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COSA C'E' DIETRO GLI ATTENTATI A PARIGI E BATACLAN/ Jean: la crisi dell'Isis in Siria e Iraq

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ATTACCO ALLA FRANCIA: COSA C'E' DIETRO GLI ATTENTATI A PARIGI E BATACLAN? Francia sconvolta, di nuovo sotto attacco, in un modo che nessuno osava immaginare: sette attentati terroristici nella città di Parigi. Un centinaio di persone sono state uccise dai terroristi nel teatro Bataclan; 40 allo Stade de France, mentre era in corso l'amichevole Francia-Germania, a causa di tre esplosioni, di cui una innescata da un attentatore suicida. Altri attacchi, uno a colpi di Kalashnikov davanti a un ristorante del X Arrondissement, e l'altro in Rue de Charonne, nell'XI Arrondissement, hanno causato altre vittime e diversi feriti. Sparavano inneggiando ad Allah, hanno raccontato dei testimoni.
"Lascia esterrefatti come i governi occidentali non abbiano subito realizzato che l'offensiva anti-Isis in Iraq e Siria avrebbe avuto come conseguenza immediata un aumento repentino degli attentati in Europa e negli Stati Uniti" dice a ilsussidiario.net il generale Carlo Jean poco dopo mezzanotte, mentre arriva la notizia che Hollande ha decretato la chiusura delle frontiere e lo stato di emergenza.
Il sussidiario aveva raggiunto Jean già nel pomeriggio di ieri, per un commento — che riportiamo al termine di questo ultimo aggiornamento — agli ultimi eventi bellici nel quadrante di Siria e Iraq, in particolare la presa di Sinjar da parte delle forze curde con il supporto dell'aviazione americana. "L'Isis oggi è in grosse difficoltà nelle sue zone chiave e per mantenere il prestigio che gli procura reclutamenti e finanziamenti aumenterà le azioni all'esterno del califfato". E ancora: "Non è da escludere il pericolo di attentati in Europa, perché l'Isis bisogno di atti eclatanti per mantenere il prestigio agli occhi dei tanti fanatici che lo sostengono in tutto il mondo".

Generale Jean, una previsione che si è rivelata drammaticamente esatta nel giro di poche ore.
Era chiaro, anche se non vogliamo crederlo. Per mantenere alto il suo profilo comunicativo, lo stato islamico doveva fare attentati sui corpi deboli, in particolare in Europa.

E la Francia è un corpo debole?
Sì. Infatti è impossibile, in uno stato democratico e così aperto, proteggere tutti gli obiettivi. Nel momento in cui ne proteggi uno, ne lasci sguarniti altri.

Ma perché ancora la Francia?
Perché verosimilmente in Francia i terroristi sono meglio organizzati. E quindi possono agire subito, quando vogliono. In Italia, per esempio, il controllo è maggiore.

Il Viminale ha innalzato il livello di sicurezza.
Certo, certo. Ma siamo un paese più sicuro anche perché c'è una parte del paese che è in mano alla criminalità organizzata, in cui i terroristi oggi, come le Brigate rosse ieri, non hanno o non hanno avuto spazio. 

A Parigi la situazione è drammatica, il tipo di attacco e il numero di vittime sono senza precedenti. Un'azione che richiama quella di Charlie Hebdo del gennaio scorso, solo molto più in grande.
Il terrorismo è terrorismo. Generalmente lo stato islamico era più orientato sui regimi arabi che non sul nemico esterno, come al Qaeda, ma quando si volge al nemico esterno usa le stesse tecniche e tattiche.

Adesso secondo lei cosa si dovrebbe fare? 



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COMMENTI
14/11/2015 - attaccare dove e con chi (Claudio Baleani)

E' difficile sapere come stanno davvero le cose. Mi pare però che non c'è nessun accordo, neppure tra chi dovrebbe essere d'accordo per forza. Gli americani non voglio lasciare spazio ai russi i quali bombardano soprattutto gli oppositori di Assad e non tanto l'ISIS; come i turchi, che bombardano soprattutto i kurdi. Gli europei sono divisi tra chi vuole cacciare via Assad e Daesh affiancando gli americani (ma non si sa come e soprattutto senza mandare soldati a terra) e quelli che invece vogliono sapere prima quale politica fare e soprattutto non voglio isolare i russi. Il governo italiano è da quest'ultima parte e prima di andare in Siria vogliono il comando in Libia, cosa che né la Francia, né gli Stati Uniti intendono concedere. Intanto gli arabi non intendono andare a risolvere i problemi a casa loro e non metteranno un soldato perché sono con i piedi d'argilla, in particolare l'Arabia Saudita. Solo gli egiziani vogliono fare qualche cosa, ma a casa loro e al massimo in Libia. Intanto vogliono mettere il naso, giustamente, gli iraniani, che gli americani non vogliono e i russi forse. Risultato? Per ora Daesh avrà vita difficile, ma continuerà a scannare la gente. Jean dovrebbe dirci come attaccare e con chi, sperando che non ci si spari tra alleati in predicando. Prima o poi Daesh verrà liquidata. Bisogna aspettare che si mettano d'accordo e ci vorrà almeno un anno e cioè le elezioni parziali americane del congresso del 2016. Intanto continuiamo a bollire.