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PAPA & SCALFARI/ Qual è il vero sbaglio del vecchio Eugenio?

Pubblicazione:lunedì 14 luglio 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Ieri sulla prima pagina di Repubblica campeggiava il terzo colloquio di Eugenio Scalfari con Papa Francesco. Il giornalista - non credente dichiarato - ha riassunto i contenuti dell'incontro col Pontefice in un articolo definito, dalla Sala Stampa Vaticana, un pezzo non riportante "con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell'interlocutore". 

Devo dire che la cosa mi ha parecchio consolato. Non per i concetti esposti dal Papa nel resoconto del fondatore di Repubblica, bensì per il semplice fatto che perfino Scalfari, alfiere di una ragione scevra da dogmatismi, non riesca a sottrarsi alla tentazione di rielaborare quello che ascolta all'interno del proprio schema culturale. È difficile, infatti, stare di fronte alle cose per quello che sono e la mente di ognuno si adopera all'inverosimile per non intaccare il nocciolo duro di quello che già sappiamo e che abbiamo capito. In questo senso Scalfari ci mostra, senza tante elucubrazioni, il vero selfie dell'Europa: un continente chiuso, con un pensiero finito, incapace di farsi spostare dalla realtà. 

È questa la malattia intellettuale che denunciava a ogni piè sospinto Benedetto XVI, mettendo in evidenza l'irrilevanza della realtà per la ragione dell'uomo europeo, un uomo divenuto incapace a considerare l'esperienza come il vero punto di partenza e di verifica del pensiero: senza esperienza, infatti, rimane solo l'ideologia e tutto deve essere manipolato per soddisfare i parametri della ragione, che poi non sono altro che l'eco del mio personale punto di vista. 

Ma che cosa determina questa fragilità del pensiero? Nella chiacchierata con Scalfari Papa Francesco affronta due aspetti di cocente attualità che completano la preoccupazione ratzingeriana: il tema della pedofilia e quello dei rapporti con la mafia. In entrambi i casi il Vicario di Pietro mette da parte la sua proverbiale solarità per impugnare il bastone. Per lui, infatti, mafia e pedofilia sembrano due facce della stessa medaglia: chi ha smarrito il senso del proprio bisogno umano rimane ostaggio del proprio istinto e della propria brama di potere, diventando incapace di giudicare e di prendere consapevolezza del proprio male. 

Bergoglio aveva già affrontato tutto questo in un piccolo dialogo sulla corruzione: il Papa argentino, in quel testo, aveva fatto notare come il vero pericolo per la Chiesa e per la società non venga dai peccatori, ma dai corrotti. Il corrotto è intimamente convinto, in una parte di sé, che il suo bene consista nel raggiungimento di un certo obiettivo cui tutti sono sacrificabili. Il corrotto, insomma, ha una parte di sé che non sente più le proprie domande, che è anestetizzata dalla propria bramosia. Questa parte, col passare del tempo, benché possa essere dissimulata da atteggiamenti più cordiali e onesti, prende il sopravvento sulla propria intimità e diventa la modalità "normale" di relazionarsi con le persone. 


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COMMENTI
16/07/2014 - La corruzione (luisella martin)

Specialmente quando ripenso le parole di condanna della Chiesa verso la criminalità organizzata o le deviazioni sessuali, sono portata a credere che esse non mi riguardino direttamente, ma siano rivolte ad altri. Questo articolo, al contrario, mi ha posto di fronte a me stessa ed alla mia tentazione antica di rendere "mondano" il mio piccolo cuore per non dover soffrire troppo. E'un bel pensiero quello che afferma che solo rivolgendoci alla misericordia di Gesù potremo salvarci da questo pericolo; bello perché é un pensiero pieno di speranza per me e per l'umanità. Grazie!

 
14/07/2014 - Sono contento (pino mulone)

Si può semplicemente dire che questo articolo esprime la grande umanità di chi lo ha scritto e che mi ha commosso?