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MANOVRA 2011/ Marini: ecco come le coop possono resistere alla stretta

Pubblicazione:giovedì 15 settembre 2011

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La stangata, in seguito alle misure restrittive contenute in manovra, arriverà per tutti. Per i cittadini, anzitutto, qualunque sia la categoria di riferimento dal punto di vista della quale si guarda la questione: lavoratori, consumatori, pensionati e risparmiatori. Arriverà anche per le imprese, gli enti locali e per le cooperative. A queste ultime, probabilmente, l’aggravio fiscale peserà di più. Perché non sono mai state abituate a sobbarcarselo. «E perché si trovano già in condizioni di appesantimento tale che potranno continuare a sopravvivere solo se inizieranno a diversificare le proprie utenze e a impostare in maniera completamente diversa l’approccio alla propria funzione», aggiunge, interpellato da ilSussidiario.net, Daniele Marini, Docente di Sociologia dei processi economici all'Università di Padova. Secondo le previsioni, la base imponibile delle cooperative di produzione e lavoro aumenterà del 13 per cento, così come quelle di consumo; nel primo caso, si passerà dal 30 al 43%, nel secondo, dal 55 al 68%. Anche l’aliquota sulla quale applicare l’imposta delle Bcc subisce un incremento, passando dal 27 al 34% (+7%); per le coop sociali, infine, si passa dall’esenzione totale ad una tassazione su una base del 3 per cento. Non si pensi che l’introduzione di un’aliquota – a prima vista - così bassa, o che l’incremento relativamente scarso della tassazione non sortiranno pesanti effetti; «L’anno scorso – spiega, infatti Marini -, durante la crisi, le cooperative hanno saputo reggere meglio delle altre imprese, dal punto di vista dell’occupazione. Hanno attuato misure solidali, come la redistribuzione del lavoro, l’attuazione di part-time, l’autoriduzione della 13esima. Misure portate avanti con l’obiettivo di garantire a tutti l’occupazione e la possibilità di avere un reddito». Tuttavia, su un punto non hanno potuto fare altro che prendere atto della realtà. «Si sono trovate costrette a frenare sul turn-over, stoppando i futuri inserimenti lavorativi». Non solo: «Se le cooperative, in generale, si trovano in grande sofferenza a causa della crisi, quelle di solidarietà sociale stanno peggio delle altre. A causa del loro legame prevalente con la pubblica amministrazione, e degli enormi ritardi che questa accumula nei pagamenti».


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