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KROKODIL/ L'esperto: ecco perché non vedremo questo "mostro" in Italia

Hanno stupito tutti le immagini mandate in onda da Le Iene per il degrado fisico e morale che porta la droga Krokodil che spopola in Russia. Ne parliamo con DARIO D'OTTAVIO, biochimico

Un giovane si prepara a consumare della droga (Foto: Infophoto) Un giovane si prepara a consumare della droga (Foto: Infophoto)

Grande è stato lo scalpore che ha accompagnato la visione di uno dei servizi “forti” della puntata di ieri sera de Le Iene. “Forte” non solo dal punto di vista della risonanza mediatica che, spesso, acquisiscono molti dei casi da loro seguiti – come, di recente, il caso della piccola Sofia – anche per la crudezza stessa delle immagini mandate in onda. L'inviato del programma capitanato da Ilary Blasi e Teo Mammucari, Pablo Trincia, è volato fino in Russia, precisamente a Tolyatti, città di oltre 700mila abitanti sul Volga, emblematica del degrado di alcune zone dell'ex Unione Sovietica per il suo altissimo tasso di disoccupazione e per la diffusione quasi capillare di droghe di ogni tipo (in Russia il numero dei “tossici” negli ultimi anni è schizzato a sei milioni). Tra le sostanze stupefacenti presenti sul territori russo, una in particolare desta un sincero sgomento nella “iena” Trinca: il cosiddetto krokodil. Il reportage mostra gli effetti devastanti della sostanza, capace di creare dipendenza nel soggetto che ne fa uso dopo solo 1-2 assunzioni, e di devastare i tessuti e gli organi, “bruciando”, letteralmente, carne, vene e ossa e portando a morte quasi certa nel giro di un paio d'anni. Il krokodil, facilmente sintetizzabile in modo “artigianale” in Russia e infinitamente meno costoso dell'eroina (solo 12 euro a dose, contro i 50 dell'ero) ha preso piede in tutto il paese e si stima che ogni anno 100mila persone, quasi tutti giovanissimi, perdano la vita, corrosi da questa nuova sostanza che, dal 2000, avrebbe iniziato a prendere piede anche in Germania. E c'è già chi paventa il suo imminente arrivo sul suolo italico. Per fare chiarezza in merito al “kroko”e ai suoi effetti, abbiamo contattato il professor Dario D'Ottavio, biochimico esperto di tematiche riguardanti l'uso di sostanze dopanti e stupefacenti.

Crede che presto dovremo aspettarci un'ondata di Krokodil anche in Italia, dal momento che sembra sia una droga fabbricabile in casa?
Il krokodil o desomorfina si ottiene per sintesi partendo dalla codeina. In Russia, la codeina pura, venduta in pastiglie, è di facile reperibilità, mentre nel nostro Paese è possibile trovarla solo contenuta in piccole percentuali di sciroppi o gocce per la tosse, da vendersi comunque dietro presentazione di ricetta medica. Per cui credo che sia difficile vedere una fioritura “made in Italy” di krokodil, data la difficoltà di reperire la materia prima.

Rimarrà sempre una “droga dell'Est”, dunque?
Probabilmente sì. E non solo per la difficoltà di procurarsi la codeina in Italia, ma più che altro perché, dati gli effetti devastanti che ha sul corpo, è la droga dei poveri. Chi ha la possibilità tende a procurarsi sostanze, magari più costose, come cocaina o eroina, ma che non uccidono nel breve periodo. Il krokodil va dunque collocato nel suo contesto, la Russia. I meccanismi della tossicodipendenza sono molteplici , ma credo comunque che una persona che decida di assumere una sostanza dagli effetti così immediatamente letali sia principalmente già dipendente da altro, e, per mancanza di soldi, decida – mosso dall'astinenza – di fare uso di questa droga.

Il krokodil si assume per iniezione: le siringhe ci portano indietro negli anni '80, quando ci fu il boom dell'eroina, mentre adesso, almeno nell'immaginario comune, sembrano essere scomparse.