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ECLISSI SOLARE/ Quando è la Terra (o Saturno) a nascondere il Sole

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ECLISSI SOLARE. Chi legge probabilmente si starà preparando per seguire dal vivo lo spettacolo dell’eclissi solare di primavera; o forse avrà già potuto ammirare un evento che, seppure abbastanza universalmente compreso nei suoi meccanismi astronomici, quando accade e viene "incontrato" direttamente è sempre una novità e genera un contraccolpo che supera ogni spiegazione. È un’esperienza che va vissuta personalmente e che nessun resoconto può sostituire completamente. Le spiegazioni possono però arricchirlo e potenziare l’esperienza, proponendo alcune risposte alle tante domande che una visione attenta e curiosa vedrà sorgere.

Così, aumenterà la sorpresa sapere che il verificarsi del fenomeno non è dovuto semplicemente al fatto che la Luna si interpone tra noi e il Sole: se fosse solo questo, si dovrebbe avere un eclissi solare ad ogni novilunio; il che non avviene. Il fatto è che il piano dell’orbita lunare non si sovrappone a quello dell’orbita terrestre (cioè al piano dell’eclittica) ma è inclinato di 5° 9’ rispetto a quest’ultimo. Gli astronomi hanno chiamato la retta di intersezione tra i due piani "linea dei nodi": perché ci sia un’eclissi, cioè Terra Sole e Luna siano allineati, i tre corpi devono trovarsi sulla linea dei nodi e ciò si verifica solo qualche volta nell’arco dell’anno.

La meraviglia potrà aumentare anche sapendo che l’avvenimento delle eclissi di Sole non è un fenomeno osservabile soltanto dalla Terra. Se ci mettiamo in una prospettiva più ampia, come può essere quella di viaggiatori interplanetari, non è difficile rendersi conto che altri oggetti, oltre alla Luna, possono nascondere la vista del Sole, parzialmente o totalmente. La stessa Terra può diventare, per chi si trovasse al di là della sua orbita, fattore di occultamento del disco solare; anche questo è già diventato esperienza: ma solo per pochi fortunati, come alcuni astronauti.

Il primo evento del genere, ben documentato da suggestive immagini, si è manifestato 46 anni fa sotto lo sguardo stupefatto dell’equipaggio dell’Apollo 12 che stava rientrando a Terra dopo aver toccato il suolo lunare. Era la sesta missione con equipaggio del progetto Apollo ed era partita da Cape Canaveral il 14 novembre 1969, a pochi mesi di distanza dalla precedente missione che aveva raggiunto lo storico traguardo dello sbarco sulla Luna. Nel clima di euforia che animava quei giorni, un trio di astronauti scanzonati e sicuri di sé - Charles ‘Pete’ Conrad, Alan L. Bean e Richard F. Gordon – erano stati proiettati da un razzo Saturn V verso il nostro satellite e, giunti nella sua orbita, Conrad e Bean erano scesi col Modulo Lunare fino al suolo per poi compiere ciascuno due passeggiate lunari di quasi quattro ore l’una.

L’Apollo 12 è ricordato per alcuni primati raggiunti e per alcune vicende singolari. La partenza è stata burrascosa: sotto un furioso temporale, il Modulo di Comando e Servizio veniva colpito da due fulmini, che mettevano fuori uso qualche componente. Ma non sono bastati per frenare lo slancio e il desiderio di duplicare il successo di Armstrong e Aldrin. Così il viaggio è proseguito e l’Apollo 12 è stato il primo a compiere un allunaggio di precisione, nella regione dell’Oceano delle Tempeste.



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COMMENTI
20/03/2015 - Luzi (roberto castenetto)

Che ordine nell'universo e nel pensiero che lo pensa. Dopo l'affronto, dopo la periodica contesa vengono luce e tenebra a una breve tenebrosa coincidenza. Dura poco lo sgomento dei viventi, poco però assai più a lungo del letale anneramento. Prendono nuovamente vita e luce al rifulgere del loro spaventoso zero. Tripudiano. Pure com'è difficile cacciarlo l'ipotetico pensiero che l'ombra dell'umano oscuri, luce nera, la luminosità solare dell'essere e che un giorno una cimosa astrale vi passi sopra definitivamente e splenda. Difficile, ma spero di tenerlo a bada, devo. Tutti noi dobbiamo. (Mario Luzi, Un minuto nel tempo, 1999)