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MARIAM YEHYA IBRAHIM/ Può una madre amare Gesù più del figlio che ha in grembo?

Pubblicazione:sabato 17 maggio 2014

Mariam Yehya Ibrahim (Immagine d'archivio) Mariam Yehya Ibrahim (Immagine d'archivio)

Mariam Yehya Ibrahim ha 26 anni, un figlio di venti mesi e un marito cristiano; sta aspettando un’altro bambino, è presso il termine della sua seconda gravidanza. Qualche mese fa un suo parente la ha denunciata alle autorità sudanesi, che l’hanno rinchiusa in carcere e processata. Condannata alla morte per impiccagione, colpevole di apostasia in quanto di religione cristiana ortodossa come sua madre (il padre musulmano la ha abbandonata da piccola, ma ciò basta a renderla islamica per nascita) più 100 frustate, che avrebbe già ricevuto, perchè adultera (sposare un cristiano non è possibile per una musulmana), il suo non è un matrimonio valido. Nel corso dell'udienza al tribunale di Khartoum il giudice le ha chiesto di rinunciare alla fede per evitare la pena di morte: “Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare, ma tu continui a non voler tornare all'Islam e dunque ti condanno a morte per impiccagione”, ha detto il giudice Abbas Mohammed Al- Khalifa rivolgendosi a Mariam.
Tre giorni di tempo, questo tempo, il nostro tempo di maggio che è il mese di Maria, lei lo porta nel nome; nel grembo invece porta un figlio, a fianco ne ha un altro. Verrà uccisa in modo ignominioso, appesa; forse aspetteranno che si sgravi, quel figlio dentro e quello fuori le verranno tolti ma non riabbracceranno il padre, no, verranno dati allo stato, allevati in orfanotrofio, se maschi, se femmine chissà, non esistono orfanotrofi per bimbe musulmane, non ne vale la pena. Forse qualche anima buona le accoglierà e poi rischieranno lo stesso suo destino. Ma se dice di no, si salverà, si salveranno i suoi bambini.
Ora, io mi sono messa nei suoi panni: io, ripensando a quando ero incinta, il bambino ormai grande che mi scalciava dentro. Davvero avrei come lei...? No, io no. Io avrei pensato, Cristo mio Signore e mio Dio, io ti amo, lo sai che ti amo, ma proprio perché Tu leggi nel mio cuore sai che ti rinnego per finta, che fingo per salvare mio figlio, anzi i miei figli, da un destino terribile; non per la mia vita, in fondo no, non si tratta di me ma di loro, le creature che Tu mi hai donato. Sì, io avrei fatto così. Tutto per loro, per i figli. Il fine giustifica i mezzi; chi mi dà torto si faccia avanti.
Mariam invece ha detto no, a Cristo non rinuncio. Rinuncio a loro che sono Suoi. Lui me li ha dati, a Lui li affido. Io sono Sua. Non sono belle parole, sapete. Sono fatti. Lei lo ha fatto. Lo ha detto: impiccatemi, toglietemi i figli ma non Dio.


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