A SCUOLA IL 14 SETTEMBRE?/ I ritardi che nascondono i calcoli sbagliati degli adulti

- Patrizia Ciava

Ieri Azzolina ha detto che proporrà alle Regioni il 14 settembre come data di riapertura delle scuole. Ritardi e paure non all’altezza di un paese avanzato

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LaPresse

Sono stati rinchiusi per 62 giorni, incollati per ore allo schermo di un tablet o di un computer, privati della compagnia dei loro coetanei, colpevolizzati se osavano mettere il naso fuori di casa, e ora esperti sono al lavoro per assicurare che questi bambini e adolescenti rimangano socialmente distanziati al loro rientro in classe, tra 3 mesi, per garantire una “ripresa dell’anno scolastico in sicurezza”.

Ma in sicurezza per chi?

Tutti i medici e gli esperti sono concordi nell’affermare che i pazienti giovani presentano generalmente sintomi lievi, se non assenti del tutto, e guariscono in poco tempo.

Persino Roberto Burioni, il più allarmista tra i virologi, ha ammesso che il pericolo per i giovani di contrarre una forma grave della malattia da Covid-19 è praticamente inesistente. Parlando dei tempi di attesa per un vaccino, nella trasmissione di Fazio Che tempo che fa, Burioni aveva, infatti, ipotizzato di infettare volontariamente dei volontari per testare i vaccini. “Si prendono dei giovani sani, che non dovrebbero soffrire grande danno dall’infezione, si vaccinano e poi si prova a infettarli. Se questo venisse eticamente accettato noi potremmo ridurre l’attesa a pochi mesi”.

Certo, nessuna vita umana è sacrificabile, ma se riportiamo questa eventualità nell’ambito delle fredde cifre delle statistiche ci accorgeremo che in tutta Europa si contano solo 3 vittime di coronavirus sotto i 20 anni, una bambina di 12 anni, già affetta da gravi patologie, a Bruxelles e due adolescenti in Francia e in Portogallo. In Italia, dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità si contano 0 decessi nella fascia di età 10-19.

Le principali cause che mettono a repentaglio la salute e la vita di bambini e adolescenti sono altre. Secondo le statistiche sanitarie leucemie e tumori rappresentano la prima causa di mortalità  dopo il primo anno di vita. Mentre per i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, gli incidenti stradali sono la prima causa di morte. Si stima, in particolare, che quasi il 30% dei decessi sia dovuto ad incidenti alla guida di ciclomotori  e che il 22% degli accessi al Pronto Soccorso per incidente stradale riguardi ciclomotoristi. Eppure nel nostro Paese sei giovani italiani su dieci continuano ad utilizzare il motorino e nessuno si è mai sognato di vietarne la guida per motivi di sicurezza.

Purtroppo, anche il suicidio è assai frequente in tale fascia di età e troppo poco viene fatto per prevenire e riconoscere i primi segnali di disagio e disturbi della sfera psico–emotiva tra gli adolescenti.

In base alle statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità, l’età media dei pazienti deceduti per/con coronavirus è di 78 anni per gli uomini e di 82 anni per le donne, di cui 98% affetti da altre patologie, e l’età media dei contagiati suscettibili di contrarre la malattia da Covid-19 è di 62 anni.

Di conseguenza, si deduce che le misure di distanziamento sociale allo studio della task force del ministero dell’Istruzione, da implementare nelle scuole a livello nazionale, mirano a proteggere essenzialmente il corpo dei docenti – tra i più anziani d’Europa – e i nonni degli alunni (se li hanno), dato che i genitori sono mediamente troppo giovani per essere a rischio di sviluppare sintomi gravi della malattia.

In pratica, si pretende che bambini e adolescenti si sacrifichino e rinuncino alla socialità, al divertimento e alla spensieratezza della loro età per salvaguardare gli anziani. E chiamiamo loro egoisti se non si attengono alle regole! 

Ma quanti professori, genitori e nonni sono davvero disposti a chiedere ai loro alunni, figli e nipoti di rinunciare a vivere per la loro paura di morire?

Pochi, a giudicare dalle proteste e dalle manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia nei giorni scorsi, contro le misure ipotizzate dalla squadra ministeriale.

Ora che il decreto scuola è diventato legge, sono sul piede di guerra in attesa delle linee guida per il rientro in classe il 14 settembre, di cui si sono avute alcune anticipazioni, come l’obbligo del distanziamento fisico e l’uso delle mascherine, durante le lezioni e per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici, per gli alunni sopra i 6 anni. Quest’ultimo è il punto più controverso e molte mamme stanno pensando addirittura a scelte alternative, come l’home schooling.

L’altra proposta che ha scatenato l’indignazione di genitori e alunni è quella di installare gabbiotti in plexiglas sui banchi. Anche se la ministra Azzolina ha precisato di non aver mai preso in considerazione tale ipotesi, alcuni presidi solerti hanno lanciato l’iniziativa. La foto dei banchi incorniciati dagli schermi protettivi del Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo, ideati dal preside Cesare Botti, hanno fatto il giro del web suscitando reazioni di sdegno.

Queste misure risultano ancora più incomprensibili alla luce del sempre più diffuso ottimismo di numerosi medici, virologi ed epidemiologi che, sulla base di osservazioni cliniche e di ricerche, ritengono ormai il coronavirus clinicamente poco rilevante, persino nella regione più colpita come la Lombardia, come ha dichiarato Alberto Zangrillo, direttore dell’unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Anche il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, lui stesso medico chirurgo, ha riferito di aver parlato con diversi medici i quali confermano che da diversi giorni non si registrano più casi gravi e ricoveri nelle terapie intensive.

Quindi l’adozione di misure di distanziamento sociale per il rientro a scuola si basa unicamente sul pronostico di una possibile seconda ondata di contagi a settembre.

I media, ovviamente, sfruttano il momento e cercano di destreggiarsi tra titoli allarmisti e contenuti più obiettivi: la seconda ondata è praticamente sicura, ma anche no, sarà a settembre, o forse a dicembre, con l’arrivo del freddo, oppure forse all’inizio del 2021; sarà un’ondata paragonabile a quella prodotta da una forte influenza, ma potrebbe anche avere complicanze importanti… eccetera. Per essere poi costretti poi ad ammettere che “non si può prevedere con certezza. Abbiamo a che fare con un virus nuovo, che ha un comportamento sorprendente”.

Insomma, più che una previsione sembra una premonizione. E se è stata fatta dallo stesso comitato tecnico–scientifico che aveva elaborato la famosa proiezione dei modelli epidemiologici prevedendo 150mila ricoveri in terapia intensiva entro l’8 giugno, possiamo stare abbastanza tranquilli.

“Chiunque si possa permettere di dire ‘ci sarà una seconda ondata a ottobre o a dicembre’ dice cose che non hanno senso da un punto di vista scientifico, è come dire che a Sant’Ambrogio a Milano nevicherà” ha commentato il prof. Zangrillo. E Massimo Galli, primario del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, nel corso della trasmissione L’aria che tira, su La7, ha confermato: “Sulla non prevedibilità della seconda ondata sono sostanzialmente d’accordo con l’amico Zangrillo”.

È lecito chiedersi a questo punto se le misure che il Governo intende adottare nelle scuole italiane avranno carattere permanente, in attesa di una eventuale seconda ondata che potrebbe non arrivare mai. Se è così, si prospetta un futuro cupo per le nuove generazioni, in cui il semplice riunirsi con gli amici e i contatti fisici, come abbracci e strette di mano, saranno banditi e pian piano dimenticati per creare una umanità sempre più sola, disunita e priva di empatia.

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