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IL CASO/ Niente cresima al figlio del boss, ma la scomunica di Francesco dov'è finita?

Il figlio di uno dei boss Graviano, quelli che fecero uccidere don Pino Puglisi, non potrà ricevere la cresima nella Cattedrale di Palermo. Il commento di MAURO LEONARDI

Palermo, il duomo di Monreale (Infophoto) Palermo, il duomo di Monreale (Infophoto)

Il figlio di uno dei boss Graviano, quelli che fecero uccidere don Pino Puglisi, non potrà ricevere la cresima nella Cattedrale di Palermo. Lui, ancora liceale, non ha colpa di appartenere a una stirpe di mafiosi, ma il cardinale Romeo ha preferito che il ragazzo riceva il sacramento in una cappella privata.

È l'ennesimo gesto con cui la Chiesa cerca di rendere visibile la sua condanna della mafia, dopo che il 21 giugno scorso, dalla piana di Sibari, il Papa aveva "scomunicato" la mafia, la 'ndrangheta, cioè, in generale, le associazioni a delinquere. Dopo di allora, possiamo per esempio ricordare la proposta del vescovo di Reggio Calabria, Morosini, di togliere per dieci anni i padrini del sacramento della cresima. Nasceva dall'impossibilità pratica di distinguere chi era colluso con la 'ndrangheta da quelli che invece non lo erano. Possiamo aggiungere la vicenda delle "Madonne" che dovevano smettere di "fare l'inchino", in processione, ai boss mafiosi.

Il vero punto delicato di queste decisioni è che le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli. Cioè, non andrebbe bene che siccome non riusciamo a punire i genitori, puniamo i figli. Però, se non ci decidiamo ad essere più energici verso i genitori mafiosi purtroppo continueremo a punire i figli. 

Sto parlando del versante ecclesiale della questione, non di quello civile. Non mi risulta che a livello ecclesiastico si stia cercando di procedere verso la decisione di comminare la scomunica ai mafiosi. Eppure non sarebbe difficile. Per esempio, fino al precedente codice di diritto canonico, erano scomunicati gli aderenti alla massoneria. Si potrebbe stabilire qualcosa di simile. Si tratta di scomuniche latae sententiae. È un termine tecnico per dire che per comminarle non c'è bisogno di un tribunale: se un fedele commette un certo fatto, per quel medesimo fatto — ipso facto, si dice — si viene scomunicati. Il compiere certi riti in una loggia fa diventare massoni, e chi li faceva era scomunicato. È una cosa tra lui e Dio. 

Non so quanto importante lo sia per un massone, ma per un mafioso è importante. La mafia e la 'ndrangheta strumentalizzano sistematicamente la religione: le cose tra me e Dio cambiano se so di essere scomunicato. Qualcuno obietta: ma come si fa a dire? È semplice, perché non si tratta di una generica appartenenza ma dell'affiliazione in senso stretto. Non sono il fiancheggiamento, la simpatia, il parlarne bene o male, la condivisione ideale: no. Ci sono riti, cerimonie, per cui sei dentro o fuori. Prima sei fuori, poi sei dentro. In questa sede non è il caso di addentrarsi troppo nei particolari, ma ci sono libri, enciclopedie, che spiegano e illustrano come si fa ad essere mafioso, come si diventa della 'ndrangheta. Così come avviene per la massoneria.


COMMENTI
23/11/2014 - bisogno di chiarezza (Paola Baratta)

Credo che dall'articolo emerga forte un'istanza di chiarezza. Probabilmente il vescovo, con la sua decisione di non ammettere in cattedrale il giovane figlio di uno dei sicari di don Pino Puglisi che lì è sepolto, ha voluto dare un segno simbolico. Un atto coraggioso di condanna da parte della chiesa della mafia e del sistema mafioso. Solo che questo gesto, se isolato, rischia di creare più confusione che altro. Gli stessi responsabili del centro che Pino Puglisi aveva aperto, avrebbero auspicato che tutto il gruppo di ragazzi fosse fatto cresimare in un'altra Chiesa, senza "trattamenti particolari" per nessuno. Inoltre dalle cronache pare che sia emerso come solo pochi mesi fa in quella cattedrale sia stato celebrato un matrimonio in cui la sposa era imparentata con i medesimi sicari. Da qui emerge il rischio di inefficacia di provvedimenti "una tantum" che possono prestarsi anche fraintendimenti. L'atto della scomunica, ciò che papa Francesco auspicava, è invece un gesto di chiarezza. Ed è importante farlo verso chi nella mafia è dentro. Perchè è significa"gridare" che la Chiesa, Cristo, Maria, i Santi non c'entrano nulla con quei riti d'iniziazione che vorrebbere piegare la fede,alla sopraffazione.Gli effetti sarebbero evidenti poi anche verso i simpatizzanti, etc, etc. Ma prima occorre colpire il cuore di un'organizzazione che tenta di profaranare il volto di Cristo scimmiottandone le fattezze e il culto per giustificare violenza. L'Anticristo. Occorre la scomunica.

 
23/11/2014 - risposta (elisabetta galli)

Se sei un adolescente e ti sei preparato con i tuoi compagni, nella tua comunità, a ricevere il sacramento in una festa tutti insieme e te ne privano per motivi di opportunità dovuti alla tua nascita, non ti senti il figlio del re. Il sacramento ha la sua efficacia e il ragazzo sarà accompagnato sicuramente a saper vivere questo momento così delicato, ma rimane un segno forte. Opportuno, necessario, doveroso, come si vuole, ma comunque doloroso. La scomunica, in questo caso, non sarebbe a seguire a denuncia o auto condanna ma per il solo fatto di essere diventati appartenenti alla criminalità organizzata. Logicamente tutta la società civile, noi, deve, dobbiamo vivere onestamente.

 
23/11/2014 - I figli (luisella martin)

Questo articolo non l'ho capito! Fare la Cresima in una cappella privata é forse una punizione? A me sembra un premio, un privilegio che una volta era concesso ai figli del re! Andando avanti si parla di scomunica che dovrebbe essere resa "obbligatoria" solo per quelli che hanno compiuto il rito di iniziazione (e poi lo andrebbero a raccontare al Vescovo?)mentre si dovrebbe essere tolleranti verso i simpatizzanti. Leggevo ieri un interessante articolo sul peccato che affermava che "Noi riconosciamo solo le colpe da cui ci siamo allontanati". Io credo perciò che, per fare convertire i mafiosi, non servano le scomuniche canoniche, ma sia più importante che coloro che non sono mafiosi riconoscano i loro peccati di fronte a Dio e si convertano. Penso che, così facendo, i mafiosi capiranno di agire male. I primi cristiani-ed erano pochi- non criticavano i romani e le loro crudeltà;oggi che i cristiani onesti sono molti di più dei malavitosi(o no?)forse possiamo vincere il male degli altri solo riconoscendo il male che facciamo noi, senza doverci immolare tutti come Don Puglisi.