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Esteri

PAPA/ È Benedetto a salvare la giustizia dallo scempio dei giustizialisti. Non solo in Belgio

Dalla testimonianza del Papa davanti al crimine della pedofilia e agli abusi di un giudice animato da spirito anticlericale, come sottolinea UBALDO CASOTTO, emerge un’esigenza infinita di verità e di giustizia

BenedettoXVI3_R375.jpg(Foto)

“Una delle caratteristiche fondamentali del pastore deve essere quella di amare gli uomini che gli sono stati affidati, così come ama Cristo, al cui servizio si trova (…). Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza (…). Cari amici - in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge (…). Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”.

È un passaggio dell’omelia di inizio pontificato di Benedetto XVI che, riletto, aiuta a capire l’atteggiamento del Papa nei confronti delle accuse di pedofilia a sacerdoti e vescovi, e anche la sua lettera a monsignor André-Joseph Léonard, presidente della Conferenza episcopale del Belgio, dopo la brutale (e invero assurda, tanto da sconfinare nel ridicolo, come ha notato Vittorio Messori sul Corriere della Sera) perquisizione della magistratura belga giunta sino alla profanazione delle tombe di due cardinali.

Benedetto XVI non ha intenzione di decadere, non dalla linea della “trasparenza” come corrivamente in tanti scrivono, quasi fosse un assessore ai lavori pubblici, ma dal livello di quella supplica: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”.

È evidente nella testimonianza del Papa un’esigenza infinita di verità e di giustizia - che il peccato e il crimine della pedofilia rendono ancora più urgente e struggente - da cui non si può deflettere, neanche di fronte agli abusi di un giudice animato da spirito anticlericale.

Un’esigenza che si attua nella responsabilità dell’amore: “Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio”. C’è un passaggio terribile dell’ultima intervista di don Luigi Giussani (2004), quando disse che a un certo punto la Chiesa “si è vergognata di Cristo”. È ultimamente la vergogna di Cristo che fa mettere sulla difensiva di fronte al mondo e che può far temere la verità e la giustizia. Benedetto XVI evidentemente di questa “vergogna” non vuole essere connivente.