragazzo adottato alla nascita: “Quella che ti accompagna a scuola non puoi chiamarla madre”. La vera genitorialità nasce dalla cura, dall’amore, dalla responsabilità, non dai geni. Ma sono d’accordo con lei sul fatto che tutti i bambini abbiano il diritto di sapere chi siano i propri genitori biologici e se possibile di conoscerli, come già avviene da tempo senza grandi drammi (tranne in pochi pubblicizzatissimi casi). Sulla questione dell’identità sessuale mi astengo, cara Michela, è chiaro che abbiamo idee molto diverse, ma la questione ci porterebbe troppo lontano; inoltre vedo che la stessa questione viene impugnata con toni piuttosto ingiuriosi da Alessandro D’Alessandro e non ho voglia di raccogliere il guanto. @Peter DeBrando Chiesa: Veronesi evidentemente vuol dire “diritto a far nascere un embrione sano e non uno malato”: non credo sia egoismo, ma anche qui credo che dobbiamo tenerci la nostra differenza d’opinione. Di Regnerus ho già detto. E poi c’è la questione Google, su cui lei ironizza...

 
21/01/2013 - artifici verbali per nascondere la verità (Alessandro d'Alessandro)

Ma quando finiremo di farci prendere in giro? Crede che uno sia fesso quando Lei vuole distinguere il diritto di avere un figlio da quello di accedere al medesimo reparto ospedaliero? In questo specifico campo i cristiani difendono lo stato di natura e non una legge o un dogma. Dunque la pretesa di costruire una famiglia contro natura è pura e semplice YBRIS dell'uomo, che non si riconosce creatura che agisce in un ordine naturale precostituito, semplicemente da accettare, ma pretende di essere ciò che vuole, a costo di forzare la natura. Lei crede che l'uomo sia la definizione culturale che se ne dà: è per questo motivo, ad esempio, che si legittima l'aborto, e cioè perché si dà dell'uomo una definizione non legata alla esperienza della realtà (l'ovulo fecondato contiene in sé tutta intera la persona, che deve solo crescere), ma filosofica (l'uomo diventa tale quando ha coscienza di sé, e pertanto prima di tale momento è solo un grumo di sangue). Nel caso delle adozioni da parte di gay si antepone, poi, il diritto di avere un figlio a quello del bimbo, di avere come punto di riferimento quei due esseri che - soli - possono metterlo al mondo. La quercia può stare con una abete e voler mettersi in casa un pioppo?

 
21/01/2013 - Usare meglio google (Peter DeBrando Chiesa)

La quinta entrata alla ricerca 'ho diritto ad un figlio' (anche il mio pc come quello di Crippa ha miracolosamente trovato centinaia di pagine di risultati) riporta ad un articolo di Repubblica, riguardante il transgender Thomaa (Tracey) Beatie. Costui, nata donna, diventato uomo, è 'rimasto/o' incinta/o ed alla nascita della figlia ha dichiarato: "Avere un bambino non è un desiderio femminile, né maschile. E' un bisogno umano. Sono una persona e dunque ho diritto ad un figlio biologico". Secondo Giartosio nessuno vuole 'un diritto al figlio', né tanto meno un 'diritto alla salute'. Cito lo 'scienziato' Veronesi in un'intervista a Io Donna: "Chi negherebbe, se non per ideologia, il desiderio biologico - e il diritto - di avere un figlio sano, dal momento che la scienza offre gli strumenti appropriati?" Quindi si rivendica non solo il diritto di avere un figlio, ma pure il diritto di avere un figlio sano. L'assioma è "se si può e se si vuole, si ha il diritto'. Questo e' puro Egoismo. Per finire, perché quello che dice Schuster è scientifico e quello che dice Regnerus no?

 
21/01/2013 - Risposte, 2 (Tommaso Giartosio)

.... Il principale studio contrario pubblicizzato in tempi recenti è quello di Mark Regnerus, e l’autore stesso ha ammesso che lo studio ha difetti di metodo e non prova nulla sulle capacità genitoriali degli omosessuali (“this is not about saying gay or lesbian parents are inherently bad”). Lo studio di Regnerus riguarda soprattutto le famiglie etero entrate in crisi quando uno dei genitori si scopre gay. Non dice quasi nulla sui bambini voluti e cresciuti in famiglie omogenitoriali. 3. Premesso che sono assolutamente contrario allo sfruttamento di donne indigenti, io non ho parlato dei contenuti di una buona legge sulla procreazione assistita (ben altro spazio mi sarebbe stato necessario!): ho solo detto che una legge deve essere uguale per tutti. Parità d’accesso. 4. In effetti se la discussione sul senso del messaggio cristiano è vista come una mancanza di rispetto, diventa inutile discutere. Così come se a una risposta garbata si risponde (@ Giovanni Pieroni) con accuse di vigliaccheria e frode mancano le premesse per qualsiasi dialogo.

 
21/01/2013 - Risposte, 1 (Tommaso Giartosio)

Ringrazio per i commenti. @Giuseppe Crippa: se lei digita su Google le parole: diritto al figlio, il motore di ricerca le darà tutte le pagine in cui compaiono le tre parole diritto, al, figlio, in qualsiasi posizione e ordine, anche lontanissime l’una dall’altra. Troverà per esempio tantissime pagine sul diritto di famiglia, semplicemente perché parlano di diritti e di figli. Per trovare invece solamente le occorrenze della frase “diritto al figlio” deve digitarla così, virgolettando all’inizio alla fine. Vedrà che i risultati, per questa e per le altre frasi che ho citato, sono quelli che le ho detto. Concordo in pieno con quanto lei scrive, molto bene, sulla genitorialità vista come un desiderio che incontra un diritto. @Giuseppe Romiti. Al punto 1 ho già risposto, se la frase “ho diritto a un figlio” fosse così comune come lei ritiene sarebbe davvero strano vedere che in rete è del tutto assente. Punto 2: dobbiamo fare attenzione a non venire accecati dai nostri giudizi a priori. Stiamo parlando di centinaia di studi prodotti in molti paesi nell’arco di circa quarant’anni e pubblicati da autorevolissime riviste peer-reviewed...

 
21/01/2013 - grazie... (Michela Scotti)

...per la discussione su questi temi che ospita questo giornale. Sono rimasta colpita soprattutto dal fatto di poter "creare" figli con le tecniche di fecondazione assistita come diritto, perchè questo creerebbe bambini che non conoscono uno dei genitori. Non mi sembra sia rispettoso del loro diritto. Facendo il percorso per accedere all'adozione ci hanno avvertito più volte del desiderio naturale che avrà nostro figlio/a di conoscere i genitori naturali, per cui perchè creare situazioni drammatiche? Per il resto come ha detto meglio di me il filosofo Barcellona con un articolo sul sussidiario, è irragionevole negare ciò che semplicemente c'è. La differenza sessuale e il fatto che questa alterità sia feconda fa parte della nostra identità. C'è. E' una questione di realismo, non di fede, per quanto mi riguarda. C'è anche se la si nega coi decreti. L'unione omosessuale può essere bellissima, e meglio dell'altra, ma non è famiglia.

 
20/01/2013 - Per la natura i figli solo da un uomo e una donna (GIOVANNI PIERONI)

Non ci può essere uguaglianza tra situazioni differenti, ferma restando la pari dignità di ogni essere umano (questo per rispondere al richiamo fuori luogo a Goebbels). Perdippiù quando si parte da una situazione di obiettiva immoralità ma non si ha il coraggio di riconoscerla ogni successiva elucubrazione anche ammantata di ingannevoli sentimentalismi ha solo finalità perverse, con grave danno dei più deboli e indifesi, cioè i bambini.

 
20/01/2013 - grazie per il tono pacato e cortese ma... (Giuseppe Romiti)

Non sono d'accordo su molteplici punti: - ho sentito e letto innumerevoli volte che "abbiamo il diritto ad avere figli" e che "abbiamo il diritto alla salute", non so lei chi frequenta e cosa ha letto sino ad ora; - su certi temi la cosiddetta "comunità scientifica" è soggetta a pressioni ideologiche e spinta al conformismo, pena la messa sulla gogna e la perdita di finanziamenti alla ricerca, comunque, come questo giornale ha documentato, esistono studi seri in senso contrario; - vorrei capire se il "diritto all'accesso" ai centri di fecondazione assistita per lei comprenda anche il diritto di acquistare ovuli e di affittare uteri approfittando di donne indigenti; - per favore, se volete essere veramente cortesi, non usate il cristianesimo per avallare l'deologia che sostiene la cancellazione dei ruoli paterno e materno, la perdita della complementarità fra i sessi, l'idea che il figlio non si "procrea" bensì si fabbrica, non mettete in bocca a Cristo ciò che non c'è mai stato, per favore. Si chiede rispetto.

 
20/01/2013 - Verifica tecnica (Giuseppe Crippa)

Non so spiegarmi, caro Giartosio, come mai il mio Google offra 8.480.000 (e non 834.000) risultati alla ricerca di “ll diritto al figlio” e soprattutto come non ne offra zero o quasi alla ricerca di “Ho diritto ad un figlio” ma ben 1.250.000 e ne offra 5.090.000 alla ricerca di “Ho diritto a avere un figlio” e 5.060.000 alla ricerca di “Ho diritto di avere un figlio”. Non mi sembra quindi che questo presunto diritto non venga rivendicato da nessuno o quasi, anzi! Magari fosse come dice Lei, perché questo diritto semplicemente non esiste. Esiste semmai un’aspirazione, un desiderio di maternità e paternità cui far incontrare il diritto – questo sì – di un bambino senza famiglia ad averne una.