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TERRORISMO/ Mario Mauro: il Mali non è la Libia, giusto l'intervento militare

Secondo MARIO MAURO, la rapidità con cui la Francia ha deciso di intervenire, questa volta va valutata positivamente. Il terrorismo rischia di distruggere un’intera Nazione

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L’intervento internazionale a guida francese in Mali si sta allargando. La decisione di Parigi di dare inizio alle operazioni militari nel paese africano ha trovato nei giorni scorsi anche il sostegno del nostro paese, che con il voto di mercoledì in parlamento ha deciso di offrire un sostegno di tipo logistico alla Francia. Il Ministro Terzi ha ammesso che la crisi non si risolverà in breve tempo e che si tratta di un sostegno doveroso perché volto ad evitare che il Mali precipiti  "in condizioni peggiori della Somalia e dell'Afghanistan”. Terzi ha anche affermato che l’operazione  ha avuto un inizio positivo "con la stabilizzazione militare di una situazione che, in caso contrario, sarebbe precipitata nel giro di poche ore". L’avanzata jihadista verso sud è effettivamente già stata bloccata dai militari transalpini.

Contrariamente all’intervento franco-inglese in Libia, la risolutezza del governo francese nel decidere le operazioni militari in questo caso è da considerare positivamente. Sono assolutamente fondate infatti le preoccupazioni sulla sorte del Mali, gravemente minacciato dall’invasione di alcuni gruppi terroristici, che, come dimostrano le violente azioni in Algeria, devono essere fermate in breve tempo. Il rischio, per intenderci, è che questi gruppi scatenino un’offensiva con effetti ben più devastanti di quelli portati dagli integralisti di Boko Haram in Nigeria, che sta sterminando le comunità cristiane.

L’appello del ministro degli esteri maliano è una richiesta di aiuto che la comunità internazionale non poteva lasciare inascoltata: “la presa di ostaggi in Algeria è la prova che le forze oscurantiste jihadiste, officine del narcotraffico, si sono installate dappertutto nella nostra regione e per questo dobbiamo fermarle”.

Speriamo nel massimo sostegno da parte della Ue, degli Usa e del Canada. L'Europa non è lontana dal Mali, e il narcoterrorismo è un pericolo considerevole per tutti noi. I francesi non sono soli, sono gli apripista. Senza l'azione della Francia non ci sarebbe più il Mali”, ha aggiunto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius.

Non era una decisione facile. La Francia gioca pienamente il suo ruolo per impedire che il Sahel diventi un santuario del terrorismo. Per impedire la distruzione in poche settimane di un’intera nazione.  Effettivamente, come ha dichiarato la Farnesina, il conflitto, che ha già provocato svariate decine di morti tra ostaggi e terroristi, non si concluderà celermente.