BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Campagnoli, la forza dell'"amore ingiusto"

Pubblicazione:

Gustav Klimt, Il bacio (1907-08) (Immagine dal web)  Gustav Klimt, Il bacio (1907-08) (Immagine dal web)

Dopo aver pubblicato due o tre romanzi e un libro di racconti brevi per mettere a nudo la morte che il cinismo ha instillato nel cuore di chi crede di poter vivere bastando a se stesso, Nicola Campagnoli, insegnante in Ancona, torna sugli scaffali con una raccolta di poesie. Versi semplici, per dire le cose grandi che fanno la vita di tutti con parole piane e senz'ombra di retorica. Versi semplici, che vanno a fondo del dramma che è la vita quotidiana.

C'è il sentimento vertiginoso del vuoto che ti prende dopo che hai fatto di tutto per sistemare la giornata: «Si fatto tutto quel che si doveva fare/ E sembra che si è riusciti a star dietro/ A tutto quello che è accaduto/ Senza lasciar fuori o indietro o inevaso nulla/[…]/ Si ha anche quella certa soddisfazione/ Che viene dall'aver fatto tutto/ A dovere,/ Dall'essersi anche sacrificati/[…]/ Perché allora questo buco nel petto?/ Perché fa così male?». 

C'è lo sguardo spento di chi da quel vuoto si lascia sopraffare: «Ci si isterilisce, si ispessisce la durezza della propria rassegnazione/ Il cinismo dello sguardo, si perde la speranza/ Non si spera più/ In niente». 

C'è la fatica drammatica e semplice di chiedere aiuto: «La cosa più difficile/ Quando sei a terra/ È alzare il telefono/ E chiamare/[…]/ La cosa più impossibile/ È credere possibile/ che esista qualcosa di più grande del male/ Che stai vivendo».

Eppure, dal fondo di tutto, dalle profondità del male di vivere, prorompe un grido: «L'ingiustizia/ Che trama la mia vita/ E copre il mondo./ Perché una famiglia ha un figlio malato?/ E io no?/ Perché a me muore una persona cara?/ E a te no? /[…]/ Perché io ho avuto persone che mi hanno cresciuto/ E altri no?/ L'ingiustizia grida/ L'urlo/ Una voce senza termine/ Grida: perché?». 

Un grido che, poco a poco, diventa preghiera: «Dammi la realtà così com'è/ Cioè tutto il tuo amore/ (la realtà così com'è è tutto il tuo amore) /[…]/ Dammi un po' di pace./ Cioè la realtà così com'è/ (la pace è la realtà così com'è)/ Fammi sentire di volermi bene/ Così tanto/ Così tanto/ Che anch'io inizio a volermene un poco». 

Fino alla scoperta che anche dal male, proprio dal male, può nascere una pace: «Io non son degno che tu entri a casa mia./ Sì è vero,/ Casa mia è un luogo inospitale/ E spinoso/ Casa mia è come il mio cuore,/ Non ci si sta/ Non ci si vive./ Ma Tu entri/ Vuoi entrare/ (e io ti lascio entrare, quasi non me ne accorgo)/[…]/ Sembra proprio che Tu sia a tuo completo agio/ A casa tua/ Qui dentro,/ E comincio a starci meglio anch'io,/ Comincio a dire anch'io:/ Non si sta male in questa casa». 



  PAG. SUCC. >