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PAPA AL CONGRESSO/ Perché tocca a Francesco ricordare agli Usa cos'è l'America?

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Papa Francesco ieri al Congresso (Infophoto)  Papa Francesco ieri al Congresso (Infophoto)

NEW YORK — Non so cos'abbiano capito i 535 membri del Congresso riuniti per la storica occasione, la prima volta di un Pontefice invitato a portare il suo messaggio al Capitol, al cuore della politica americana. Ognuno capisce quel che vuole, lo sappiamo bene. Quelli che hanno applaudito numerose volte e a lungo, spesso con standing ovations, e quelli — pochissimi in verità — che se ne sono rimasti seduti ed immobili. Dopo un'attesa segnata da vaghe speranze e molti timori, tremori, pregiudizi, preconcetti e tutte le possibili riduzioni ideologiche di questo mondo, il Papa ha parlato. E lo ha fatto da "americano con gli americani", immedesimandosi profondamente con questa nazione e la sua storia. Il suo saluto iniziale alla "terra dei liberi e casa dei valorosi" (parole del nostro inno nazionale) ha subito schiuso la porta all'ascolto. Se dovessi provare ad individuare il nocciolo della questione direi che Francesco si è permesso di dire a questi rappresentanti del popolo qual è il loro compito, da dove viene e dove è giusto che porti. Il Papa ci ha detto cos'è la politica, ricordandoci cos'è l'uomo che la politica è chiamata a servire. Partendo da Mosè — sintesi di guida patriarcale e legislativa del popolo e di "quel legame con Dio che solo può garantire il riconoscimento della dignità trascendente dell'essere umano" — il Papa ci ha fatto cavalcare la nostra giovane storia attraverso quattro testimoni: Lincoln con il suo impegno per la libertà, Martin Luther King con la sua lotta per libertà ed eguaglianza nella pluralità, Dorothy Day paladina della giustizia sociale e dei diritti delle persone, Thomas Merton capace di dialogo con tutti perché spalancato a Dio. Per restare fedeli a questa storia occorre continuare ad ascoltare "la voce della fede". Altra strada non c'è. 

Francesco ha portato "la voce della fede" su tanti temi scottanti che agitano questo paese: la famiglia ("minacciata forse come mai in precedenza dall'interno e dall'esterno. Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia"); vita ("è nostra responsabilità proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo", "sostenere a vari livelli l'abolizione globale della pena di morte"); conflitti armati ("è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi"); immigrazione ("Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri"); povertà ("desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi intrappolate nel cerchio della povertà"); la nostra terra ("il corretto uso delle risorse naturali"). 


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COMMENTI
25/09/2015 - La Verità di cui parla il Papa (claudia mazzola)

Grazie Riro, hai scritto bene!

 
25/09/2015 - Perché la mente si chiama mente? (Claudio Baleani)

Perché la mente si chiama mente? E' la domanda che mi sono sentito rivolgere. Non sapendo cosa rispondere, chi mi ha fatto la domanda è venuta in mio soccorso: "Perché mente". Che c'entra col discorso del Papa? Il Papa ha rammentato all'America la sua origine: il desiderio di voltare pagina, di un nuovo inizio; la povertà come condizione ineludibile della nostra condizione comune; la necessità e la bellezza di stare insieme; la necessità di confrontarsi con la realtà e non con le nostre pretese ideologiche e la nostra violenza per trarne un ingannevole compiacimento. Senza queste cose la mente partorisce idee logiche, ma bugiarde che ci allontanano dai nostri veri desideri, da noi stessi, dal nostro corpo.