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Cronaca

BAGNASCO/ I valori non negoziabili sono liberi dai partiti

Ieri Famiglia Cristiana ha anticipato alcuni passaggi dell’intervista al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Tanti i temi, compresi i valori non negoziabili. STEFANO PACI (SkyTg24)

Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto)Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto)

C’era chi chiedeva la scomunica, invece è arrivata l’assoluzione. Anzi, quasi una Benedizione.

La diaspora cattolica, il fatto che membri e anche esponenti di spicco di movimenti ecclesiali militino in partiti differenti? Per la Chiesa, spiega il cardinale Angelo Bagnasco, il presidente dei vescovi italiani, non è un problema. Al contrario. Bisogna guardare avanti e non c’è nessuna nostalgia della Dc, dice in una lunga intervista a Famiglia Cristiana. I tempi, insomma, sono cambiati, e il capo della Cei ne è cosciente. 

Andare avanti, ma con un obiettivo preciso. L’unità non è più nella militanza sotto le stesse bandiere, ma “sui valori di riferimento dall’antropologia cristiana”. Tradotto, vuol dire che l’unità nasce da un cristianesimo vissuto e su cui si riflette, traendo le conseguenze nel vivere sociale, sparsi nei partiti ma compatti nel difendere le cose che contano e che per i cristiani sono essenziali.

Si può (forse si deve) militare sotto bandiere diverse, dice Sua Eminenza, ma “la presenza di esponenti cattolici in schieramenti differenti dovrà accompagnarsi a una concreta convergenza sulle questioni eticamente sensibili”. 

E Bagnasco fa piazza pulita anche di una critica che spesso risuona all’interno stesso della Chiesa: l’accusa, o l’autoaccusa, che insistere sui valori non negoziabili mostra che la Chiesa è meno sensibile ai temi sociali come il lavoro, l’equità, la giustizia, la legalità e l’accoglienza. Bagnasco è netto: “È falso ritenere che i valori non negoziabili siano ‘divisivi’ mentre quelli sociali sarebbero unitivi” dice. “In realtà stanno o cadono insieme. E questo per una semplice ragione: perché i valori sociali stanno in piedi se a monte c’è il rispetto della dignità inviolabile della persona”. E lancia una provocazione: “Se non si rispetta la vita di una creatura indifesa, si avrà forse più attenzione per un lavoratore che è considerato come un peso? Se non si aiuta un anziano privo di autosufficienza, si sarà forse più impegnati a ridurre altre forme di indigenza, come quella degli immigrati? Se la Chiesa si interessa dell’inizio e della ‘fine’ dell’uomo, è proprio per salvaguardare il ‘durante’. Ciò che le sta a cuore è tutto l’uomo, la cui dignità non è a corrente alternata”.

Bagnasco parla in un periodo particolarmente caldo, una fase elettorale che sta diventando senza esclusione di colpi, dove per fare notizia e guadagnare i titoli di giornale non si esita ad alzare i toni. Dove i politici cattolici “autorevoli” indicano spesso strategie ecclesiastiche diverse, ma dove il mondo dei cattolici semplici, la stragrande maggioranza del popolo cristiano in Italia, si sente disorientato. E allora, non stupisce se la guida dei vescovi si sente in dovere di fare chiarezza. E se con chiarezza, parla. E lo farà ancora con insistenza nei prossimi giorni: giovedì presenterà un suo libro con il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato del Vaticano, lunedì aprirà con un lungo discorso  i lavori dell’Assemblea plenaria della Cei.