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TRUMP PRESIDENTE USA / Ecco perché gli americani l'hanno scelto

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Donald Trump (LaPresse)  Donald Trump (LaPresse)

TRUMP PRESIDENTE USA, NEW YORK — Sono tornato giusto in tempo per votare. Si vota di martedì, il primo martedì di novembre ogni quattro anni. Un giorno feriale, un giorno qualsiasi in cui i cittadini devono cavar fuori tra i pochi o tanti impegni il tempo necessario per recarsi ai seggi. Dovreste venire a vedere per capire come funziona. Tutto sembra alquanto approssimativo, da come trovare il luogo fisico dove votare all'identificazione dell'elettore, alla riservatezza del seggio. Con un piccolo fuoco d'artificio tecnologico alla fine perché la scheda non finisce in un'urna, ma in uno scanner che la inghiotte. 

Ho votato verso l'ora di pranzo, a due passi da casa, nella palestra di una scuola dove ho trovato una fila lunghetta fatta di pensionati e casalinghe, cosa comprensibile vista l'ora. Quello che non finisce mai di stupirmi è vedere "l'assortimento umano" di Brooklyn, bianchi, neri, gialli, mediorientali con e senza velo, ispanici… tanti incapaci di dire una sola parola in inglese. Chissà cosa sapranno, cosa avranno capito di questa campagna. Eppure votano come me, e come me se ne tornano a casa con un bello sticker sulla giacchetta: "I Voted", io ho votato. 

Giornata storica, comunque vadano le cose: lei sarebbe la prima donna, lui il primo non politico a diventare Presidente. È stata una campagna lunga, ricca di colpi bassi, gossip e povera di contenuti. Per questo siamo allo stesso tempo col fiato sospeso e annoiati. Nel retropensiero di tutti e nelle parole di tanti non si vede l'ora che sia già domattina e in qualche modo sia tutto finito. Si elegge il Presidente, ma non solo. Occorre un totale di 51 eletti per controllare il Senato, e oggi ci sono 34 seggi in ballo e nel sistema di checks and balances americano il Senato costituisce la chiave di volta per le politiche del Presidente.

Sono le 8 di sera, l'ora in cui i cosiddetti swing states annunciano i loro verdetti. Florida, North Carolina, Ohio, Virginia, Pennsylvania, Michigan storicamente rappresentano l'ago della bilancia: chi li vince si porta a casa la White House. Ma occorrerà attendere lo spoglio totale per poter dire la parola fine. Guardando le contee che ancora mancano all'appello nei singoli Stati l'andamento sembra essere più favorevole alla Clinton, ma si capisce che ancora potrebbe succedere di tutto. Una cosa sono le opinioni e le proiezioni degli esperti, altro quel che la gente ha segretamente scelto. Sono convinto che tanti abbiano votato Trump, ma non lo dicano; se ne vergognano, ma l'hanno fatto.  

Passo ogni cinque minuti da Cnn a Fox, dalla casa dei sapienti democratici sull'orlo di una crisi di nervi a quella dei divisi repubblicani improvvisamente ringalluzziti da questi inattesi risultati. Ma bisogna aspettare, e mentre aspetto ripenso a questi dieci giorni che ho passato in Italia parlando del mio libro (God Bless America, Ed. Sef) rispondendo (anche) a domande sulla politica americana e su queste elezioni. 



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COMMENTI
09/11/2016 - Risposta che aggiungo (ALBERTO DELLISANTI)

Riro Maniscalco, sempre interessante e piacevole a leggersi, oggi rinuncia a parlarci del perché gli Americani abbiano votato Trump. Limitandosi a riferire la sua sorpresa, e a dire che molti hanno mantenuto un riserbo nel rispondere a orde di sondaggisti. Che poi molti si vergognassero ad esplicitare il proprio intento è cosa alla quale non credo proprio. Diverso è parlare di riserbo, di fronte ad una scelta di rottura come è quella di apporre la croce su un Trump, invece che sulla super raccomandata Clinton. Raccomandata fino alla over dose. E non potevano che sballare, vista la consapevolezza, diffusa, sui guasti creati nell'ultimo quarto di secolo (e con la forte accelerazione degli ultimi dieci anni) nella politica sia interna sia estera dai Clinton, da un Busch, dagli Obama, dagli Ashton Carter ecc ecc. Un voto di rottura, di richiesta di grandi cambiamenti, è detto ai quattro venti da robuste minoranze che si esprimono. Non da una maggioranza silenziosa. Per il resto sottoscrivo le parole del signor Crippa.

 
09/11/2016 - La risposta (Giuseppe Crippa)

Che Trump sia stata la risposta degli americani a questioni vere è ormai un dato di fatto, che sia la risposta sbagliata avremo quattro anni per vederlo.