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LIBIA/ 1. Biloslavo: qui a Tripoli i missili "aiutano" Gheddafi e la gente muore per lui

Pubblicazione:giovedì 24 marzo 2011

Sostenitori di Gheddafi (Foto Ansa) Sostenitori di Gheddafi (Foto Ansa)

«Gheddafi sa che i missili occidentali non possono scalfire il suo potere, anzi sfrutta i bombardamenti alleati a suo favore come strumento di una continua propaganda». A rivelarlo è Fausto Biloslavo, inviato da Tripoli per il Giornale. Ilsussidiario.net lo ha raggiunto telefonicamente durante un sopralluogo nella capitale libica, per raccontare in presa diretta che cosa sta avvenendo nel quarto giorno dall’inizio dei raid aerei. Per Biloslavo, «l’intervento dell’Occidente certamente non porterà a una svolta, e Gheddafi potrà essere cacciato solo a condizione di compiere un bagno di sangue. I sostenitori del Colonnello sono molto convinti e i ribelli non sono stati in grado di esprimere un’alternativa credibile, anche perché al loro interno si nascondono delle piccole cellule terroristiche».

 

Biloslavo, che clima si respira a Tripoli in queste ore?

 

Quello che si percepisce senza alcun dubbio è che Tripoli è in grado di resistere ancora a lungo. La capitale è fermamente in mano ai sostenitori di Gheddafi, anche se ci sono diversi oppositori che però non osano farsi sentire.

 

C’è molta paura per i bombardamenti?

 

No, non si respira affatto un clima di paura tra la popolazione. Di notte c’è la guerra, e di giorno tutto ritorna a un’apparente calma e normalità.

 

La maggioranza dei libici è a favore o contro Gheddafi?


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COMMENTI
24/03/2011 - llibia1 (selvino beccari)

Anche le vicende della politica devono essere lette con il cuore.Premessa.Avevo la presunzione di conoscere gli arabi islamici perchè per ragioni di lavoro sono in rapporto con un ampio panorama di soggetti, dal povero immigrato ai limiti di tutto, all' immigrato con famiglia inserito nel mondo del lavoro, all' imprenditore intraprendente fino al soggetto che riveste cariche istituzionali.Il mio giudizio era di grande preoccupazione; non v' era soluzione che mi convincesse tra le tante sperimentate in europa.Quando ho letto su Tracce del meeting al Cairo, non capivo il senso di quello che leggevo.Un vero colpo è stato quello che ho subito partecipando il 14 marzo ad un incontro organizzato da Enrico Castelli a Varese sul tema delle rivolte nei paesi arabi, ho capito che vi era un' altra lettura rispetto a quella misera che mi ero dato conoscendo quel mondo manon capendo: la storia è sempre storia del cuore che s' afferma.Certo, il contesto,l' alto livello d' istruzione, la giovane età, ma poi sempre il cuore. Quindi con questa chiave ragionavo delle rivolte in Libia, con ansia leggevo della repressione.Così quando l'ONU si è decisa non ho pensato agli interessi di questo o quello stato.Nè aquelli che avrebbero potutoguadagnarci nè aquelli che avrebbero perso posizini.Ho pregato che non ci fosse un tributo di sangue per imporre le ragioni del cuore,ho pensato al male minore perchè l' alternativa sarebbestata la repressione brutale.

RISPOSTA:

Gentile lettore, di fronte a una realtà complessa e spesso indecifrabile come le rivolte in Medio Oriente, c’è un errore che va evitato più di altri: quello di sparare nel mucchio. E’ esattamente quello che stanno facendo i caccia francesi, che senza troppi distinguo rovesciano le bombe sulla testa della popolazione libica. Come spiega Biloslavo, tra i ribelli anti-Gheddafi si mescolano sinceri sostenitori della democrazia, terroristi e interessi poco chiari. Una realtà che, come dice lei, va letta «con il cuore», ma anche con la testa. Proprio per questo, anche tra le proteste in Egitto e quelle in Libia vanno fatte alcune distinzioni. L’impatto visivo da questo punto di vista aiuta: l’energia piena di calma dei manifestanti di piazza Tahrir è almeno in parte diversa rispetto ai rivoltosi libici, che sparacchiano raffiche di kalashnikov contro le immagini del Colonnello invece di conservare le munizioni per difendersi. Pietro Vernizzi