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INFELICITA'/ I giovani inglesi sono tristi? Colpa nostra che non siamo più "bambini"

Pubblicazione:mercoledì 24 luglio 2013

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La Gran Bretagna è preoccupata per il benessere dei suoi giovani: mezzo milione di bambini sono infelici. Il grido lo lancia il sito della Bbc facendo riferimento al report Good Childhood della Children's Society in cui 42mila giovani dagli otto ai diciassette anni sono stati interrogati e studiati quanto al loro benessere soggettivo. Se i ragazzi tra i quattrodici e i quindici anni sono quelli con il più basso livello di soddisfazione in assoluto, il target fra gli otto e i quindici, se paragonato ai dati degli studi precedenti, segna il maggior livello di declino rispetto al passato. Le aree di principale malcontento risultano essere la scuola, il look, i soldi e il futuro.

Sembra che sulla scorta di questi dati stia sorgendo nel paese un dibattito su come affrontare una tale emergenza, su come aiutare i giovani. Il Chief Officer della Children's Society usa parole forti: "il benessere delle nostre future generazioni in Uk è critico e desta una incredibile preoccupazione il fatto che ogni miglioramento che abbiamo ottenuto al riguardo negli ultimi vent'anni si sia arrestato". 

Una prima considerazione ci viene spontanea: ciò che colpisce nella ricerca è che le angosce dei bambini e dei ragazzi sono fotocopie delle nostre. Se consideriamo che la scuola può essere assimilata al lavoro o al compito da svolgere, la quaterna che preoccupa i giovani è davvero identica a quella che preoccupa noi adulti: lavoro, immagine, soldi, futuro. 

E poi una seconda considerazione: i più giovani purtroppo non si fanno mancare nulla, infatti non è proprio risparmiato nessun aspetto. Anche l'area più propriamente relazionale, quella dei rapporti e delle amicizie, che sembrerebbe estranea in realtà viene toccata dalla preoccupazione per il look. Ho paura, o sono certo, di non piacere riguarda infatti il mio rapporto con gli altri. 

Cosa sta succedendo, quindi?

Perso l'orientamento, anzi persa la bussola noi grandi, la stiamo facendo perdere anche ai più piccoli. In casa ci lamentiamo di tutto: del lavoro che non ci piace e che è diventato un fastidioso dovere di cui faremmo volentieri a meno, dell'aspetto fisico che non va mai bene per cui anche se magari non ricorriamo alla chirurgia estetica comunque ci vorremmo più magri, più alti, più muscolosi, più belli, dei soldi che ci permetterebbero di circondarci di oggetti rassicuranti, del futuro che non riusciamo nemmeno a immaginare, fissati come siamo su un presente insoddisfacente. 


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COMMENTI
24/07/2013 - Bambini tristi (Carla D'Agostino Ungaretti)

Certo che sono tristi! Lo sono i bambini inglesi e presto lo saranno (se non lo sono già) quelli italiani. Noi adulti abbiamo dato loro un mondo tremendo, molto peggiore di quello che hanno dato a noi i nostri genitori e nonni, che pure hanno vissuto la tragedia della II guerra mondiale. Ma almeno allora la famiglia funzionava, e c'erano la speranza e la fiducia di costruire un mondo migliore. Oggi gli adulti non hanno più la speranza e se non l'hanno loro, come possiamo sperare che l'abbiano i giovani? Siamo riusciti a trasmettere loro solo valori negativi: il profitto, il look, gli abiti firmati, il sesso libero, il culto dell'apparire invece di quello dell'essere. Ed ora ci si mette anche la legge sull'omofobia. Dovremo insegnare ai nostri figli che è opportuno avere esperienze omosessuali adolescenziali, tanto per capire a quale sesso si vuole appartenere? Ma ci rendiamo conto della follia del relativismo? Come faranno i nostri figli e nipoti ad essere sereni se non hanno più ancoraggi sicuri cui fare riferimento esistenziale?