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EGITTO/ Camille Eid: dai Fratelli musulmani brutti segnali per i cristiani

Pubblicazione:mercoledì 4 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 15 aprile 2012, 16.41

La prima riunione del Parlamento egiziano del dopo-Mubarak - Infophoto La prima riunione del Parlamento egiziano del dopo-Mubarak - Infophoto

Khairat el-Shater scenderà in campo. Il nome non ci dice nulla, né tantomeno il fatto che correrà per la presidenza della Repubblica in forza ai Fratelli musulmani. Che, dal canto loro, andavano ripetendo da mesi che Giustizia e Libertà, loro emanazione politica, non avrebbe espresso un candidato. L’annuncio era necessario a rassicurare gli osservatori internazionali dato che, dalla caduta del regime, hanno già occupato la maggior parte delle poltrone occupabili. In tal senso, hanno promesso che cederanno alcuni seggi ottenuti all’Assemblea costituente, (dove sono maggioranza e assieme ai salafiti di al-Nour Party determinato la presenza di 65 islamisti su 100 deputati) a dei professionisti esterni. Onde evitare un’esagerata islamizzazione della ventura carta fondamentale. Abbiamo chiesto a Camille Eid se tutto ciò possa essere inscritto nella semplice dialettica politica.

Cosa ne pensa della candidatura di Khairat el-Shater?

Anzitutto, formalmente, non è stato lui a candidarsi. La sua candidatura è stata proposta. Gli islamisti hanno potuto, così, affermare che la Sunna - il codice di comportamento, o la regola islamica – è stata rispettata. Essa, infatti, prevede che la candidatura non sia avanzata dalla persona in questione, ma dalla leadership islamica, definita imarah. Faccio notare che l’affronto della questione in questi termini è tipico del califfato.

Cosa intende dire?

Sul fronte della presidenza della Repubblica i Salafiti e i Fratelli musulmani, normalmente avversari, hanno convenuto con gli altri partiti islamici sulla medesima candidatura. E il fatto di averla ritenuta islamicamente legittima la dice lunga sull’assetto che potrebbe assumere  il futuro Egitto. Certo, le parole dei Fratelli musulmani sono rassicuranti: affermano di essere intenzionati a rispettare la democrazia, i principi del pluralismo e i fondamentali diritti dell’uomo.

Ma…

Hanno la maggioranza in Parlamento. Avevano annunciato che avrebbero rinunciato alla presidenza delle Repubblica cui, per inciso, sono attribuiti gran parte dei poteri dello Stato, sulla falsariga del modello francese. E si sono rimangiati la parola. Il consiglio direttivo del movimento ha votato a maggioranza la proposta di far correre Khairat el-Shater nonostante avessero promesso di non presentare alcun candidato. Oltre a non essere sempre leali rispetto alle promesse fatte stanno conquistando i centri chiave del potere egiziano escludendo tutte le minoranze. Una replica di quanto avvenne con Mubarak che, avendo i numeri, acquisì tutte le cariche.

Quali sono le perplessità maggiori relative alla figura di Khairat el-Shater?


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COMMENTI
04/04/2012 - Preghiamo per loro (Giuseppe Crippa)

Non mi meraviglia che molti deputati si siano rifiutati di osservare un minuto di silenzio in Parlamento in onore del defunto papa copto Shenuda III: si sarebbe trattato di un gesto che li avrebbe fatti considerare “poco musulmani” da parte dei più estremisti… Purtroppo sono lontani i tempi in cui i politici sapevano anteporre i propri convincimenti all’immagine che è più conveniente mostrare, e questo in ogni continente e in ogni contesto religioso. Il successore di Shenuda III potrà contare solo sulla fedeltà dei suoi fedeli in Egitto e sulle preghiere dei cristiani più fortunati fuori dall’Egitto. Spero solo che la sensibilità dei cristiani sia tenuta viva dai loro pastori e, perché no, anche da giornalisti che riportino correttamente quanto accade nel medio oriente.