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Lavoro

CONTRATTI STATALI/ Aumento stipendi: nuovi concorsi e assunzioni nella Pa (ultime notizie)

Contratti statali, ultime notizie di oggi 13 ottobre 2017: aumenti e rinnovo stipendi Pa, il rinnovo in Manovra ha ancora 3 miliardi di euro in "disavanzo". La critica di Anief e i conti

Contratti statali, Ministro Economia Piercarlo Padoan (LaPresse)Contratti statali, Ministro Economia Piercarlo Padoan (LaPresse)

La Pubblica Amministrazione impegnata per il rinnovo dei contratti statali e per l’aumento degli stipendi porta avanti il discorso parallelo per cercare e implementare la macchina statale con nuovi innesti e nuovi possibili futuri: gli ultimi due Dpcm pubblicati dal ministro Marianna Madia portano nuove 7900 assunzioni per il 2018 all’interno della Pubblica Amministrazione. Il numero di nuovi ingressi verrà suddiviso in questi termini, con 2300 posti che verranno distribuiti tramite nuovi concorsi nelle varie aree della PA, mentre i restanti andranno tramite nuove assunzioni attese da anni. Come spiega l’Adnkronos, la maggior parte delle nuove leve arrivano con le forze dell’ordine che vedranno 5.149 nuovi ingressi: in particolare nei Carabinieri sono previste 2.033 assunzioni, 1.032 nella Polizia, 1.090 nella Polizia penitenziaria, 619 nella Guardia di Finanza e 375 nei Vigili del Fuoco. 

MANOVRA, MANCANO ANCORA 3 MILIARDI

Come annunciato dall’esclusiva del Sole 24 ore, nel conteggio per il rinnovo generale e decisivo dei contratti statali, mancano ancora 3 miliardi per poter arrivare ad una completa e necessaria rivalutazione di tutti i contratti pubblici nella PA. È infatti complesso e difficile trovare a breve quei “tre miliardi per arrivare ai 5 totali” che si ritiene siano necessari per il rilancio dei contratti del pubblico impiego, e non solo per gli statali, ai quali sarebbe sufficiente una cifra di soli 2,9 miliardi. Garantire gli aumenti medi da 85 euro costa infatti 1.529 euro all’anno per dipendente. Va ricordato infatti che la scorsa Legge di Bilancio aveva messo sul piatto solo 300 milioni di euro, a cui però sono stati aggiunti quest’anno 900 milioni per arrivare ad un quadro minimo di rinnovo del contratto: come spiega il quotidiano economico milanese, «in un panorama iniziale da 20 miliardi dedicati per l’8o% al blocco degli aumenti dell’Iva, i tecnici sono al lavoro per cercare almeno 1,7 miliardi, a cui vanno aggiunti i fondi (100-200 milioni) per evitare che gli aumenti cancellino il bonus da 8o euro e quelli per completare la ricostruzione di carriera di militari e forze dell’ordine».

CONTRATTI STATALI, ANIEF: “GLI AUMENTI ANCORA NON VANNO”

Lo stesso giorno in cui il Governo ha garantito nella prossima Manovra Economica che per il rinnovo dei contratti statali sono salvi tutti i bonus Renzi da 80 euro per le fasce di reddito a rischio (quelle cioè che con l’aumento previsto dalla riforma Pa avrebbero rischiato di perdere il bonus voluto dal Governo Renzi), arriva l’ennesima polemica e critica da parte del sindacato Anief implicato soprattutto per il mondo della scuola e dei dipendenti Miur. «Niente aumenti a pioggia: dopo nove anni di stipendio fermo, arriva un aumento irrisorio, appena 85 euro lordi nella migliore delle ipotesi, che per molti rischia seriamente di diventare una mancia. È quanto si evince dalle ultime dichiarazioni della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli», scrive in una nota ieri il giovane sindacato contro la scelta del governo Gentiloni. Secondo l’Anief infatti «si stanno preavvisando centinaia di migliaia di lavoratori della scuola e dello Stato che dopo quasi un decennio di stipendio fermo riceveranno aumenti inferiori ai 40 euro. Significa che si recupererà una parte ancora più piccola del valore perso dal loro stipendio, quindi nemmeno lontanamente riusciranno a pareggiare il costo della vita che negli ultimi tempi ha sovrastato le loro buste paga di quasi il 15 per cento». La richiesta finale del direttivo Anief è proprio rivolta al personale del mondo scuola e della Pa: «inviare una specifica diffida in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci nuovamente sullo sblocco dell’indice dell’IVC. Il contratto può non essere firmato in attesa che il Governo trovi i soldi, ma l’articolo 36 della Costituzione impone un adeguamento parziale degli stipendi all’aumento dell’inflazione programmata e reale».

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