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PAPA/ 28 luglio, giorno di lutto: la Prima Guerra Mondiale e il fallimento dell'umano

Mai più guerra, basta bambini morti. Nel centesimo anniversario dello scoppio della Prima guerra mondiale, Papa Francesco ha parlato dei conflitti in corso. Il commento di GIANNI MEREGHETTI

Foto: Infophoto Foto: Infophoto

Caro direttore,

Papa Francesco ha definito "giorno di lutto" il 28 luglio, giorno in cui si ricorda l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Quest'anno l'anniversario è più significativo perché sono passati cent'anni dal giorno in cui si spararono i primi colpi tra austriaci e serbi con le conseguenze che nessuno si aspettava ma che ogni guerra potenzialmente porta con sé: perché la guerra distrugge, la guerra genera divisioni che poi a fatica si possono sanare.

Il Papa ha fatto un accorato e commovente appello a fermare le armi, a smettere di affrontare le questioni che pur esistono con la forza delle armi e davanti agli occhi dei signori della guerra che hanno messo le sofferenze e le uccisioni di tanti bambini, vittime innocenti di una ingiustizia che permane.

L'intervento di Papa Francesco all'Angelus di domenica 27 luglio è stato di una impetuosità e di una forza da ricordare, perché ha portato qualcosa di nuovo dentro il rito cui ormai la nostra cultura ci sta abituando e che ha come esito quello di assuefarsi alle tragedie. Il metodo che anche in questi giorni ci troviamo a subire in tutte le forme possibili da quelle cartacee a quelle multimediali è l'analisi, questa è la modalità dominante con cui si ricorda lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, analisi delle cause e delle conseguenze, e ben sofisticate così che oggi se non si riesce a sapere tutto comunque si arriva ad una conoscenza ampia e approfondita. Il Papa dentro questa modalità dominante di ricordare ha introdotto un elemento nuovo, e lo ha fatto con il coraggio del giudizio. Questo è ciò che ci ha insegnato il Santo Padre, che non si può conoscere se ci si ferma all'analisi, pur giusta analisi: si deve arrivare ad un punto di giudizio, e questa è stata la provocazione del Papa in due direzioni.

La prima è stata nel riprendere il giudizio di Benedetto XV, la guerra come inutile strage da cui è scaturita una pace fragile.