Come abbandonare il reddito di cittadinanza

- Pietro Marzano

Al Sud il reddito di cittadinanza ha funzionato come un oppiaceo che ha contenuto rabbia e disagio erogando soldi a pioggia. Ora però bisogna disintossicarsi

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Luigi Di Maio esulta dal balcone di Palazzo Chigi il 27 settembre 2018 (LaPresse)

Il reddito di cittadinanza ha funzionato come un oppiaceo che ha contenuto rabbia e disagio erogando soldi a pioggia. Ora però bisogna disintossicarsi

Con lentezza il Paese sta riprendendo il suo ritmo uscendo da un letargo forzato con la speranza che sia una ripartenza definitiva. In questi mesi di fermo obbligato di tante attività il corpo economico si è atrofizzato, abituato ad una nuova velocità. Ci vorrà tempo perché riprenda a correre e torni ai livelli pre-crisi. I più ottimisti vedono ormai nel 2023 l’anno del pareggio con i dati del 2019, e questo se i piani del Governo produrranno gli effetti attesi.

Durante questo periodo a freno tirato molto è accaduto nella società del Mezzogiorno. In parte si è preso atto dei limiti di parte della politica che culturalmente aveva imposto una lettura distorta del rapporto Nord-Sud facendosi beffe della richiesta di equità nella distribuzione dei fondi, richiesta che molti avevano avanzato al tempo del regionalismo differenziato. Un tentativo di arricchire i territori ricchi senza tener conto delle ragioni costituzionali e politiche che impedivano di allargare il divario. Quelle posizioni sono ormai sepolte, seppur sotto la cenere, ma sono giustamente sparite dal dibattito. È stata l’Europa a seppellirle ed a porre il Mezzogiorno al centro dei suoi obiettivi, riuscendo a far virare il Paese verso una visione attenta alle dinamiche sociali ed economiche del Sud.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è così sostanzioso soprattutto perché si vuole recuperare lo svantaggio tra il Mezzogiorno ed il resto d’Europa e di questo sta beneficiando l’intero Paese, che potrà crescere grazie ai fondi che sono stati stanziati per raggiungere questo obiettivo. È una necessità, quindi, avere il Mezzogiorno al centro della riflessione, anche e soprattutto per convenienza, perché porterà beneficio a tutto il sistema economico occuparsene.

Al contempo il Mezzogiorno ha visto in faccia i suoi limiti. Dalla carenza di infrastrutture alla sanità, con poche grandi eccellenze ma tanta inefficienza e spreco diffusi. Al contempo il Mezzogiorno ha superato questa fase drammatica anche grazie ai generosi sussidi erogati. Non alle imprese o alle professioni, ma ai cittadini direttamente attraverso il reddito di cittadinanza. La misura ha funzionato come un efficace oppiaceo che ha contenuto rabbia e disagio erogando a pioggia e senza quasi controlli un reddito a tantissimi residenti del Mezzogiorno. La misura ha ormai creato un effetto di assuefazione sociale che sarà però difficile vincere.

Molte scelte individuali sono condizionate dal presupposto di non perdere questo beneficio o dal paragone tra il reddito ottenuto e l’ipotetico guadagno offerto da un lavoro. Non è raro che si senta sempre più in giro la lamentela che per lavori non altamente qualificati, ma comunque importanti per la filiera produttiva, non si trovi manodopera. La differenza tra guadagnare 1.000 euro lavorando 40 ore a settimana o 700 euro senza far nulla è palese a tutti. Il piccolo margine in più viene eroso dai costi, dai trasporti e dalle spese in generale nonché dalle imposte che inducono i percettori del reddito di cittadinanza ad accogliere preferibilmente offerte per il lavoro non regolare da aggiungere al reddito percepito.

Se ne parla nei territori, tra datori di lavoro e tra cittadini. E forse è il momento che se occupi la politica.

Questa droga ha fatto leva su due fragilità. La prima è la diffusione del lavoro sommerso connesso a paghe basse nei settori del turismo e dell’agricoltura in particolare. Il sistema del sommerso, diffusissimo, non offre per questi impieghi retribuzioni adeguate, spesso talmente basse da entrare in competizione diretta per valore con il sussidio del reddito di cittadinanza. La seconda è la scarsa professionalizzazione di intere generazioni di cittadini con una bassissima scolarizzazione e formazione professionale. Così spesso il lavoro non riesce ad offrire né un reddito sufficiente né un’occasione di crescita. Se almeno si fosse collegato alla percezione del reddito un’attività obbligatoria di riqualificazione professionale o di recupero alla quotidianità del lavoro, l’effetto di questa droga si sarebbe mitigato.

Ora non resta che decidere se questo strumento debba essere abolito di fatto, riconducendolo a sussidio solo per gravi situazioni di indigenza sociale, o se se si debba riformarlo tentando di renderlo non competitivo con il lavoro.

Entrambe le soluzioni possono funzionare solo se si consentirà davvero a chi lavora nel Sud un’esistenza libera e dignitosa attraverso le ore di lavoro che i contratti collettivi prevedono e se, quindi, si riuscirà a dare dignità al lavoro facendo crescere il sistema delle imprese meridionali. Accanto a questo si dovrà mettere mano alla trappola fiscale che invita i soggetti a non palesarsi al fisco se non entro certi limiti di reddito, molto bassi, per continuare a fruire, seppur indebitamente, di sgravi e sconti nei servizi essenziali, dalle mense ai ticket sanitari. Il reddito di cittadinanza va sconfitto perché conviene avere più lavoro e meno sussidi nel futuro del Paese e del Mezzogiorno, abbandonando questa misura nel passato pandemico, relegandola ad un espediente per contenere il disagio sociale in un periodo di grande difficoltà.

Non sarà semplice. I numeri suggeriscono di rifinanziare la misura e di mantenere così il consenso in tante aree del Paese che ne hanno abbondantemente beneficiato, la politica concreta suggerirà di tenere i controlli bassi per foraggiare indirettamente il proprio elettorato ma, così facendo, l’assuefazione sarà maggiore e il tempo per affrontare questo tema molto, troppo lungo. Draghi ha in mano il dossier e sa che senza le politiche attive per incentivare il lavoro il suo piano non produrrà effetti. Sa che questo tema è un perno di una delle forze della sua maggioranza ma è consapevole, come ha spesso dichiarato, che il Mezzogiorno è la risorsa strategica più importante a cui guardare per i prossimi anni.

Se vorrà che il suo progetto riesca, dovrà portare fuori dal guado di queste contraddizioni il Paese ed il Mezzogiorno. Altrimenti la lentezza della ripresa si trasformerà in un blocco difficile da superare.

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