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SIRIA/ Digiuno sì-digiuno no, tre domande a chi si vergogna di essere cattolico

Tra le tante persone che hanno raccolto l'appello di Papa Francesco al digiuno per la pace, non sono mancati coloro che hanno semplicemente risposto "no". FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco (Foto InfoPhoto) Papa Francesco (Foto InfoPhoto)

Eppure c'erano anche loro. In mezzo ai milioni di italiani che hanno raccolto l'appello di Papa Francesco al digiuno per la pace non sono mancate persone, anche "di peso", che all’invito del Pontefice hanno semplicemente risposto: "no, grazie". I motivi addotti sono stati vari: c’è chi ha rilevato che la guerra in Siria esiste da più di due anni (e che 110mila morti sono veramente troppi per non dire basta); c’è chi invece, richiamando Pertini, ha ricordato che è facile digiunare se non si svuotano gli arsenali e non si riempiono i granai; e infine c’è chi ha affermato che digiunare è bello, è profetico, è "rock", ma che poi qualcosa bisogna pur fare per questo scempio etnico condito di armi chimiche che è la Siria. Insomma: l’opposizione al digiuno non è mancata. Del resto, se tutti fossero stati d'accordo col Papa, che bisogno ci sarebbe stato di un digiuno contro la guerra?

Per questo ha senso, oggi, non chiudere gli occhi e provare a rispondere a tutti gli amici che, sotto l'hashtag #nondigiuno, hanno provato ad affrontare la giornata di sabato come qualcosa di negativo e di controproducente. Ciò si può fare tenendo presenti tre fattori.

Il primo fattore - di carattere generale - è che si avverte, in tutte queste prese di posizione contro il digiuno, una sorta di complesso di inferiorità, come se - ancora una volta - la presenza radicata del cattolicesimo nel nostro paese ci escludesse dal consesso delle nazioni moderne e ci relegasse in quello degli Stati semi-feudali. Questo giudizio inconscio, evidentemente, non afferra che il cattolicesimo rappresenta per l'Italia, anche per quella laica e agnostica, la possibilità concreta di individuare soluzioni nuove ai problemi di tutti, soluzioni capaci di tenere conto di fattori - come il valore della persona - decisivi per intraprendere politiche mature e realmente umane, sia che si parli di guerra sia che si parli di vita, di crisi come di famiglia. L'Italia, infatti, non è grande solo quando fa le cose che fanno gli altri, ma soprattutto quando è se stessa e quando - in forza di quello che è - si pone come soggetto politico originale nei rapporti con i partner internazionali.

Nel contesto di questa osservazione si inserisce un secondo fattore, ossia il vuoto di progettualità politica che, su un tema come la Siria, si è respirato a destra ma - soprattutto - a sinistra. Fa effetto vedere guerrafondai convinti che opportunisticamente digiunano col Papa, ma fa ancora più effetto l'imbarazzato silenzio della tradizione democratica e socialista che, davanti ad Obama, sa solo rispolverare il refrain dell'ingerenza umanitaria portatrice di giustizia per avvallare quella che, senza dubbio, è prima di tutto una guerra di propaganda che un'impresa di "sdegno sociale".